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Foto Borgone Susa:
2012, 2009, 2008
Panorama di Borgone di Susa
Panorama di Piazza del Comune e cippo ai Caduti di tutte le guerre

Borgone Susa è situato in Piemonte in Provincia di Torino. Il 6 dicembre si festeggia il Patrono, San Nicola. Tra gli edifici religiosi: Chiesa Parrocchiale di San Nicolao; Cappella di San Valeriano.

Confina con i comuni di: Condove, San Didero, Sant'Antonino di Susa e Villar Focchiardo.

E' a circa trentanove chilometri da Torino.

Indice

Ritratto della Città

La parrocchiale di San Nicola

La piccola città di Borgone di Susa si situa sulla sponda sinistra della Dora Riparia. Recenti ritrovamenti archeologici hanno portato alla luce reperti risalenti al Neolitico e all'età del bronzo. Di epoca romana sono invece alcune stele funerarie e raffigurazioni antropomorfe. Documenti ufficiali attestano che nel medioevo Borgone divenne feudo di alcune importanti dinastie del torinese, tra questi si ricordano i discendenti di Olderico Manfredi, dei Beauvoir e dei Roero.

L'economia di Borgone è stata basata, per ben tre secoli, sull'agricoltura ancora florida nei giorni nostri grazie alle ottime condizione climatiche del territorio. Altra importante attività economica della città consiste nell'estrazione di granito, molto utilizzato per la costruzione il restauro di importanti monumenti. Nel dopoguerra si registrò un arresto dell'attività.

Il Santo Patrono, Nicola (nato a Patara nel 270 circa e morto a Myra il 6 dicembre 343?) è stato il Vescovo di quest'ultima località sita in Licia (oggi Demre, nella parte anatolica della Turchia). Protettore dei bambini e dei marinai ed in generale di chiunque si trovi in circostanze sfavorevoli è noto anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus) ed in Italia a quello di Babbo Natale.

Frazioni

  • Achit
  • Chiampano
  • Chiantusello
  • Gandoglio
  • Losa
  • Molere
  • San Valeriano

Personaggi Illustri

  • Augusto Abegg
pioniere di primo piano nel mondo dell'industria piemontese. Nato a Zurigo, nel 1861, proveniente da una famiglia attiva nel settore tessile che aveva interessi anche al di là delle Alpi prese la via del Piemonte, scegliendo il più capace settore cotoniero. Dopo precedenti esperienze maturate a Lanzo e a Rivarolo, nel 1906 fondò (insieme a Emilio Wind) la “Società cotonificio valle di Susa”, che presto espanse la sua attività . Le innovazioni introdotte da Abegg risiedevano in una particolare economicità di gestione ottenuta in virtù di un'esatta definizione delle mansioni, che avevano a sua volta influenza sull'incremento delle produzioni e sull’espansione industriale. Morì a Torino a 63 anni .

