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Il castello della Magliana è una costruzione fortilizia, nella via omonima, nella zona Magliana Vecchia, nei pressi del Tevere, a Roma. È chiamato anche villa pontificia alla Magliana, perché utilizzata in passato come residenza di campagna dai papi.
Il castello è ricordato nell’XI secolo come possedimento del monastero di Santa Cecilia in Trastevere; ad esso era annesso un oratorio dedicato a Giovanni Battista, che risaliva anch’esso al Medioevo.
L’opera di completo restauro e riadattamento dell’edificio medievale fu iniziata nel XV secolo sotto il pontificato di Sisto IV e proseguì con Innocenzo VIII che nel 1490 fece abbattere gran parte delle strutture medievali e costruire un nuovo edificio che porta il suo nome; in seguito Giulio II aggiunse un nuovo palazzetto con porticato e grandi finestre a croce mozza e fece ristrutturare l’antica cappella di San Giovanni Battista, per la quale lavorò, tra gli altri, anche Raffaello Sanzio. L’epoca di maggior splendore fu durante il pontificato di papa Leone X (1513-1521) che, oltre ad abbellire ulteriormente gli edifici chiamandovi a lavorare il Bramante e Michelangelo, trasformò la villa in un luogo di incontri letterari, di concerti e spettacoli teatrali.
Con la fine dell’epoca rinascimentale, anche il castello cadde in disuso e progressivamente abbandonato; fu dato in proprietà al monastero di santa Cecilia in Trastevere, che lo affittò a privati. Nel 1957 l’intero complesso è stato acquistato e restaurato dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Oggi ospita gli uffici e la direzione del vicino ospedale San Giovanni Battista, di proprietà dello stesso Ordine.
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8 commenti a “L’ombra”
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Ormai dovresti saperlo che mi garba star solo e sotto questa ombra mi ci trovo proprio a modino. Poesia minimalista, zen.
L’ho pensata proprio per te questa foto, ho sistemato a modino l’erbetta all’ombra dell’albero, l’ho asciugata e stesa e… ho aspettato che tu arrivassi. Benvenuto Pinot, accomodati pure, qui nessuno ti disturberà!
Però a ripensarci mi garbano anche i giovanili anni della mondanità sulla terrazza Mascagni, il passeggio con le belle signore livornesi i cui “capelli paion vivi ,deh son vivi ” (Curzio Malaparte), l’atmosfera tra ottocento e novecento…be’ mi tempi.
Povero il mio vecchio Pinot… nostalgico!
Indietro non si torna, caro mio, si punta la prua verso il futuro e si va avanti, così come meglio riusciamo a navigare!
E che “il naufragar ti sia dolce in questo mar”! (Pardon, Giacomo, per questa personalizzazione del tuo “Infinito”!).
Bello l’augurio per uno che sa poco nuotare…
Nel mare della vita non occorre saper nuotare, solo riuscire a non affogare e… non è proprio la stessa cosa! E poi, se hai già vissuto a cavallo di due secoli……. beh, direi che te la sai cavare piuttosto bene!
Scusa se ti saluto di fretta ma le suore ci vogliono a letto presto (peccato in TV c’é il Festival…) Notte.
‘Notte simpatico Pinot!