19 Giugno 2008

Un “respiro lungo” per volare verso orizzonti europei

di Marcello Di Sarno (Blog Pesaro. Interviste Sindaci)

Il sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli intervistato per Comuni-Italiani.it

Come si presenta la sua città a chi oggi la vive quotidianamente?
Per chi la vive quotidianamente, come si sa, finiscono per avere molto peso le insufficienze, i problemi, anche piccoli, che quotidianamente si incontrano. Tuttavia quando i pesaresi riescono ad alzare lo sguardo, se chiedete loro “com’è Pesaro?”, Luca Cerisciolinormalmente rispondono che “è una città dove si vive bene”. Una città a dimensione d’uomo, non troppo grande e allo stesso tempo con opportunità (per quanto riguarda la cultura, lo sport, gli spettacoli, l’istruzione o altri servizi essenziali) uguali a quelle di cui si dispone in città molto più grandi; per alcuni servizi sociali anche con opportunità nettamente maggiori.
Poi vi diranno dell’ambiente straordinario di una città in cui c’è il mare a poche centinaia di metri da casa, c’è un centro antico con i suoi beni e attività culturali, ci sono tutto attorno colline bellissime (Pesaro è l’unica città dell’Adriatico racchiusa fra due colli a picco sul mare) con alcuni borghi antichi e tanti luoghi per gustare la cucina tipica.
Tutto questo racchiuso in percorsi che in auto non durano più di mezz’ora. Si va dalla casa al lavoro in poco tempo; la mobilità automobilistica è molto migliorata grazie ad alcune opere stradali, parcheggi e una serie di ben curate rotatorie che hanno soppiantato molti semafori. Sta prendendo corpo una rete di piste ciclabili alcune delle quali vengono letteralmente “godute” da migliaia di pesaresi e turisti.

Tre validi motivi per visitarla?
Consiglierei un soggiorno di qualche giorno, più che una visita mordi e fuggi.
Pesaro va gustata “nel suo tempo migliore”: da maggio a settembre, magari scegliendo la concomitanza con qualcuno degli eventi più importanti. Come i meeting sportivi, la “Mostra del Mobile”, la “Buona Notte” o Notte Bianca, la “Mostra Internazionale del Nuovo Cinema”, il Rossini Opera Festival, qualche grande concerto o spettacolo all’Adriatic Arena.
Perciò il primo motivo è quello di partecipare ad eventi di grande qualità e interesse mondiale.
Il secondo è quello di poter fare una vacanza di mare (bandiera blu), magari sulle spiagge libere e meno affollate, ma servitissime, utilizzando la bicicletta sulla magnifica pista ciclabile che fiancheggia queste spiagge, in un contesto di grande tranquillità e sicurezza.
Il terzo è quello di poter fare una vacanza ricca di contenuti, non solo il mare o gli eventi: godere la città nelle ore dello shopping e degli aperitivi, nei bar e le piazze del Centro storico; fare escursioni nelle colline che circondano a “320 gradi” la città, raggiungendo in pochi minuti almeno nove Castelli o Borghi (tra cui famoso e bellissimo quello di Gradara) entro ai quali (e lungo le strade che li collegano) c’è solo l’imbarazzo della scelta per trattorie, locande, ristoranti ove gustare dall’alta cucina di pesce ai tradizionali piatti della cucina di una volta.
Ma facendo base a Pesaro si possono visitare ogni giorno altri centri ricchi d’arte e storia (fra cui la splendida Urbino) immersi in paesaggi raffaelleschi da mozzare il fiato.

