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Foto Palazzolo Acreide:
2012, 2009, 2008
Mulino Santa Lucia
Villa comunale

Palazzolo Acreide è situato in Sicilia in Provincia di Siracusa.

Confina con i comuni di: Sortino, Solarino, Noto, Floridia, Cassaro, Buscemi e Siracusa.

Balconata del palazzo Cafici Lombardo

Le città barocche della Val di Noto sono Patrimonio dell'Umanità iscritto nella prestigiosa lista dei Siti UNESCO.


Indice

Ritratto della Città

Sono innumerevoli i motivi che portano il visitatore a Palazzolo Acreide: il riconoscimento da parte dell' Unesco nel 2002 e l’iscrizione di Palazzolo Acreide tra le Città Barocche del Val di Noto; una zona archeologica tra le più antiche nello scenario italiano, il cui tessuto urbano si è mantenuto relativamente integro e in cui si possono vedere le varie stratificazioni storiche; le necropoli sicule risalenti al XII secolo a. C., le rovine della polis greca AKRAI e le successive ricostruzioni ad opera di romani e bizantini; un centro storico di grande valore architettonico, esempio peculiare di architettura Barocca, conseguenza della ricostruzione post-terremoto del 1693 e i palazzi in stile Liberty ;

le sculture rupestri denominate Santoni, un completo e articolato aggregato figurativo, relativo al culto della Magna Mater; i resti del castello normanno e tutto intorno una struttura urbanistica medioevale; un paesaggio estremamente vario, in cui imperano le cave iblee, con la Riserva Naturalistica Orientata di Cava Grande e la Riserva Naturalistica Valle dell'Anapo-Pantalica ; varie chiesette rupestri bizantine con affreschi, un mulino ad acqua perfettamente funzionante, insieme al Museo della macina. le manifestazioni religiose come la festa di San Paolo e di San Sebastiano, conosciute in tutta la Sicilia per la loro spettacolarità; un carnevale tra i più antichi di Sicilia, con sfilate di carri allegorici e gruppi in maschera, sagre, veglioni; il Festival internazionale del Teatro Classico dei Giovani, che richiama annualmete molti studenti provenienti da ogni parte d'Europa.

I Prodotti tipici locali come il miele già uso in epoca greca, l'olio D.O.P. "Monti Iblei", i formaggi, i funghi, la salsiccia e la rinomata cucina palazzolese assaporabile nei molti ristoranti sparsi per la città; la Rassegna agroalimentare dei prodotti e piatti tipici palazzolesi, la mostra natalizia I presepi, arte e tradizione; le manifestazioni della Casa Museo, la Mostra mico naturalistica akrense.

Storia

I ruderi del castello

Le prime tracce di attività umana nel territorio di Palazzolo si trovano già nelle varie fasi del paleolitico, del neolitico, dell’età del bronzo e del ferro, fino all’arrivo dei greci. A partire dal l X-XI secolo a.C. i Siculi abitavano il vasto altopiano stanziati in necropoli scavate in costoni rocciosi e raggruppati in piccoli villaggi, in questo territorio, allora ricco di boschi, sorgive e corsi di acqua, i corinzi siracusani, su un colle caratterizzato da pareti inespugnabili, fondarono nel 664-663 a.C. la loro prima colonia: Akrai.

La nascita di Akrai, così come attesta Tucidide avvenuta settant’anni dopo quella di Siracusa, stabiliva una importante fase di espansione territoriale dei siracusani verso la conquista del ricco entroterra sospingendo cosi gli indigeni verso l’interno dell’isola siciliana. Le sepolture della necropoli di Pinita-Torre Iudica che risalgono alla metà del VII secolo a.C. con la progressiva estensione di queste nel VI e V secolo a.C., e la nuova necropoli di Colle Orbo, con sepolture dei secoli successivi, danno la misura della continuità dello sviluppo di questa piccola, florida, polis greca. Akrai ebbe sicuramente una propria autonomia amministrativa, anche se in periodo classico sembra non aver coniato alcuna moneta.

