GUIDA  Quarona

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Foto Quarona:
2012, 2009, 2008

Quarona è situato in Piemonte in Provincia di Vercelli. Il lunedì precedente al 24 giugno si festeggia il Patrono, San Giovanni Battista. Tra gli edifici religiosi: Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonio; Chiesa della Beata al Monte; Chiesa della Beata al Piano.

Confina con i comuni di: Varallo, Cellio, Borgosesia e Breia.

Indice

Dove Mangiare

  • Ristorante Italia, Piazza della Libertà, 27. Telefono: 0163-430147. Chiuso il lunedì.
  • Pizzeria Ristorante Cavour, Via G. Zuccone, 1
  • Trattoria Pizzeria La Crota Dei Giullari, Via Roma, 13

Biblioteche

  • Biblioteca Civica Daniele Vasino, Via G. Lanzio, 1

Volontariato, Onlus e Associazioni

  • Associazione Villa Rolandi, Via Lanzio [1]

Complessi Bandistici

  • Corpo Musicale di Quarona, Piazza Libertà, 1

Informazioni Utili

Icona train t.gif Come Arrivare

Bibliografia

  • Quarona tra bande e fanfare: la vita di un paese nella storia delle sue bande musicali, Alberto Lovatto, Associazione culturale quaronese (1997)
  • La Chiesa di S. Giovanni al Monte a Quarona, contributi di Franca Tonella Regis et altri; presentazione di Mario Perotti, Associazione culturale quaronese (1991)

Memorie Storiche

Nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale (1847) Goffredo Casalis così descrive il comune:

Quarona (Quariona), com. nel mand. di Varallo, prov. di Valsesia, dioc. e div. di Novara. Dipende dal senato di Casale, intend. prefett. ipot. insin. e posta di Varallo. Quarona è una delle più antiche parrocchie e comunità della Valsesia, sebbene sia circondata da montagne in tutti i suoi lati, tranne nella parte australe. La sua posizione è in pianura a mezzodì da Varallo sulla manca del Sesia circa la metà della strada provinciale che da Varallo tende a Novara. E distante tre miriametri dal capoluogo di provincia, e ventitre da Novara.

Il comune è diviso in sole due frazioni, dette l'una Vico, e l'altra Valmaggiore: quest'ultima è lontana poco più di un miglio dal centro parrocchiale; la prima non lo è che di soli cinque minuti: comodissima è la strada che mette al cantone del Vico, essendo essa la strada provinciale. Le vie di comunicazione ai circostanti paesi, e le vicinali, trovansi tutte in buono stato.

I balzi che circondano Quarona sono coperti di castagni fruttiferi sino ad una certa altezza, e nelle loro parti superiori offrono molti castagni selvatici. Il monte che vi sorge a maestrale, è detto dei Roncacci, perchè essendo men alto degli altri fu già dissodato, e coltivasi ora per due terzi a viti ed a campi, di cui sono abbondevoli i prodotti.

Il territorio di Quarona è bagnato dal Sesia, che lo divide da quello vicinissimo di Doccio: lo irriga eziandio il torrente Cavaglia, che scendendo dalla parte di settentrione viene a sboccare nell'anzidetto fiume.

Il luogo di Doccio ne è distante più di cento metri da Quarona; ciò non di meno non vi sono tra questi due luoghi alcune particolari relazioni per causa del Sesia che li divide. Siccome non saprebbesi ivi gittare un ponte di vivo o di legno, o ne sarebbero troppo gravi i dispendii, vi riuscirebbe di vantaggio indicibile agli abitanti dell'una e dell'altra sponda la costruzione di un ponte in ferro, somigliante a quello che si sta costruendo sul fiume sopraccennato nel sottostante comune di Isolella.

Così nel Sesia, come nel torrente Cavaglia, si trovano varie specie di pesci: squisitissime sono le trote che vi contengono in qualche copia. Il suolo è assai produttivo di cereali. Vi si coltivano le viti, e si fanno copiose ricolte di uve bianche, le quali per altro non giungono a perfetta maturità.

