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Foto Trivero:
2012, 2009, 2008

Trivero è situato in Piemonte in Provincia di Biella. Il 16 giugno si festeggia il Patrono, Santi Quirico e Giulitta. Tra gli edifici religiosi: Parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano (in frazione Bulliana); Chiesa Parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta; Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù (in frazione Ponzone).

Confina con i comuni di: Scopello, Mezzana Mortigliengo, Mosso, Camandona, Curino, Caprile, Coggiola, Crevacuore, Vallanzengo, Valle Mosso, Valle San Nicolao, Portula, Pray, Soprana e Strona.

Indice

Dove Mangiare

  • Antica Taverna, Strada Provinciale, 235
  • Ristorante Pizzeria Italia, Frazione Ponzone, 187

Biblioteche

  • Biblioteca Civica, Frazione Guala, 7

Volontariato, Onlus e Associazioni

  • Associazione di Volontariato Girotondo Onlus, Frazione Pratrivero, 303/Z
  • Brughiera 2000 Onlus, Via Brughiera
  • Comitato Benefico Bullianese, Località Bulliana, 77
  • La Luna Cooperativa Sociale A R.L., Fraz. Pratrivero, 67

Memorie Storiche

Nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale (1853) Goffredo Casalis così descrive il comune:

TRIVERO (Triverium Bugellensium), com. nel mand. di Mosso s. Maria, prov. dioc. di Biella, div. di Torino. Dipende dal magistrato d'appello, intend., trib. di prima cognizione, ipot., insin. di Biella, posta di Mosso s. Maria.

Sta in luogo alpestre a greco dal suo capoluogo di provincia e da quello di mandamento, in distanza di dieci miglia da quello, e di quattro da questo.

Il comune è diviso in 37 villate assai discoste le une dalle altre; le quali compongono cinque parrocchie conosciute sotto le denominazioni di Matrice, Bugliano, Pray, Trivero. Botto e Cereje. Le due prime sono di antichissima fondazione; la terza fu eretta nel 1740; la quarta e l'ultima nel 1840.

Parecchie ne sono le vie comunali; una detta di Ponzone, della lunghezza di metri 4118, da Croce Mosso tende a Flecchia; un'altra pel tratto di metri 350 volge a Mezzana; una terza per l'estensione di metri 878 va ad unirsi colla strada che chiamasi della Dogana; la quarta che è appunto la strada detta della Dogana, principia sul confine di Portula, e dopo un tratto di metri 3091 si unisce alla via detta di Fango, la quale si diparte sul confine con Mosso Valle inferiore, ed è della lunghezza di metri 2387; una sesta via dipartesi dal comune di Portula, e per l'estensione di metri 3111 scorge a Mosso Valle superiore. Oltre alle anizidette strade ve ne sono altre vicinali in numero di ventotto.

Tra i monti che vi sorgono nei lati di tramontana e di occidente notasi particolarmente quello detto di s. Bernardo, sulla cui sommità esiste un oratorio sotto l'invocazione di esso santo: i prodotti dei balzi triveresi consistono in fieno, patate e in una piccola quantità di segale.

Il suolo di questo comune è bagnato da due torrenti, cioè dal Sessera, e dal Ponzone. Il primo contiene trote ed altri pesci: gli soprastà un piccolo ponte in pietra, che dà passaggio alle alpi di proprietà del comune; il Ponzone è torrente di poca considerazione.

Il territorio è discretamente fecondo, e sarebbe assai più produttivo qualora fosse coltivato con maggior solerzia; le principali ricolte ne sono quelle del fieno, delle patate, della segale e delle castagne; il soprappiù di queste si vende in sui mercati dei paesi circonvicini, e perfino in Vercelli; le altre sopraddette produzioni si consumano dagli abitanti; attesa la quantità del fieno, abbonda il comune di bestie bovine, di pecore e di capre: la cui lana vi è un oggetto assai rilevante di traffico.

Quasi alla sommità della montagna detta la Foggia, di là dal torrente Sessera, sopra del ponte denominato della Baviera o Babiera si rinviene corinfone armofano bigio, simile a quello di Mosso s. Maria.

La chiesa parrocchiale matrice è di costruzione molto antica: ne sono titolari i ss. Quirico e Giulita: questa chiesa a tre navate vuolsi che sia stata edificata a varie riprese; due de' suoi altari laterali sono in marmo; la facciata non è molto regolare.

La chiesa parrocchiale di Bugliano è sotto il titolo di s. Sebastiano: non merita nessuna attenzione per la sua costruttura. Quella di Pray Trivero dedicata a s. Giuseppe quantunque piccola è assai bella ed ornata. Alla chiesa parrocchiale di Cereje se ne sta sostituendo un'altra; e lo stesso bisogno avvì di riedificare quella di Botto.

I cimiteri delle varie parrocchie sono sufficientemente lontani dalle abitazioni, tranne quello della parrocchia matrice che trovasi in mezzo all'abitato dirimpetto alla chiesa.

Evvi una pubblica scuola elementare pei ragazzi nel distretto della parrocchia matrice. Vi sono varie congregazioni di carità che soccorrono gli indigenti del comune.

Gli abitanti sono generalmente robusti, pacifici, e di mente svegliata.

Cenni storici. Questo villaggio è detto Treveres in un diploma del secolo x: nella storia di Fra Dolcino (Muratori: rer. italic. scriptor. tom. IX) si legge che quest'empio co' suoi seguaci nel 1306 distrusse ed incendiò il luogo di Trivero, di cui qui si parla: ma ch'egli fu poi battuto e preso il 23 di marzo del 1307 sul monte Zibello, che fu poi appellato monte dei Gazzari al dissopra di Trivero, ove dopo avere attraversato la Valsesia era venuto a fortificarsi.

I principali iniqui fatti dell'eretico Dolcino, ed il suo tristissimo fine furono da noi già narrati assai distesamente nella Storia di Novara Vol. XII, pag. 256 e segg.. Gli avanzi delle fortificazioni ch'erano state eseguite da questo audacissimo eretico sul monte sopraccennato, e su altri balzi del Biellese, furono molto bene descritti dal professore Gioanni Florio in un suo opuscolo da lui messo in luce l'anno 1836. Dalla descrizione che egli ne dà, si vede la ragione per cui nel canto XXVIII dell' Inferno di Dante, Maometto manda dire a Dolcino che si provvegga per un mal passo di una stretta di neve.

Eravi anticamente un forte castello, che sorgeva nella borgata che tuttora ne porta il nome; i triveresi dicono per tradizione, che i loro padri vi erano trattati con somma barbarie dai loro primitivi signori.

In tempi non tanto rimoti ebbero questo luogo in feudo con titolo comitale i Delfini della città di Cuneo.

Nativi di Trivero furono: Bonaccio pubblico notajo e storico, il quale scrisse nel 1308 un supplimento alla storia di Fra Dolcino, in cui dice: addita sunt suprascripta post historiam Fratris Dulcini per D. Ioannem Bonaccium notar. pub. de Triverio, quae omnia notoria, et manifesta sunt ad laudem et gloriam Dei. Pare che lo storico essendo dello stesso paese, ove seguì la battaglia contro la masnada di Dolcino, si possa riputare fedele ed esatto il sopraindicato supplimento.

Zenia Leone Giambattista, medico assai rinomato: circa l'anno 1613 fu ammesso nel collegio dei filosofi fisici e medici dell'università di Torino.

Popolazione 2000 circa.