Akrai in relazione ad importanti avvenimenti della storia siciliana viene sempre citata da scrittori e storici antichi tra cui Diodoro Siculo, Livio, Plutarco e Tucidide. Nel 413 a.C., secondo Tucidide nei pressi di Akrai, i siracusani sconfissero definitivamente il condottiero ateniese Nicia. Plutarco, descrivendo la spedizione di Dione contro il tiranno siracusano Dionigi II, nel IV secolo a.C., racconta che il primo, sbarcato ad Eraclea Minoa, marciò verso Siracusa radunando volontari, gli esuli siracusani, i mercenari. Fece tappa ad Akrai da dove annuncio che avrebbe attaccato Leontinoi , Dione ripartì da Akrai e facilmente nel 317 a.C. conquistò Siracusa. All’inizio della I guerra punica, nel trattato di pace del 263 a.C., conclusosi tra i Romani e Gerone II, Akrai è ricordata da Diodoro Siculo come una delle città del regno siracusano.

Durante il regno di Gerone II (275-215 a.C.) che Akrai raggiunse il massimo fulgore, sono proprio di questo periodo i più importanti monumenti finora scoperti tra cui il teatro, il bouleuterion, il bassorilievo dell’Intagliata i templi acrensi, i Santoni, i templi ferali e il decumano la strada cittadina. Livio nel III secolo a.C. cita ancora Akrai in occasione di una battaglia comattuta ad Akrillae (colonia di Akrai) nel 213 a.C., tra l’esercito romano del console Marcello ed i Siracusani dello stratega Ippocrate. Ippocrate, persa la battaglia, si rifugia ad Akrai, conquistata Siracusa nel 211 a.C. i territori e le città del dissolto regno siracusano diventano provincia romana.

A partire dal tardo periodo Imperiale le fonti storiche non menzionano più Akrai, e così pure negli anni delle invasioni dei vandali e dei goti, si ritrova traccia di vita nei secoli IV e V d.C. Akrai si afferma come il più importante centro cristiano della Sicilia Orientale, dopo Siracusa. Nel VI sec. d.C. fu definitivamente annessa all’impero bizantino; anche in questo periodo, sebbene in una fase di decadenza, Akrai risulta abitata e frequentata, la popolazione si era trasferita, in gran parte, in numerosi piccoli villaggi agricoli sparsi nel territorio acrense. Nell’827 gli arabi procedono speditamente alla conquista dell’isola siciliana, ad Acre si concentrarono le forze bizantine dell’isola per cercare di fermare l’avanzata araba e dar modo a Siracusa di fortificarsi e prepararsi all’assedio. In questa circostanza o l’anno successivo, Acre fu messa a ferro e fuoco e distrutta per sempre, dell’antica Acre si perderà ogni traccia .


Il borgo medievale sorse vicino all’antica Acre, su un piccolo e ben difeso sperone roccioso sottostante, in posizione strategica di controllo sul territorio e sulle vie di comunicazioni là dove sorgeva un palatium imperiale che sicuramente ha determinato il nome del nuovo abitato in Palatiolum oppure Palatiolus. Qui, nei primi anni del regno normanno, venne edificato un castello che dal lato settentrionale si ergeva su un’inaccessibile parete rocciosa, intorno al castello si sviluppò il borgo, una struttura urbanistica caratterizzata da strette strade a semicerchio e concentriche, protetto da una cinta muraria.

Palazzolo nel secolo XI sembra appartenere a Guilfrido, figlio del Conte Ruggero; nel XII secolo, invece, faceva parte dei possedimenti di Tancredi. Tancredi nel 1103 donò tutti i territori limitrofi a quelli di Palazzolo alla Chiesa, il feudo di Santa Lucia di Mendola alla Chiesa di Bagnara, e l’anno successivo, 1104, il Casale de Montaneis (Bibino) e le relative terre alla Chiesa Siracusana. Traccia di un’antica menzione di Palazzolo fatta dallo storico Edrisi, 1145 circa, indicata come Balansùl, riadattamento arabo di vocabolo di origine latina Palatiolu(m), forma quest’ultima ritrovata in una bolla di Papa Alessandro III del 1169 in cui si fa riferimento alle diverse chiese esistenti in quel periodo a Palazzolo.

