12 Dicembre 2009 alle 13:17

Tramonto su Gaeta

di lorenzangel4life (Gaeta, Lazio. Panorami. Categoria C)

Gaeta - Tramonto su Gaeta


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Fino al 1927 faceva parte della provincia di Terra di Lavoro, regione storica sorta sotto il Regno di Sicilia (poi Regno di Napoli e Regno delle Due Sicilie). In questa zona della Provincia era il caposaldo militare e amministrativo dell’area (Circondario di Gaeta).

Sede arcivescovile e del Parco Regionale Riviera di Ulisse, sorge nel golfo omonimo sul Mar Tirreno e dista circa 80 km da Napoli e 120 km da Roma.

Le origini del nome di Gaeta sono tuttora avvolte nella leggenda:

Strabone indicò la sua provenienza dal termine “Gaetas” usato dai pescatori laconi per indicare il sito, con chiaro riferimento all’ampia insenatura del suo golfo;
Diodoro Siculo collegò queste terre al mito degli Argonauti facendo derivare il nome della città da “Aietes”, mitico padre di Medea (figlia di Circe), la maga innamorata di Giasone.
Virgilio, nell’Eneide (Eneide, VII, 1-4) trovò la sua origine nel nome della nutrice di Enea, “Cajeta”, sepolta dall’eroe troiano in quel sito durante il suo viaggio verso le coste laziali. Dante, quasi a significare la storicità dell’Eneide, confermò l’avvenimento (Inferno, XXVI, 92).
I primi insediamenti nel territorio di Gaeta risalgono al VIII secolo a.C., ma fu solo nel 345 a.C. che finì sotto l’influenza di Roma.
Durante il periodo romano Gaeta divenne un luogo di villeggiatura molto rinomato, frequentato da imperatori, ricchi patrizi romani, da consoli e da famosi senatori dell’epoca. Per favorire la loro venuta fu persino costruita una nuova strada romana, la Via Flacca, più breve rispetto all’Appia. Il suo territorio, peraltro, è situato all’interno di quell’area geografica denominata, in epoca imperiale, Latium adjectum. Tale nome era infatti riferito ai territori “aggiunti”, in seguito alle prime espansioni di Roma verso sud, al Latium vetus (terra di origine dei latini), con la conseguente scomparsa di altri popoli preromani (Volsci, Equi, Ernici e Ausoni). Ormai già con Augusto e la sua riforma amministrativa, i territori di Gaeta ricadevano nella regione unica che i romani chiamavano con il nome Latium e che terminava proprio con l’attuale confine con la Campania del fiume Liri-Garigliano.

Di quel periodo restano visibili molte vestigia, come ad esempio il Mausoleo che sorge sulla sommità di Monte Orlando di Lucio Munazio Planco, console romano, prefetto dell’Urbe, generale di Giulio Cesare (attraversò con lui il fiume Rubicone, fu al suo fianco nelle campagne galliche) di Marco Antonio e di Ottaviano detto Augusto.

Con la decadenza dell’Impero Romano d’Occidente iniziò un periodo buio di transizione, caratterizzato da continui saccheggi ad opera delle popolazioni barbariche prima e dei Saraceni poi. Proprio per la sua caratteristica posizione su di una penisola naturale, facilmente difendibile, piano piano si trasformò in un castrum: Gaeta fu fortificata con cinte murarie e sulle pendici di Monte Orlando; sulla zona alta dell’antico borgo medioevale sorse il castello di Gaeta a difesa dell’abitato, e le popolazioni delle zone limitrofe si trasferirono all’interno delle mura per trovare ospitalità, rifugio e protezione.

Le prime notizie del castello risalgono al VI secolo nella guerra contro i Goti, nel X secolo se ne fa cenno all’interno delle carte del Codex diplomaticus cajetanus, ma notizie certe della sua esistenza si hanno nel XII secolo, durante la dominazione Sveva. Infatti Federico II di Svevia venne in diverse occasioni a Gaeta e, durante le lotte tra guelfi e ghibellini, creò delle fortificazioni per difendere meglio i confini del suo regno: nel 1223 fece costruire quelle per il castello di Gaeta (che quindi era già esistente all’epoca).

Già nell’VIII secolo Gaeta si rese autonoma dall’autorità imperiale e nell’anno 839 la carica di Ipata venne assunta da Costantino Gaetani, figlio del conte Anatolio. Il Ducato di Gaeta nacque ufficialmente solo un secolo dopo, quando Giovanni I Gaetani assunse il titolo di Duca di Gaeta nel 917. Il ducato di Gaeta durò per circa due secoli, durante i quali Gaeta ebbe una propria solidità militare, un’autonomia politica dall’Impero Romano d’Oriente, un’autonomia giurisdizionale, dei propri istituti giuridici civici, una propria moneta (il “follaro”) ed era dedita ai ricchi traffici commerciali via mare.