In una montagna detta ai Ghibellini si coltiva una cava di granito di grana fina, colla mica era a piccole squame: sulla stessa montagna un'altra ve n'ha di granito a grana fina, colla mica bigia, e cosparso di piccole macchie giallognole, prodotte dal ferro ossidato, od a piccolissime piriti in iscomposizione.

La nuova chiesa parrocchiale è sotto il patrocinio di s. Antonio abate; offre nulla di particolare, ad eccezione di un'insigne reliquia e di un quadro rappresentante la B. Vergine col Bambino, che è una delle più pregiate opere del rinomatissimo pittore Gaudenzio Ferrari. L'antica chiesa parrocchiale di Quarona, dedicata a s. Giovanni Battista, sorgeva sopra di un monte; e là convenivano non solo i terrazzani di questo luogo, ma eziandio quelli di Breja, Cadarafagno, Castagneja, Agarla, e di altri paesi; ma poichè riusciva loro di troppo incomoda in recarvisi per assistere alle sacre funzioni, fu abbandonata quella chiesa tostochè fu costrutta quella di s. Antonio abate. Sebbene per la sua vetustà sia molto decaduta l'antica parrocchiale, tuttavia essa è osservabile per la sua costruzione, e perchè fra le tante pitture di cattivo gusto, ve ne sono alcune assai belle, e credute di un qualche distinto allievo del prelodato Gaudenzio. Dopo dieci minuti di salita da questo vetustissimo tempio si ascende a quello dedicato alla B. Panesia, o Panacea, della quale si farà cenno qui appresso. Da lunga età vi esiste un'opera di pubblica beneficenza, la quale distribuisce ai poveri del comune l'annua rendita di lire mille.

I quaronesi sono d'indole assai buona: esercitano varie professioni ed arti meccaniche in Piemonte, in Milano, nella Svizzera, e nel reame di Francia.

Cenni storici. In tempi assai rimoti il luogo di Quarona era molto più ragguardevole di ciò che lo sia di presente. Già nel secolo III godeva del vantaggio di particolari statuti, compilati per cura del comunale consiglio: i più antichi di essi hanno la data dell'anno 1227. La sua positura nel mezzo della valle fece sì che più volte fu teatro di pugne sanguinose.

Nel maggio del 1738 il vescovo Giberto Borromeo insigniva del titolo di arcipretura l'attuale parrocchia di s. Antonio abate. Nel precedente secolo, cioè nel 1675, veniva riposto in questa chiesa il corpo di s. Vincenzo martire, estratto dal cimitero di Ciriaca. La chiesa della B. Panacea fu eretta nel sito, ove, secondo la tradizione, confermata da varii scrittori, fermaronsi, nè più vollero muovere d'un passo i giovenchi, che tiravano il carro su cui era il frale della Beata, che fu barbaramente uccisa dalla perfida sua matrigna.

Nativa di questo luogo era la virtuosissima Panesia, o Panacea. Il suo padre Lorenzo era di Cadarafagno, e la sua genitrice Maria Gambini di Ghemme. Ancor si addita la cameretta, in cui ella venne alla luce nel 1368: era appena in età di tre anni quando ebbe la disgrazia di perdere la piissima sua madre, ed ebbe poi a sopportare gli effetti della barbarie di sua matrigna Margherita Gallogi di Locarno, la quale tanto più arrabbiavasi contro di lei, in quanto che vedevala ornata di tutte quelle virtù, onde s'informano le anime sante; a tal che giunse alla scelleratezza inaudita di ammazzarla: questo barbaro atto ella commise in odio della religiosa pietà che risplendeva nella trilustre vergine divenuta l'oggetto del suo infernale livore.