Da Vedere

Cappelle della Frazione San Valeriano
L'ex cappella è di epoca romanica (XI-XI secolo), a pianta rettangolare, con piccola abside illuminata da tre monofore. All'interno, nell'abside, sono visibili le tracce dell'affresco raffigurante il Cristo Pantocratore.
L'attuale cappella, ai piedi della montagna, non presenta particolari caratteri architettonici; si presume sia antecedente alla seconda metà del 1600. Incorporata nella cappella ve n'è un'altra, in primitivo stile romanico che risalirebbe all'inizio dell'anno 1000. La cappella possedeva anche tre statue lignee del 1400 rappresentanti San Valeriano, Tribuzio e Cecilia. Nella cella campanaria vi è una piccola campana, fusa e dedicata alla Vergine, nel 1811.
Villa Montabone
Villa Montabone, sede del municipio
Oggi l'edificio è sede del comune. La sua costruzione risale al 1600. Si erge su due piani preceduti da una scala in pietra. Entrambi i livelli hanno importanti caratteristiche. Nel primo vi sono cinque arcate a tutto sesto. Nell'altro, invece, vi ritroviamo ampie finestre racchiuse da due paraste.Al piano rialzato si trovano i saloni di ricevimento (ora adibiti ad uffici comunali) con soffitti lignei a cassettoni.All'interno si trovano alcuni arredi originari e due tele di scuola fiamminga risalenti al XIII secolo.
Parrocchiale di San Nicola
La Chiesa, nata nel 1770 sulle ceneri di una santuario andato precedentemente distrutto, riprende in tutti i dettagli lo stile barocco. A navata unica, con cappelle laterali, si conclude con un'abside rettilinea. Al suo interno vi è custodita una tela importantissima del quattrocento nella quale vi è raffigurato San Francescoe, tra gli arredi, la "Via Crucis" nella quale emergono dati di stile del periodo neoclassico.
Castlas
Per la sua architettura si potrebbe attribuirne la costruzione intorno al XII secolo. Probabile casaforte a torre fa ipotizzare che fosse stato il mastio di una costruzione più ampia o di una serie di edifici difensivi addossati ad esso.Presenta una pianta rettangolare ed una struttura muraria in ciottoli di pietra disposti a lisca di pesce.
L'area archeologica del Maometto
Probabile sito militare di epoca romana presenta i resti di una complessa serie di strutture in pietrame a secco.Un'edicola in pietra reca incisa una dedica ad un dio silvano posto vicino ad un piedistallo con accanto un cane.

Miti e Leggende

  • San Valeriano trovò riparo in un anfratto dopo essere scampato al martirio della legione tebea. Miracolosamente sfuggito agli aguzzini che volevano giustiziarlo per la sua fede in Cristo, fu aiutato da un ragno che tessendo immediatamente una tela sull'apertura della grotta trasse in inganno gli inseguitori.
  • Le bòce d'oro
attorno ai Frati delle Certose di Banda e Montebenedetto ( situate nel Comune di Villar Focchiardo , di rimpetto al Comune di Borgone ed in parte influenti sullo stesso ) fiorirono leggende che la tradizione popolare ci ha tramandato con dovizia di particolari curiosi.