I Gaetani (o Caetani) che hanno il blasone familiare uguale a quello della città di Gaeta con l’aggiunta dei pali rossi in campo d’oro d’Aragona, mantennero il dominio sulla città di Gaeta fino all’inizio dell’XII secolo, quando il duca Giovanni V fu deposto dal Principe di Capua, dopo l’invasione normanna della città del 1140, ad opera di Ruggero II della dinastia degli Altavilla, che però fu benevolo nei confronti di Gaeta e le lasciò numerosi privilegi come ad esempio una certa autonomia politica e una moneta propria. Con Ruggero II nacque quello che per i successivi sette secoli sarà un regno unitario, e Gaeta divenne città di confine tra tale regno e lo Stato della Chiesa. In questo periodo, così come durante la dominazione Sveva (1194-1266) la città ricoprì un ruolo politico secondario.

Durante il periodo angioino, invece, (1266-1435) la città tornò alla ribalta sulla scena del Regno di Napoli. Dal 1378 fu per qualche anno la residenza dell’antipapa Clemente VII, alleato della Regina Giovanna I. Dal 1387 vi si stabilì, temporaneamente in esilio, l’erede al trono Ladislao dei d’Angiò-Durazzo, che celebrò in città, il 21 settembre 1389, le sue nozze con Costanza Chiaramonte, figlia del Conte di Modica e Vicario del Regno di Sicilia, Manfredi III Chiaramonte. Anche la futura Regina Giovanna II, sorella di Ladislao, soggiornò per molto tempo a Gaeta, dove scelse di farsi incoronare nel 1419.

Dal 1435 Alfonso d’Aragona fece di Gaeta la base per la conquista del trono di Napoli a discapito di Renato, ultimo sovrano della dinastia Angioina a regnare sul Meridione d’Italia, sconfitto definitivamente nel 1442. Durante questo periodo la città fu munita di un nuovo castello, il cosiddetto “Alfonsino”, mentre il vecchio (chiamato “Angioino”) fu ampliato e unito al nuovo. Il re capì quanto fosse importante il possesso di tale città e volle ulteriormente fortificare Gaeta, con l’aggiunta di due nuove cinte murarie (oggi scomparse).

Gaeta subì ben quattordici assedi che coincisero con importanti avvenimenti, a partire dalla sconfitta del ducato di Gaeta (con annessione al Regno di Sicilia) fino all’ultimo assedio, quello tenuto nel 1861 dalle truppe del generale piemontese Enrico Cialdini (che sarà poi nominato duca di Gaeta) e che diede inizio all’unità d’Italia.

Con la dominazione spagnola, iniziata nel 1504, il ruolo di “piazzaforte del Regno di Napoli” fu ancora di più accentuato e la città fu dotata di nuovissime fortificazioni bastionate, alle pendici del Monte Orlando, aggiornate contro le ultime e più potenti armi da fuoco.

Fu con l’arrivo degli spagnoli che alcuni personaggi politici, passati in disgrazia, vennero costretti ad abbandonare Gaeta, tra cui Giovanni Caboto, che si rifugiò a Venezia, prendendone la cittadinanza 15 anni dopo.

Nel 1571 si radunò nel porto di Gaeta la flotta pontificia che, al comando dell’ammiraglio Marcantonio Colonna, salpò il 24 giugno 1571 per unirsi al resto della flotta cristiana, comandata da don Giovanni d’Austria, per combattere i saraceni. Il comandante della flotta pontificia aveva ricevuto il 20 giugno 1571 dal Papa San Pio V lo Stendardo di Lepanto, realizzato in seta, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia pontificia.

L’ammiraglio Colonna nella Cattedrale di Gaeta, davanti a Sant’Erasmo, fece voto che se avesse vinto avrebbe donato lo Stendardo di Lepanto alla Cattedrale di Gaeta e lo avrebbe posto ai piedi del santo, patrono dei marinai.

La battaglia navale tra la flotta della “Lega Santa” e la flotta dell’Impero Ottomano ebbe luogo il 7 ottobre 1571 a Lepanto e fu vinta dalle forze cristiane. Al suo ritorno in Gaeta Marcantonio Colonna mantenne fede al giuramento fatto.

Nel 1734 Gaeta fu conquistata da Carlo III di Borbone, fondatore del ramo napoletano della dinastia dei Borbone.

Il 25 novembre 1848 il papa Pio IX si rifugiò a Gaeta, ospite dei Borbone, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana ad opera di Giuseppe Mazzini, e vi rimase fino al 4 settembre 1849, periodo durante il quale Gaeta assunse la denominazione di “Secondo Stato della Chiesa”. E fu proprio durante questo soggiorno che papa Pio IX, illuminato dallo Spirito Santo durante le sue preghiere presso la Cappella d’Oro, decise di scrivere l’enciclica Ubi primum con cui interrogava l’Episcopato cattolico sulla opportunità di proclamare il Dogma dell’Immacolata Concezione, cosa che avvenne al suo ritorno a Roma.