La sacra spoglia dell'innocente verginella fu trasportata a Ghemme, ove ora è umilmente riposta in un semplice sarcofago non conveniente nè alla maestà di quel tempio, nè alla somma venerazione in cui vi è tenuta la vergine martire di Quarona. Assai rinomata è la festa che nella stupenda chiesa parrocchiale di Ghemme si celebra ogni anno in onore di lei nel primo venerdi di maggio, e nella domenica susseguente. Nè solo in quel villaggio è tenuta in grande venerazione la memoria della B. Panacea, ma eziandio nel luogo ove ebbe i natali, in altre terre della Valsesia, e nelle cospicue città di Novara, Milano, Cremona, Roma e Vienna.

Convien credere che la Panacea già fosse notissima per la sua santità mentre viveva; giacchè subito dopo il martirio da lei sofferto se ne invocò il patrocinio presso Dio non solo da' suoi paesani, ma ben anche dagli abitanti dell'intiera valle di Sesia: varii prodigii ad intercessione di essa Beata furono operati a pro di quelli che ne implorarono l'assistenza in gravi loro bisogni; e fu perciò che parecchi scrittori vollero tesserne l'elogio, qual più, qual meno distesamente; fra questi noteremo:

  • Rocco Bononi, paroco di Quarona.
  • Bernardino Lancia, paroco dello stesso luogo negli ultimi anni del secolo XVI.
  • Il venerabile Bescapè vescovo di Novara, il quale inserì nella sua Novaria Sacra un compendio della vita di questa beata.
  • Il P. Filippo Ferrario nel martirologio da lui mandato alla luce nel 1625.
  • Il sacerdote Ettore Alberganti, che nel 1649 pubblicò in Milano la Matregna, ossia vita della B. Panacea.
  • Il P. Emiliano Castiglioni Sommasco, che nel 1666 diede alla luce una storia estesa della medesima Beata; storia di cui si fecero posteriormente varie edizioni.
  • Il P. Cappellani, paroco di s. Lucia di Cremona, che nel 1670 pubblicò un libro intitolato: delle grazie ottenute per l'intercessione della B. Panacea.
  • Gioan Battista Zenoni, paroco di Parone, nel 1671 scrisse pure la vita di questa vergine e martire, di cui parlarono poscia con grande lode i Bollandisti, le effemeridi stampate in Napoli nel 1686, il poeta Francesco De-Lemene, il Cotta nel museo novarese, il Rejna nella sua Lombardia, il P. Giuseppe Antonio Chiara da Varallo, il sacerdote Francesco Milanoli di Grignasco, distinto poeta, il sacerdote Gio Battista Bovio, il canonico Pier Francesco Gallizia, il dottore Sebastiano Rovida, Francesco Travelli arciprete di Ghemme. Finalmente nel 1837 coi tipi di Giacinto Marietti si metteva alla luce in Torino un opuscolo, attribuita a Silvio Pellico, col seguente titolo: notizie intorno alla B. Panaria, pastorella valsesiana nativa di Quarona.

Popolazione 700 circa.

In Corografia dell'Italia (1832) così viene descritto il comune:

ACQUARONA, volgarmente QUARONA, vill. di Lombardia negli stati del re di Sardegna, prov. di Varallo, sulla sinistra sponda del fiume Sesia, ed ai piedi di dirupato monte, che quivi restringe la valle in cui scorre l' anzidetto fiume. Le molte croci, che veggonsi sparse sopra di esso, sono altrettanti segnali di persone cadute da que' dirupi nel cogliere le castagne o nel segare i prati. Un impetuoso torrente, chiamato egualmente Acquarona, gli passa vicino prima di gettarsi nel Sesia, 4 miglia al di sotto da Varallo. Questo villaggio, non ostante la sua situazione, presentasi in ameno aspetto. Una vicina grotta molto s' inoltra nell' interno del monte, e pretendesi abbia fine nella valle di Bagnella, dist. d' Omegna. Vi si annoverano quasi 250 abitanti; i suoi dintorni danno buoni pascoli ed abbondano di piante fruttifere.