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Cosa succede al Monte Bianco ?
Il 23 febbraio 2008, nel cuore dell´inverno, a 3.500 m di quota la temperatura è salita fino a 8 gradi centigradi e valori ben sopra lo zero sono stati registrati per circa una settimana. A Marzo, invece, all´approssimarsi della primavera, le temperature sono piombate fino a 23 gradi sottozero. E intanto i ghiacciai che fanno da corona al
massiccio, si ritirano a una notevole velocità.
Secondo gli ultimi dati, quasi il 45% del ghiaccio è
scomparso. Ma mentre tutto questo avviene al di sotto dei 4.000 m., al di sopra, si confermano i dati raccolti dalle stazioni di rilevamento secondo i quali la calotta sommitale è aumentata di due metri di spessore e si è avuto un incremento della massa glaciale oltre i 4.000 metri, di circa 10.000 metri cubi in soli due anni. La montagna sembra avere un comportamento isterico.
I dati sulle temperature raccolti dalla stazione meteorologica “Aws-Gigante-Osram”, impiantata sul Ghiacciaio del Gigante da ricercatori dell´Università di Milano a 3.450 metri, dimostrano un comportamento del tutto anomalo dell´energia solare che arriva sul ghiacciaio.
«I ricercatori asseriscono che il ghiacciaio assorbe in inverno, il 31% dell´energia solare in arrivo. È un valore tipico delle stagioni aride. La neve è vecchia, scura, riflette meno la luce che invece assorbe, favorendo la fusione. È una situazione che concorre a deteriorare il manto nevoso e può mettere in crisi il ghiacciaio nel periodo estivo: se il ghiacciaio “si mangia” buona parte dell´accumulo di neve già in inverno, arriva in estate meno preparato al caldo e va incontro a perdite onerose». A conferma di ciò vi è il comportamento registrato negli ultimi decenni di alcuni ghiacciai del gruppo montuoso.
Il ghiacciaio della Lex Blanche, ad esempio, ha visto affiorare un gradino roccioso di 40-50 metri di
altezza in seguito all´arretramento della lingua di ghiaccio principale. È l’apice di un andamento
iniziato attorno al 1850. Perché fino alla fine del 1700, quando iniziarono le prime ascensioni al
Monte Bianco, i ghiacciai della valle di Chamonix erano ben diversi da quelli di oggi. La Mer de Glace occupava la pianura dell´Arve, il ghiacciaio dei Bossons e l´Argentiere erano gonfi di ghiaccio. Oggi di tutto ciò non rimane nulla.
A tutto questo fa da contraltare l´aumento della calotta sommitale del Monte Bianco.
«Negli ultimi anni la montagna è stata raggiunta da perturbazioni oceaniche più intense. Oltre i 4.000 metri le
precipitazioni sono state nevose, causando un aumento del volume di ghiaccio in quota».
Un segno di speranza?
«Il trend negativo di questi anni è assodato, ma qualche spiraglio c´è. Molti ghiacciai mettono in atto una “autoprotezione”: la riduzione del ghiaccio lascia una copertura detritica che quando supera i 30 cm protegge il ghiaccio dai raggi solari abbattendo la diminuzione
anche del 70%».
Anche sul ghiacciaio del Dosdé a 2.740 metri, tenuto in quest´ultimo periodo sotto osservazione, la
stazione “Levissima” (in Valtellina) registra dati di forti escursioni termiche anomale. Un caso di “follia climatica” come sul Monte Bianco.
«Sul Dosdè il ghiaccio ha assorbito anche il 58% dell´energia solare in arrivo e questo spiega l´assottigliamento di ghiaccio di oltre un metro misurato l´anno scorso».
Si può fare qualcosa per aiutare i ghiacciai alpini?
«Si può agire in due modi. Da un lato riducendo l´effetto serra, dall´altro proteggendoli con teli».
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