Si racconta che nel tempo dei certosini di Banda vi era un cuoco che sapeva svolgere molto bene il suo mestiere e che approfittava di ogni occasione per fare degli ottimi piatti per i propri confratelli. Con poche cose approntava certe leccornie da ingolosire anche il Re di Francia. Una delle sue più belle trovate era stata "la bòcia" una leccornia buona per tutte le stagioni. Un giorno dei frati erano saliti a Montebenedetto per dei lavori ed il frate-cuoco li attendeva per mezzogiorno. A causa della copiosa nevicata che durante il cammino aveva colto di sorpresa i monaci essi tardano ad arrivare. Il cuoco che all'ora stabilita aveva preparato la polenta e tagliato il formaggio si trova spiazzato e per il ritardo dei suoi confratelli il pranzo stava diventando freddo. Il frate, senza pensarci su, prende le fette di formaggio e le accartoccia dentro le porzioni di polenta. Ne fa tante belle bocce, lisciandole con le sue mani di artista e le posa sopra la griglia posta sul braciere. I confratelli tardano, si fanno attendere e per non bruciare la polenta, gira e rigira le bocce da tutte parti. Dopo un po' di tempo sono arrostite, foderate di una crosta che sembra d'oro e che spande un delizioso profumo. Alla buonora arrivano i monaci ed il povero cuoco che aveva sudato sette camice per mantenere la sua polenta può sgridarli e con molto ardore. I frati non avevano mai mangiato una leccornia simile e fanno tanti complimenti al cuciniere che da allora non ha più perso nessuna occasione per approntare "le bòce". E' anche successo che a volte la polenta gli rimaneva più molle del solito e che le bocce cercassero di appiattirsi, di schiacciarsi, ma il frate cuciniere non si spaventa. Ingegnoso com'è trova subito il rimedio: mette le bocce in fila sull'asse del pane e le porta fuori ad asciugare al sole. Gli basta poco. Fuori la polenta si asciuga in fretta ed è più comodo farla arrostire senza che attacchi. Sopra l'asse, tutte in fila sul muretto del portico, gialle e lucenti, le bocce sono proprio invitanti. Ci vuole poco per far venire un certo languorino. Se poi le guardi da lontano sembrano "bocce d'oro" in attesa dei giocatori per iniziare la partita. E tanto che qualche paesano passando da quelle parti, vedendole luccicare credono siano proprio d'oro. Non solo un montanaro le aveva viste le bocce dei frati e con una certa invidia che gli brulicava dentro lo stomaco, sempre piuttosto vuoto, aggiungendo un pizzico di cattiveria si era messo a raccontare che i frati di Banda giocavano a bocce con delle "bòce d'or". Una ragazzata bella e buona, ma era bastata. Al paese più di una persona era pronta a giurare di avere visto i monaci di Banda giocare con le bocce d'oro. "Bocce gialle, sicuro ! Ma bocce di polenta, polenta e formaggio grasso !" E' proprio vero che non tutto ciò che luccica è d'oro! La storia delle bocce d'oro si è sparsa non a Villar Focchiardo, ma aveva anche attraversato la Dora Riparia ed era arrivata fino a Borgone. Gli scalpellini delle cave non parlavano d'altro e la gente di Chiampano, alla domenica dopo mezzogiorno, salivano sulle rocce per guardare sul pianoro di Banda se i frati giocavano a bocce. La povera gente che non aveva mai visto un pezzo d'oro stentava a credere, ma i più burloni giuravano d'aver visto i frati correre mentre alzavano le bocce per tirare e che le stesse brillavano al sole. Queste credenze si radicavano nell'animo semplice della povera gente che come dei bambini sognava, e nei sogni realizzava tutto quello che non poteva avere. La storia continua. Si narra infatti che erano in atto i preparativi per una grande guerra. I monaci che sapevano sempre tutto, se ne accorgono in tempo e cominciano così a preparare provviste di ogni genere. Il priore pensa quindi anche di disfarsi delle bocce d'oro ed a nasconderle in un posto sicuro: Montebenedetto. Era un ottobre piovoso e si erano già sentite alcune scosse di terremoto. Il frate priore accartoccia le bocce dentro della stoffa bagnate nella cera calda, le lascia raffreddare e poi le sistema nelle ceste sul basto dell'asino del convento. Fra Giuspino, con obbedienza, prende l'asino e si avvia da Banda alla volta di Montebenedetto, passando lungo la galleria che unisce le due località. Frate Giuspino ed il suo asino sono quasi arrivati a Montebendetto quando improvvisamente la terra si mette a tremare ed un terribile rumore rimbomba all'interno della galleria. La terra le scivola sotto i piedi, la galleria si squarcia, il frate ed il suo asino si trovano appesi ad un faggio. Frate Giuspino si libera da questa situazione ma vede che le bocce cascano a terra in un canale che nel frattempo si era creato. Giuspino cerca di fermarle ma scivola anche lui e si agguanta ad un ramo. Le bocce continuano a rotolare e fra Giuspino molto adirato da tutto quello che è successo, grida forte: "Bocce della malora, andate pure e che il diavolo vi pigli" Da non si sa quale buco esce fuori Bergnif in carne ed ossa, brutto da fare paura e puzzolente da fare venire ilo voltastomaco. Il pomo di Adamo di Giuspino si inciampa nel gozzo e nel frattempo che lui cerca di mandare giù la saliva e la bocca del frate resta lunga e larga come la porta di un forno. Bergnif nel mentre corre dietro alle bocce, le raccoglie una per una e si arrampica per il costone del Cugno e sparisce in un anfratto. Giuspino cerca di respirare e di raccogliere la sua giacca appesa al faggio. Non ha ancora avuto il tempo di allungare la mano che dietro alla collina della Grangia, spunta nuovamente il diavolo. Fra Giuspino ritorna a parlare e dice: "Cosa diavolo vuole questo satanasso ? Scommetto che cerca le bocce ! Che ridere !!!" Il diavolo non poteva sapere che i frati giocavano senza boccino ed al suo posto usavano una boccia di ferro che era restata giù a Banda. Giuspino si infila la giacca e con l'asino cercano di uscire dal canalone. Camminando, camminando arrivano in prossimità di Montebenedetto e si trovano di fronte ad una serie di case diroccate a causa di una catastrofica alluvione. Il convento di Montebenedetto era però rimasto integro. Lasciate le bocce al diavolo i frati continuano a fare le loro cose senza porsi troppi problemi. Ma Bergnif da quel giorno non ha più pace. Portare le bocce all'inferno teme che si fondano; lasciarle dentro gli anfratti ha paura che la gente gliele rubino, essendo venuta a conoscenza di quanto accaduto. Vedendo tutta quella frenesia nella gente, il diavolo per proteggersi dai ladri nasconde le bocce ora su a Cassafrera, ora nelle case di Mustione, poi alla Cima Rossa, nelle paludi delle Sagne e anche a Banda e Montebenedetto. Anche se la storia delle "bocce d'oro" fosse solo immaginazione e fantasia, sogno di un desiderio mai realizzato, la leggenda si è radicata nella convinzione popolare e appena i frati se ne sono andati da Banda molte persone sono andate a scavare nelle insenature della montagna e nella zona di Montebenedetto e Banda .

