GUIDA  Enna/Rocca di Cerere

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Rocca di Cerere
La Rocca di Cerere vista dal Castello di Lombardia
La Rocca di Cerere

La rocca di Cerere rappresenta insieme al Castello di Lombardia e la Torre di Federico uno dei simboli più rappresentativi della città di Enna, tappa d'obligo per meglio capire perchè qui nasce e si evolve la storia millenaria del centro della Sicilia. Il monte su cui si erge Enna è caratterizzato da tre emergenze rocciose che dominano la città e per questo costiuivano la parte centrale del sistema difensivo della città. Su due di questi rilievi troviamo il Castello di Lombardia e la Rocca di Cerere separati da un’insenatura chiamata Contrada Santa Ninfa, nell'altra la terza fu costruita (probabilmente dagli arabi) la torre ottagonale, riedificata succesivamente da Federico II di Svevia. Nei primi del Novecento la zona fu oggetto di studio e ricerca da parte dell'archeologo siracusano Paolo Orsi, che eseguì alcuni scavi nella valle e nei pressi della Rocca dove fu portata alla luce una tomba a fossa di età ellenistica (III secolo a.C.), che posava su uno strato archeologico datato all'antica età del Bronzo (2300-1600 a.C.). Intorno agli anni Ottanta, altre esplorazioni confermarono la frequentazione dell'area in epoca preistorica.

Sul lato occidentale della rocca si trovano alcuni habitat rupestri, nelle vicinanze dei quali si conservano i resti di due torri, parte del sistema di fortificazione di età medievale collegato al castello. Sul versante meridionale della Rocca si trovano poi diversi ipogei scavati nella roccia con i resti di una cisterna a campana di età greca (V- IV secolo a.C.) e, in un altro, di deposizioni funerarie di età tardo-antica (111-V secolo d.C.). La mitologia latina narra che Cerere, dea delle messi, abbia abitato le pendici di Enna e che facesse dono ai mortali del pane, ricavato dalle spighe di grano. Gli ennesi, volendo ringraziare la Dea per il nuovo alimento creato per sfamarli, eressero in suo onore un tempio diventato famoso in tutta la Magna Grecia, Cicerone, nelle sue Verrine ne parla come del grandioso Santuario di Demetra.

Il percorso verso il tempio era cadenzato da sacelli rupestri, statue di divinità colossali e santuari satelliti. Testimonianze sulla grandiosità del luogo suscitarono il vivo interesse dei viaggiatori stranieri, che fra Sette e Ottocento suffragarono, la presenza sulla Rocca di Cerere di un altare situato al centro della sommità, raggiungibile percorrendo una rampa scavata nella roccia, oggi non più esistente. Sempre secondo la mitologia latina, Cerere si mostrò agli uomini sempre benigna e generosa, dispensatrice di ogni bene, sino a quando Plutone, dio degli Inferi, rapì Proserpina, diletta e unica figlia della Dea. Fu allora che Cerere volle vendicarsi di tutti gli uomini, incendiando e rovinando puntualmente tutti i raccolti. Fu così, che per placare l’ira della Dea, cominciarono i sacrifici che venivano compiuti sulla roccia, la Rocca di Cerere appunto, dai sacerdoti che sacrificavano animali pregando e sperando che il raccolto non fosse distrutto dall'ira della dea.