Nel 1282 Re Pietro concesse Palazzolo, assieme ad altre terre, ad Alaimo da Lentini, e rimase sotto la signoria di questultimo fino al 1287-88. Re Carlo II donò la terra di Palazzolo ed i suoi feudi a Carlo Santillis nel 1289 . Gli eredi di Guglielmo Castella nella descriptio feudorum, datata 1330, vengono descritti come feudatari della terra Palatioli et feudo Bibini. Nel 1343 Parisio de Castellar è signore di Palazzolo, negli anni seguenti il feudo è coinvolto nella guerra siculo-angioina; in una tregua del 1357 il castrum Palacioli è controllato dagli angioini, riconquistata nel 1359 per Re Federico, da Artale Alagona.

Nel 1360 Roberto de Castellar e la moglie Beatrice di Montaperto barones Palatioli sposarono la loro figlia Bartolomea con Matteo d’Alagona, appartenente ad una delle più potenti famiglie siciliane. La baronia di Palazzolo che allora comprendeva i feudi di Bibino, i feudi minori di Bibinello e Falabia e i feudi di Pinita, Cugnarelli e Poi, venne data in dote allo sposo. In seguito alla rivolta dei baroni siciliani contro Re Martino I d’Aragona (detto l’Umano) i beni degli Alagona furono confiscati. (1392).

Nello stesso anno Re Martino donò il castello, la terra e i feudi di Palazzolo a Ponzio d’Intenza e d’Alcalà, questi morì in Provenza quattro anni dopo, lasciando unica erede la figlia Franzina. In questo periodo nel intorno al 1397 il castello di Palazzolo venne assediato invano da Guglielmo Raimondo Moncada che, insieme ad altri baroni, si era rivoltato contro Re Martino I.

Nel 1400 il Re d’Alagona concesse la baronia di Palazzolo a Iacobo Campolo, secreto del Regno di Sicilia. Il Campolo, nel 1403, aderì alla rivolta del Conte di Modica, Bernardo Cabrera, che rinforzate le difese del castello di Palazzolo vi si rifugiarono.

Lo stesso Re Martino I per stroncare la ribellione fu costretto a condurre il suo esercito all’assedio di Palazzolo. L’assedio, si protrasse per oltre due mesi senza risultati a causa della posizione elevata del castello, alla fine Bernardo Cabrera si sottomise al Re ottenendo il perdono anche per Iacobo Campolo, al quale il re risparmiò la vita ma non la baronia di Palazzolo che fu confiscata. Così, nel 1405, la baronia di Palazzolo ritornò in possesso di Bartolomea Castellar e d’Aragona, la quale, nel 1407, la donò alla figlia Eleonora. Questa contraendo matrimonio con Alvaro Casaponti ed Eredia gli portò in dote la terra, il castello e i feudi di Palazzolo.

Eleonora non avendo figli, con una donazione tra vivi, assegnò il castello e la baronia di Palazzolo ad Artale d’Alagona e la baronia del Bibino Magno a Mazziotta d’Alagona, suoi nipoti. Eleonora, chiamata anche Berlingaria, dopo la morte di Alvaro, sposò in seconde nozze nel 1438 Pietro La Desma. Ad Artale successe il primogenito Andrea il quale ottenne l’investitura nel 1479. Questi sposò Elisabetta Santapau, dal matrimonio nacquero Artale, Ponzio ed Eleonora. Andrea d’Alagona morì lasciando i figli in minore età per cui, nel 1497, l’investitura toccò alla moglie Elisabetta per conto del primogenito Artale. Nel 1533, in seguito ad una congiura di palazzo, Artale d’Alagona venne assassinato nelle stanze del castello. Sembra che ad ordire la congiura fosse stato il fratello Ponzio, il quale, ritenuto colpevole, fu giustiziato a Palermo l’anno successivo.