Manifestazioni

  • Festa patronale di San Nicola, Santa Messa e Processione per le vie del paese, (6 dicembre, annuale)
  • Maggio Borgonese, mese di maggio (annuale)

Dove Dormire

  • Bed&Breakfast Luna Verdiana, Strada Statale 24, 10 Telefono: 011-9646386 Fax: 011-9646386 [1] [2]

Dove Mangiare

  • Hard Rock, Via A. Abegg, 25 Telefono: 011-9645070
  • Ristorante l'Arcangelo, Viale Tarro Boiro, 31
  • Take And Go, Viale Tarro Boiro, 4 Telefono: 011-9645636

Pasticcerie e gelaterie

  • Gelateria Penna , Via Abegg , 1 Telefono 011/9645085

Biblioteche

Il Castlas
  • Biblioteca Civica, Via G. Bobba, 33

Complessi Bandistici

  • Società Filarmonica Borgonese, Via Guido Bobba, 33 [3] [4]

Volontariato, Onlus e Associazioni

  • Asilo Infantile Coniuge Gola, Via Felice Falco, 8
  • Associazione Volontari per i Pompieri di Borgone Susa, Via Tarro Boiro, 2/Bis
  • Associazione Nazionale Alpini (Gruppo di Borgone - Sezione Valle Susa), Via Guido Bobba, 33
  • La Sfida, Via Bobba, 21

Numeri Utili

  • Banca Intesa San Paolo, Via Abegg, 11 Telefono: 011-9646546 Fax: 011-9646556 [5]
  • Comando Carabinieri Stazione di Borgone Susa, Via Tarro Boiro, 24 Telefono 011/9645003 Fax 011/9646415 [6]
  • Comune di Borgone Susa, Piazza Montabone, 1 Telefono: 011-9646562 Fax: 011-9645001 [7][8]
  • Farmacia, Via Abegg, 43 Telefono: 011-9645090
  • Ufficio Postale di Borgone Susa, Piazza Montabone, 3 Telefono: 011-9645020 Fax: 011-9645020 [9]
  • Vigili del Fuoco, Via Tarro Boiro, 2 Telefono 011-9645891 [10]

Informazioni Utili

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