Risultato voto a scrutinio: 24.13 (Scrutinio: 534°; Totale: 4538°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 6/14 (43%); 2° = 8/14 (57%); 3° = 14/31 (45%); 4° = no;
L’alta scogliera e il mare che contornano l’antica Akradina, città della pentapoli, e, sulla destra i resti delle antiche fortificazioni.
Akradina era un tempo abitata da nobili e ricchi siracusani e subì la stessa sorte delle altre città della pentapoli, sopra tutto dal famigerato Verre, Pretore romano:I Pretori spediti in Sicilia pareva obbedissero ad un unico e comune istinto: la cupidigia; depredavano, intimidivano, impoverivano, uccidevano. Fra costoro certamente il posto d’onore spella a Verre che nel 77 a.C. raggiunse la Sicilia con tutta la famiglia ed uno stuolo di cortigiani e soldati.
Non esisteva oggetto di valore che non attirasse la sua attenzione: spogliò case ed edifici pubblici di ogni cosa: statue, monili, vasellame, argenteria, abiti. Mise le mani sui tesori dei templi, spogliò le statue di ogni oggetto che avesse un minimo di valore, portò via vasi di terracotta e di bronzo, quadri. Rovinò centinaia di cittadini benestanti con l’aiuto di censori che egli stesso nominava.
II malgoverno di Verre durò fino al 74 a.C. quando, per normale scadenza del mandato, fu sostituito da L. Metello al quale pervennero le lamentele sulla gestione di Verre: centinaia di Siracusani erano ancora chiusi nelle carceri per non avere potuto pagare o semplicemente per avere tentato di protestare.
Metello, diligentemente, trasmise le denunce a Roma, da dove, per una raccolta completa di dati e prove, furono inviati Marco Tullio Cicerone ed il fratello Lucio.
A Roma Cicerone espose ogni cosa con la veemenza e la incisività universalmente riconosciutegli nelle Verrine. A proposito del tempio di Atena, racconta che era stato spogliato “fino a farlo sembrare devastato non da nemico in guerra ma da una banda di selvaggi pirati “.
Impaurito, Verre sparì da Roma, prima ancora che venisse letta la sentenza. I Siciliani furono risarciti, ma delle opere d’arte sparite non si vide l’ombra.
I piccoli proprietari terrieri, irrimediabilmente rovinati, per pagare i debiti contratti in quegli anni, furono costretti a vendere le loro terre a ricchi forestieri che provenivano da Roma. Nacque il latifondo che porterà gran parte delle terre della Sicilia (già granaio di Roma) a restare incolte e mal sfruttate. Gli ex ricchi si dettero al banditismo nei folti boschi dell’isola.
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