Nel 1534 la baronia passò alla sorella Eleonora che in precedenza aveva contratto matrimonio con il catanese don Giovanni Bonaiuto, il loro figlio primogenito Antonio Bonaiuto Alagona rilevò il titolo baronale e sposò donna Francesca Gulfis, In questo periodo nel 1552, in seguito ad un particolare contratto matrimoniale fra Artale Bonaiuto d’Alagona, figlio di Antonio, e donna Vincenza Lucchese, vedova De Caro, la baronia, di fatto, fu ceduta a don Matteo Lucchese, padre della sposa, barone di Delia, il quale, in cambio del titolo nobiliare si era accollato i debiti della baronia. La baronia, alla morte di Matteo Lucchese avvenuta nel 1571 , ritornò ad Artale d’Alagona nel 1573. Artale, oberato ormai dai debiti, fu costretto, nel 1579, a cedere tutti i beni di Palazzolo a Francesco Santapau, principe di Butera, marchese di Licodia.

Don Francesco Santapau lasciò erede universale la moglie donna Imara Benevides nel 1600, che acquistò dalla Magna Curia nel 1606 il mero e misto imperio, che gli dava il potere di amministrare, senza alcuna limitazione, la giustizia civile e penale. Nel 1625, per la morte di don Gutterra, il principato di Palazzolo passò a don Vincenzo Ruffo di Calabria cui successe nel 1632 il primogenito Fabrizio. A questi successe il fratello secondogenito don Francesco il quale, donò nel 1667 il principato di Palazzolo al fratello germano don Tiberio , Il 1693 fu l’anno del terribile terremoto evento catastrofico che modificò la storia del paese e portò alla nascita del barocco settecentesco. La signoria dei Ruffo durata circa duecento anni si concluse con l’abolizione dei poteri feudali nel 1812 decretata dal parlamento siciliano, nel 1862, a Palazzolo fu aggiunto il patronimico Acreide (nome che indica la supposta relazione con l'antica città greca).

Da Vedere

I Santoni (culto di Cibele)
  • Basilica di San Paolo ( patrimonio dell'UNESCO).
  • Basilica di San Sebastiano (patrimonio dell'UNESCO).
  • Castello Medievale (ruderi)
  • Catacombe di Santa Lucia
  • Grotta di Senebardo
  • Latomie: Intagliata e Intagliatella
  • Palazzo comunale
  • Teatro Greco
  • I Santoni (culto di Cibele)

Vasto complesso di figurazioni relative al culto della Magna Mater. Un monumento singolarissimo, di grande interesse per la storia delle religioni nel mondo antico. Si tratta del maggior santuario dedicato al culto di Cibele, la gran madre degli dei. Esistono dodici grandi rilievi su un fronte di circa trenta metri, dieci dei quali riproducono la stessa figura femminile, seduta, con comuni elementi descrittivi. Gli altri due invece contengono scene più complesse, datate IV e III secolo a.C. La figura femminile effigia è la dea Cibele. Il sito si trova a pochi metri dall'attuale abitato di Palazzolo Acreide.