Il 13 febbraio 1861 Francesco II di Borbone si arrese a Gaeta, ultimo baluardo del suo regno, capitolando all’assedio delle truppe del generale Enrico Cialdini (assedio di Gaeta (1860-1861)): finì così di esistere il Regno delle Due Sicilie.
Il Borgo di Gaeta, frazione di Gaeta fuori le mura, con Regio Decreto del 15 marzo 1897, diventò comune autonomo sotto la spinta dei suoi esponenti liberali. Prese il nome di Comune di Elena in onore dell’allora principessa Elena, futura regina d’Italia. Trenta anni dopo, esattamente con Regio Decreto del 17 febbraio 1927, i Comuni di Gaeta e di Elena vennero uniti nuovamente sotto il nome Gaeta. Il Borgo di Gaeta oggi si identifica come rione Porto Salvo.

La città, storicamente parte dell’antica provincia di Terra di Lavoro in Campania, fu trasferita al Lazio nel periodo fascista, quando venne incorporata nella nascente Provincia di Littoria (Latina).

Non è facile risalire al periodo in cui fu costruito il Castello di Gaeta. Probabilmente fu eretto nel VI secolo durante la guerra dei Goti o nel VII secolo quando le zone marittime del Lazio e della Campania erano oggetto delle mire espansive dei Longobardi. Nei documenti gaetani di quel periodo ci si inizia a riferire a Gaeta con l’appellativo di “Kastrum”. Notizie certe dell’esistenza del Castello di Gaeta si hanno al tempo di Federico II di Svevia, il quale durante il periodo delle lotte col papato, soggiornò in diverse occasioni in Gaeta, e, intuendone la posizione strategica, nel 1223 vi fece fortificare il castello.

La struttura che oggi ammiriamo, grande circa mq 14.100, è detta Castello Angioino-Aragonese perché è composta da due edifici comunicanti realizzati in due momenti storici diversi, uno più in basso detto “Angioino”, realizzato durante la dominazione francese degli angioini, e uno più in alto detto “Aragonese”, fatto costruire dall’imperatore Carlo V insieme a tutte le altre opere di difesa militare che andarono a rafforzare la Piazzaforte di Gaeta. L’ala angioina fino a pochi anni fa è stata sede del Carcere Militare di Gaeta, attualmente è di proprietà del Comune di Gaeta, chiusa in attesa di restauro, e vi è un protocollo d’intesa firmato tra la Città di Gaeta e l’Università di Cassino (FR) che intende destinare in futuro tale ala del castello come sede delle facoltà universitarie di discipline marinare. L’ala aragonese fino al termine della Seconda guerra mondiale è stata sede di un Battaglione Allievi Carabinieri, oggi invece ospita la Scuola Nautica della Guardia di Finanza. Nella cupola della torre più alta del castello vi è la Cappella Reale, voluta dal re Ferdinando di Borbone nel 1849.

Se si esamina linguisticamente Gaeta, si può rilevare la sua particolarità da questo punto di vista: infatti vi sono due distinti dialetti. Il primo è marcatamente napoletano ed è parlato nella parte “medievale” della città, il centro storico, comunemente conosciuto con l’appellativo “Gaeta Vecchia”; il secondo, invece, è parlato nel resto della cittadina, in quella zona conosciuta come “Borgo di Elena”, che fino al 1927 era comune autonomo. Questo secondo dialetto risente dell’influenza del linguaggio dei pescatori (prevalentemente pugliesi) venuti via mare e stabilitisi a Gaeta e di quello dei contadini trasferitasi dalle zone circostanti, ma comunque è profondamente diverso dagli altri dialetti dei paesi vicini, soprattutto da quelli collinari della valle del Garigliano,situati sul confine campano e che hanno un sistema vocalico simile ai Dialetti mediani. Ancor oggi gli abitanti di Gaeta Vecchia e dell’ex “Borgo” si prendono in giro sul loro diverso modo di parlare. La differenza è comunque dovuta alla circostanza che nel centro storico di Gaeta, che è stata l’ultima capitale dell’antico Regno di Napoli, vi risiedevano funzionari amministrativi e soldati che parlavano il linguaggio partenopeo, che ha sostituito progressivamente il dialetto antico. Ad ogni modo, sia il dialetto di Gaeta Vecchia che quello del resto del comune rientrano nei Dialetti altomeridionali.

