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(vedi anche edizione 2008)

Malesco è situato nel Piemonte nella Provincia del Verbano Cusio Ossola. Il 29 giugno si festeggia il Patrono, Santi Pietro e Paolo. Tra gli edifici religiosi: Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo; Parrocchiale di San Bernardo da Mentone (in località Zornasco); Chiesa di San Gottardo (in località Finero).

Confina con i comuni di: Villette, Re, Trontano, Santa Maria Maggiore, Cossogno, Craveggia e Cursolo-Orasso.

[modifica] Dove Mangiare

  • Ristorante La Peschiera, Via Peschiera, 23

[modifica] Complessi Bandistici e Corali

  • Banda Musicale Alpina, Via Trabucchi, 43
  • Coro Edelweiss, Via Ospedale, 5

[modifica] Memorie Storiche

Nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale (1854) Goffredo Casalis così descrive Zornasco, ora frazione di Malesco:

Zornasco (Jurnascum), com., nel mand. di s. Maria Maggiore, prov. dell'Ossola, dioc. e div. di Novara. Dipende dalla corte d'appello di Casale, intend., tribunale provinciale, ipot. insin. di Domo, posta di s. Maria Maggiore. Sta nella valle di Vegezzo, alla sinistra del Malesco, a levante di Domo, da cui è distante 7 miglia; poco più di un miglio è la sua lontananza dal capo luogo di mandamento.

Delle sue strade una, della lunghezza di un mezzo miglio, conduce a Malesco; un'altra non più lunga della precedente tende a Craveggia; una terza scorge alle Villette, luogo distante un miglio.

L'agro di questo comune è bagnato dal torrente Isornino, il quale si passa mercè di un ponte costrutto di travi, il quale è assicurato con una catena, affinchè in occasione di piene non sia portato via dall'impeto delle acque.

Vi sorgono parecchi monti denominati Dolina, Fossalina, Fracchia, Cialone, Caseimo, Corte Vecchio e Corte Nuovo. La loro altezza media dal piano di s. Maria Maggiore può calcolarsi a metri 600. Sovr'essi qua e là serpeggiano angusti sentieri, che in alcuni tratti sono di pericolosa salita. Le piante cedue che meglio vi allignano, sono gli abeti, i larici, le peccie e le tiglie; e i terrazzani ne fanno il taglio una volta in ogni secolo: non vi scarseggiano le erbe medicinali, fra cui il ginepro, il veratro bianco, l'arnica, il colchico, la genziana, il lichen islandico, il sododendro ferrugineo, i polipodi maschio e femina.

I prodotti territoriali vi sono quali si puonno avere in un paese montuoso ed assai elevato. Col fieno dei prati raccolto una o tutto al più due volte all'anno, e con quello che si raccoglie nei siti comunali, ed in luoghi inaccessibili alle bestie si mantengon in piccol numero bestie bovine, pecore, capre, ed alcuni muli. I prodotti vegetabili oltre al fieno, consistono in segale, gran saraceno, patate, ortaggi, noci, castagne, ed alcune altre frutta. La ricolta della segale, anche negli anni più prosperi, non è sufficiente ai bisogni della popolazione per sei mesi. Le patate forniscono il principale alimento dei terrazzani di questo piccolo comune.

Non evvi che una sola chiesa, cioè la parrocchiale che è compresa nel vicariato di Malesco. Essa è dedicata a s. Bernardo, alla cui festa sogliono accorrere molte persone dalle terre circonvicine, e specialmente numerosi sacerdoti e chierici.

Gli abitanti di un clima asciutto, ventilato, assai elevato e di un'aria purissima, come quello di Zornasco, non possono non esser generalmente robusti e sani; ma l'incostanza della temperatura, e sopratutto lo stimolo di un'aria molto elastica contribuiscono a predisporre e sviluppare le infiammazioni polmonari, da cui non pochi vengono tratti a morte. Del resto i terrazzani di questo comune sono affaticanti, sobrii, e di soavi costumi.

Cenni storici. Zornasco era compreso nella signoria di Vegezzo che da molti secoli trovavasi sotto la giurisdizione dell'illustre casa Borromeo; la quale nominava o pagava il pretore ed anche il messo della giudicatura; e l'intiera valle Vigezzina corrispondevale invece un'annua somma di danaro a titolo di retribuzione feudale. Questo luogo fu uno di quelli, che sul principio dell'anno 1487 vennero occupati e orrendamente posti a sacco dai Vallesani, i quali furono poi sconfitti, e pressochè tutti uccisi alla battaglia del ponte di Crevola nell'aprile dell'anzidetto anno.

Nel seguente secolo fu soggetto questo piccolo comune a disastri assai gravi; perocchè la sua popolazione fu molto assottigliata dalle pestilenze che v'infierirono negli anni 1513, 1550, e poi anche dal contagio che imperversò in quella valle nel 1650. Anche le fazioni dei guelfi e dei ghibellini vi produssero i tristi effetti delle loro acerbissime ire.

Essendo comune che ha mezzi molto scarsi di sussistenza, si dolse più d'ogni altro della vigezzina vallea, che gli siano stati tolti i privilegi, di cui godea da molti secoli; i quali privilegi erano: 1.° esenzione da ogni censimento sugli stabili; 2.° esenzione dall'uso della carta bollata per gli atti che non sorpassassero le lire 200; 3.° esenzione dai diritti d'insinuazione e dai dazi di consumo sulle carni e sul vino ; 4.° permissione di seminare il tabacco e di raccoglierne le foglie necessarie pel proprio uso; 5.° la somministrazione del sale ad un prezzo assai modico ; 6.° infine non soggiaceva ai pesi della leva militare.

Popolazione 175.

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