Dove Dormire

Dove Mangiare

  • Ristorante Andrea, Via Maddalena, 24
  • Ristorante Il Barocco, Via Duca D'Aosta, 27
  • Ristorante Colle Acre, nei pressi della Piscina Comunale
  • Ristorante Pizzeria La Corte Di Eolo, Via A. Uccello, 1
  • Ristorante il Portico, Via dell'Orologio
  • Ristorante Pappalardo, Via Galeno, 24
  • Ristorante Tancredi, Via P. Messina, 29/31
  • Ristorante Valentino, Corso Vittorio Emanuele, 70


Itinerari D'Arte

Sculture nel Territorio organizzata dal collezionista Diego Uccello, curata da Ornella Fazzina a Palazzolo Acreide dal 9 Maggio al 30 Giugno 2012. La Mostra-Attraversamenti di Vincent Pirruccio vuole valorizzare spazi e piazze del centro storico e delle zone archeologiche con grandi sculture; questa Mostra, modificando la percezione dello spazio, vuole restituire una moderna e nuova immagine dal punto di vista urbanistico. Le opere in ferro, poste su di un percorso urbano, vogliano dialogare sia con i posti dove sono ubicati sia con la gente. Nella città sono state esposte sei opere , quattro nelle piazze del centro storico, mentre altre due sono state collocate nei pressi dell'area archeologica.

Le opere realizzate in ferro, secondo l'artista, vogliono ricalcare uno schema formale molto rigoroso trovando la sua massima manifestazione nella scelta dello schema geometrico. Attraverso queste sculture, (tecnica e matematica), che sono le caratteristiche di queste opere, si crea un connubio fra studio razionale della forma e la forma urbis esprimendo una matrice plastica che genera movimento in strutture che si espandono gradualmente. Il percorso della mostra : Teatro Greco, Corte di Eolo, Piazza del Popolo, Via Roma, Piazza Umberto, Piazzale Marconi.

Musei

  • Casa-Museo Antonio Uccello, via Machiavelli, 19. Telefono: 0931-881499
  • Museo dell'Informatica Funzionante, Via Carnevale, 17
  • Museo del Presepe, Via Padre Giacinto, 6
  • Museo dei Viaggiatori in Sicilia, Palazzo Vaccaro - Via Maestranza, 5. Telefono: 0931-871260


Biblioteche

  • Biblioteca Comunale G. D'Albergo, Piazza del Popolo
  • Biblioteca dell'Institute of musical technology, Via Polariete, 14


Volontariato, Onlus e Associazioni

  • Associazione Anffas Onlus Sezione di Palazzolo Acreide e Zona Montana, Via Alessandro Italia
  • Associazione Comunale A.V.I.S., Via Cappuccini, 11
  • Ermelinda Rigon Onlus, Contrada Fontanabotte

Informazioni Utili

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Bibliografia

  • Terra Palatioli. Palazzolo Acreide: immagine e memoria, Lucia Trigilia - Luigi Lombardo, Ed. Lombardi (1999)
  • Palazzolo Acreide, Giuseppe Di Pietro, Ed. Parisi (2005)
  • Cultura e uomini di cultura nella seconda metà del secolo XIX in Palazzolo Acreide, S. Aliotta (1983)

Memorie Storiche

Nel Dizionario del 1858 di Antonio Busacca la città viene così descritta:

Palazzolo - Capo circondario. È nel val di Noto e sua Intendenza distretto e diocesi. Dista 18 miglia dal mar Jonio e 155 da Palermo. Popolazione 9840. Territorio sal. 412. Exfeudo della famiglia Ruffo dei principi di Scilla. Si crede sorgere sulle rovine di Acre, ma i più vogliono su quelle d'Erbesso; Si vedono avanzi d'antichità, sepolcri, catacombe, un profondo pozzo ed una strada sotterranea. Esporta grano ed olio.

Mentre Corografia dell'Italia (1834) riporta:

PALAZZOLO, città di Sicilia, prov. di Siracusa, dist. di Noto, capoluogo di cantone, con circa 8,000 abitanti. Sta sopra le rovine dell'antica Acre, una delle più celebri colonie siracusane. Vi si trova un pozzo profondissimo, diverse costruzioni criptiche, varii sepolcri ed alcune porzioni di roccie scolpite in bassirilievi. I suoi dintorni sono ubertosissimi di cereali, di vini e di olii. Sta 10 miglia a ponente da Siracusa e 12 a maestro da Noto, ed ha titolo di principato.

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