Le differenze linguistiche sono abbastanza nette, anche se vi sono molti vocaboli in comune: nel centro storico, ad es., gli articoli determinativi sono “u” (il) ed “a” (la) come in molte zone del meridione d’Italia (con il plurale “ì” in entrambi i casi), mentre nel resto della cittadina rileviamo “gliù” (il, di tipologia ciociaro/abruzzese) e “la” (i plurali sono “gli” e “l’”). Nel centro storico non vi è articolo neutro, che è invece presente nel dialetto “borghiciano” e in tutti gli altri comuni della Provincia di Latina, eccezion fatta per le Isole Ponziane.

Anche se il dialetto di Gaeta Vecchia è nettamente simile al napoletano, rispetto a quest’ultimo prevede una pronuncia delle vocali all’interno della parola molto “allungata” (es. “magnaam” = mangiamo”, “lumìine” = lumìno”, “cuoorp” = corpo, “vièecchie” = vecchio= ecc.), mentre le vocali atone finali sono concordanti con quelle napoletane, come accade, in questo secondo caso, anche per il dialetto del resto della cittadina. In entrambe le parlate è presente il dittongo metafonetico napoletano (es. “pìètte” = petto, “ciènte” = cento, ecc.) Nel dialetto del centro storico non è presente la “palatalizzazione”, tipica di tutto il Basso Lazio (sia “borbonico” che “pontificio”) della Campania a ridosso del Garigliano e dell’Abruzzo, di “ll” in “gl”, che invece si rileva nel dialetto del “Borgo” (es.a Gaeta Vecchia “bello” è “beel”, mentre nel resto del comune vi è “bèglie”, o anche “chìil”, “quello”, che in “borghiciano” è “chìglie”). Sono presenti in entrambi i dialetti elementi lessicali classici del dialetto napoletano (es “ngoppa = sopra”, “accà” = qui ecc.) ma nel dialetto dell’ex “Elena” ve ne sono altri nettamente distinti, come per esempio “sìa” (sua, nel nap. e a Gaeta Vecchia è “suojè”) e ciò si rileva anche in qualche frase: a Gaeta Vecchia abbiamo per esempio “na palaat i pan” per dire un “filone” di pane, frase che vien utilizzata per prendere in giro gli abitanti del centro storico da parte di quelli del resto del comune (ove si dice ‘na chioppa de pan”).

Ecco altre differenze lessicali. nel dialetto di Gaeta Vecchia l’ultimo dell’anno e urtim’ dell’ann mentre nel resto del comune è calaan; lo “schiaffo” nel dialetto del centro storico è detto cruffoon, mentre nell’ex “borgo” è papànieglie; “pazzo” nel dialetto di Gaeta Vecchia è paaz, mentre nel resto è paie; le “lumache” nella parlata del centro storico sono dette esattamente come in italiano, mentre in “borghiciano” sono chiamate ciammarruchele.

Quanto alla morfologia verbale, nel dialetto del centro storico rileviamo un’ampia concordanza col napoletano (ma in molti casi, come già detto, le vocali sono più allungate), mentre nel dialetto del resto della cittadina vi sono, come capita in quello della vicina Formia, a volte concordanze col napoletano e a volte con i dialetti di alcuni comuni della Ciociaria (es. “magnìmme” = mangiamo, “parlìmme” = parliamo, accompagnìva = accompagnava, te lo so itt’ = te l’ho detto ecc.).

Prodotti Tipici Locali
Olive di Gaeta (olive nere di produzione locale in salamoia)
Sciuscelle, Mostaccioli (dolci natalizi gaetani)
la Tiella (pizza tipica gaetana con ripieni vari)
L’oliva di Gaeta si caratterizza per il suo colore nero e la sua dimensione ridotta. Grazie alla particolare conformazione del territorio che unisce le virtù della salsedine marina,portata dalla brezza fin sopra le colline, allo sviluppo degli ulivi,nasce il caratteristico sapore che rende unico questo frutto.
A differenza del passato, gli uliveti gaetani non sono più cosi diffusi. Sono stati estirpati numerosi alberi per venire incontro a nuovi commerci più redditizi nel corso del tempo. Il nome “olive di Gaeta” viene comunque usato troppo facilmente da molti produttori, applicandolo anche a prodotti che non hanno alcuna attinenza con la vera oliva di Gaeta. Il comune di Itri, che ha attualmente una notevole produzione di olive, sfrutta impropriamente il nome per il proprio prodotto che principalmente si basa su un’oliva grande e verde.

http://it.wikipedia.org/wiki/Gaeta

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5 commenti a “Tramonto su Gaeta”

  1. val g scrive:

    Bravo! Bravo! Bravo! :)

  2. marangipa scrive:

    E’ una bellissima foto panoramica.

  3. riparolo scrive:

    Notevole , punto di ripresa e strutturazione veramente eccellente,complimenti .

  4. val g scrive:

    Bravissimo Lorenzo!!! Bel risultato! :)

  5. lorenzangel4life scrive:

    Gazie…Merita molto questo punto di ripresa.

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