GUIDA  Valle d'Aosta/Artigianato/Sabots

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Valle d’Aosta/Artigianato/Sabot

  • L’uso dei "sabot" fu importato dal mondo nordico ed alla fine del 1800 i "sabotier" della Val d'Ayas erano circa 400. Donne, uomini e bambini erano soliti indossare ai piedi queste calzature robuste e facili da sfilare chiamate "tsôque pian-e" tanto che, un solo "sabotier", era in grado di realizzare anche quindici paia di zoccoli al giorno. Ogni modello veniva realizzato manualmente e su misura, soprattutto durante la stagione invernale (a partire dal mese di novembre) in corrispondenza della festività di Ognissanti quando, essendo gli abitanti della valle impossibilitati a dedicarsi alle attività all’aria aperta, si mettevano all’opera con i loro attrezzi muovendosi alla volta di altre località della Regione e del Piemonte, luoghi più funzionali in grado di offrire la materia prima dato l’impoverimento delle foreste locali. In passato la richiesta del manufatto era alle stelle e gli artigiani erano soliti dover gestire innumerevoli ordini al giorno mentre, in epoca moderna, le richieste sono prettamente da parte di turisti che desiderano avere un souvenir speciale per ricordare questa preziosa arte. Dal punto di vista tecnico ogni sabot non è mai uguale all’altro: per quelli dedicati ai locali erano soliti ricorrere al legno di pino di cembro e dare vita a modelli dalle forme più delicate, tacco più alto per le donne e, per i bambini, una cordicella che teneva la scarpa unita alla caviglia. Per quel che concerne quelli destinanti alla vendita, chiamati "tsôque tayan-e", sono in larice, pioppo tremolo e salice e la loro forma è più larga in quanto erano soliti inserire la paglia all'interno della calzatura per stare più comodi e, inoltre, si tratta di modelli unisex. L’iter lavorativo è piuttosto lungo ed articolato e, una volta reperita la materia prima, il legno, viene posizionato sul "cartchôt", ovvero un cavalletto, al fine di iniziare a tagliarlo fino ad ottenere due pezzi, i due "sabots", che verranno confrontati per controllare se si assomiglino in quanto, non essendoci misure, si va ad occhio. La parte meno impegnativa è quella che riguarda la parte interna, dapprima si scava l’interno del "sabot" e, tramite scalpelli, coltelli e seghetti, senza dimenticare l’ausilio di fil di ferro intorno all'imboccatura per garantire la tenuta, si realizza la calzatura.