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Di Paolo Giansiracusa
Gli scavi di Paolo Orsi eseguiti, all’inizio del secolo in diversi punti dell’isola hanno confermato la presenza dell’elemento siculo alla luce diverse tracce di un insediamento preesistente alla colonia greca. I reperti più significativi furono messi in luce nel perimetro del Palazzo Arcivescovile ed in prossimità della Fonte Aretusea, nel perimetro della Casa Politi.
Le tracce di un abitato siculo nei pressi della fonte Aretusea hanno una rilevante importanza per la comprensione della successiva città greca.
La fonte con le sue risorse idriche rappresenterà infatti anche per i colonizzatori greci un punto di riferimento obbligatorio e quindi un elemento guida dello sviluppo urbanistico della città-ellenica.
Il tracciato viario attualmente ricadente sulle vie Cavour, Landolina, Picherali deve infatti ritenersi un segno viario di origine sicula confermato dai colonizzatori greci.
Ma non solo la fonte costituiva la parte di elemento guida nella distribuzione urbanistica della città sicula e poi greca; c’è infatti da tenere in giusta considerazione, anche la chiave difensiva dell’isola e dell’intera . baia siracusana: il promontorio attualmente qualificato con le strutture sveve del Castello Maniace.
Le due estremità dell’isola Ortygia e del PIemmirio costituivano la porta obbligatoria di ingresso al Porto Grande, necessariamente dunque fin dal primo insediamento abitato dovevano essere caratterizzate quanto meno da un punto di vedetta.
Considerata la posizione del promontorio di Ortygia con l’ingresso dell’isola, che sicuramente come ha supposto il Mauceri (Luigi Mauceri, 1928) doveva ricadere dietro l’attuale palazzo delle Poste collegandosi ad una muraglia che doveva arriva nella zona dell’Arsenale allo sbarcadero S. Lucia, è facile pensare che lo scoglio fosse diviso in due parti circa uguali da un sentiero diretto che dall’ingresso arrivava al promontorio.
II sentiero fu riconfermato dai greci i quali lo elevarono all’importanza, di via principale conferedogli già fin dal secolo VII il carattere di via sacra.
La via, attualmente ricadente nell’asse urbano della via Dione e dalla via Roma (di quest’ultima solo una parte del secondo tratto), servì infatti per l’imperniazione delle due aree sacre dell’Artemision e dell’Athenaion.
Ancora oggi, con una giusta eliminazione ideale delle trasformazioni apportate dalla lunga stagione medievale, è possibile notare l’allineamento perfetto esistente tra il Tempio dorico arcaico di Apollo ed Artemide e quello lievemente più antico di Atena (attualmente nascosto sotto il perimetro del palazzo del Senato ed in parte anche sotto l’attuale via Minerva).
La via Sacra fu confermata tale anche dai gamori e dai diomenidi i quali nelle modifiche e ricostruzioni dell’Athenaion rispettarono sempre l’allineamento precedente.
Anche il terzo tempio dedicato ad Athena quello fatto costruire da GeIone neI 480 a.C. per festeggiare la vittoria di Imera, rispetta infatti l’originario allineamento stradale.
Le due aree sacre erano rivolte verso la strada, i templi greci sono infatti orientati ad oriente e, da considerazioni personali sulle proporzioni e le dimensioni ne deriva che da tale Iato presentavano i fronti leggermente arretrati rispetto alle schiere degli altri edifici.
A quest’asse, che può considerarsi il cardo della città greca, furono attestati sia ad oriente che ad occidente dei quartieri planimetricamente regolari.
Ancora oggi i quartieri della Giudecca e dei Bottari presentano delle caratteristiche urbanistiche che consentono di leggere nel loro tessuto viario le insulse dell’antica città greca.
Anche in questo caso bisogna evidentemente tener debito conto delle trasformazioni avvenute nel tempo.
Cito per tutti il caso della via Del Collegio la quale nacque per traslazione di una via più antica allorquando fu abbattuta la chiesetta, di San Giuseppe dei Bottari per costruire il complesso gesuitico.
La vecchia strada, appartenente al tracciato viario greco, è dunque coperta dall’attuale chiesa.
L’accenno ad una vecchia strada,occlusa dopo il terremoto del 1693, c’è anche nel ronco dell’isolato compreso tra Ia via dell’Amalfitania e via GemmelIaro.
Si tratta di trasformazioni che, attraverso una attenta analisi di vecchie planimetrie, di vecchi catastali e di altro materiale iconografico, e archivistico, è facile individuare e rilevare in tutto il territorio dell’isola.
Con la conquista romana (212 a.C.) l’impianto greco, dovette essere sottoposto ad una revisione urbanistica e forse in concomitanza con le nuove teorie sulla ventilazione, l’aerazione, il soleggiamento, la circolazione, ecc. la città dovette subire delle trasformazioni ancora leggibili nell’asse viario determinato dalla via dell’Amalfitania e della via della Maestranza il quale dovette avere la funzione di decumano maggiore.
Altri tracciati modificati ed in parte creati dai romani possono essere identificati nei decumani minori di via Resalibera, via Mirabella, via Larga.
L’intervento romano fu comunque più incisivo extra-moenia nell’area compresa tra il foro ed il ginnasio.
Nel Medioevo l’importanza politica della città ebbe una notevole riduzione ed il perimetro urbano si restrinse al punto da occupare solo l’isola di Ortygia.
La Pentapoli che al tempo di Dionisio poteva vantare urta recinzione urbana di 27 km. nella stagione medievale perse l’importanza acquisita durante il periodo classico.
Fuori le mura rimasero solo poche costruzioni e queste quasi tutte di natura religiosa.
Si trattava in genere di monasteri e di chiese di antichissima origine sui quali non è stato ancora terminato uno studio che analizzasse la loro relazione con il territorio, la campagna e la città.
Intra-moenia l’architettura fu spesso sottoposta a dure prove e ciò a causa degli incendi, dei saccheggi, dei terremoti, ecc, Ogni evento ebbe la funzione di complicare l’ordine razionale dell’architettura e dell’urbanistica precedenti.
Nei quartieri più popolari (quelli dei pescatori e degli artigiani) le trasformazioni furono più accentuate ed il groviglio architettonico è, ancora oggi di non semplice lettura.
Nel Medioevo nell’isola andò generandosi una sorta di settorizzazione di tipo sociale la quale determinò una singolare gerarchia di valori architettonici ancora oggi evidente.
I due assi principali della città con la loro intersezione cruciforme determinarono quattro grossi settori urbani a loro volta caratterizzati da sub-settori i quali svolgevano un ruolo specifico nel complesso civico.
Paolo Giansiracusa
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5 commenti a “123- E’ sera sulla divina Ortigia”
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Questa non è sicuramente una silhouette
ed è molto ben realizzata. Bravo Antonio, e grazie per la visita
alla mia galleria. ciao e buona serata
Grazie Jet, tra gentiluomini ci si capisce alla fine.
Buon concorso
bella foto complimenti
bella la foto, per la descrizione mi son fermata alle 10 righe, visto l’orario.
Grazie ragazzi, mi rende felice poter essere utile a contribuire attraverso le immagine e gli scritti a far conoscere la mia città e d’intorni, felice notte a te yuna