Chi o cosa, secondo lei, ne ha fatto la storia, ne ha plasmato l’identità?
E’ quasi impossibile riassumere in due o tre elementi una storia e una identità che sono il prodotto di una stratificazione che ha oltre 2500 anni. I romani che la fondarono come accampamento in posizione strategica verso la fine della strada consolare Flaminia ne hanno definito la trama urbanistica di base e hanno lasciato memorie archeologiche di pregio; ma prima di loro Novilara era un insediamento importante della civiltà picena.
A livello delle classi dirigenti nei secoli successivi, in particolare nel rinascimento, la storia l’hanno fatta soprattutto gli Sforza, i Della Rovere e i Montefeltro. E poi i Legati pontifici, le famiglie nobiliari che erano soggetti economici ma anche intellettuali e mecenati tanto che Pesaro nel ‘700 era definita “l’Atene dell’Adriatico”.
Nella seconda parte del ‘900, oltre alle classi dirigenti politiche della Repubblica e alle forze sociali organizzate, sono alcune figure di ex operai divenuti imprenditori, nel settore dei mobili, del vetro curvato e delle macchine per la lavorazione del legno, che hanno raggiunto posizioni di primissimo piano nazionale, che hanno segnato la storia di Pesaro.
Dal punto di vista della gente di Pesaro e della identità popolare veramente gli influssi sono stati molteplici. Colonia picena e poi romana, ha visto l’occupazione dei Galli Senoni e dei Longobardi; una parte della città è fortemente contaminata dal suo rapporto col mare e dal contatto con le popolazioni della sponda balcanica o con quelle che solcarono l’Adriatico e il Mediterraneo (nel XV° secolo si ebbe una migrazione significativa dalla Slavonia); l’altra parte è figlia del contado rurale e delle sue culture. Ma questa identità si è ulteriormente incrociata negli ultimi 60 anni, quando Pesaro, dopo la II° Guerra mondiale, è passata rapidamente dai 50000 abitanti agli attuali 92000 per effetto di una fortissima immigrazione dall’entroterra, cioè dalle campagne che erano di cultura “umbra”.
Nei decenni si sono formate consistenti colonie di pugliesi e campani. Ed oggi sta di nuovo cambiando per la presenza di un forte gruppo di famiglie immigrate ben integrate. Girando per le vie e piazze del centro nelle ore del passeggio si sente parlare diffusamente il russo, il moldavo, l’albanese, l’arabo o il sudamericano; oltre al tedesco, il francese, l’inglese, il giapponese o il coreano dei turisti e dei frequentatori del ROF o della Mostra del Cinema.
Dunque Pesaro è una città multiculturale in cui le tradizioni sono salde e si mescolano armonicamente con le nuove culture, così da esaltare il suo essere città tranquilla, tollerante, solidale, città della cultura, dello sviluppo industriale ancorato al territorio e all’ambiente sociale, aperta agli orizzonti europei e mondiali.

Per quale aspetto della sua città va personalmente fiero?
Sono fiero della sua profonda coscienza democratica. Sono fiero del suo essere città natale e destinataria della eredità di Gioachino Rossini e quindi delle istituzioni e manifestazioni messe in piedi attorno alla sua opera: la Fondazione Rossini che ha restituito al mondo la conoscenza dell’opera del Maestro; il Rossini Opera Festival che consente al mondo di vivere la rappresentazione ad alto livello delle sue Opere; il prestigioso Conservatorio di Musica G. Rossini.
Fiero che per queste ragioni Pesaro possa candidarsi al riconoscimento di Città della Musica da parte dell’UNESCO. Sono fiero delle realtà industriali che partendo dalla tradizione artigianale e della piccola impresa oggi svettano nel mercato internazionale per qualità del prodotto e innovazione tecnologica. Fiero perché nello sport Pesaro, oltre ad una pratica diffusa, vanta primati nazionali e mondiali come nel basket, nel volley femminile o nel nuoto, e uno dei più bei palazzi dello sport d’Europa.

Tra progetti da portare a termine e traguardi ambiziosi da perseguire, come vede il futuro della sua città?
Vedo un futuro di forte modernizzazione che la liberi da ogni residuo di provincialismo ma che esalti i suoi caratteri storici, le sue peculiarità, proiettandoli sempre più nell’orizzonte europeo.
Tra i progetti da portare a termine e quelli da avviare c’è l’ampliamento e l’ammodernamento delle strutture portuali e la realizzazione del porto turistico per ridare a Pesaro moderna quel cuore pulsante e elemento di identità che il Porto ha sempre rappresentato.
C’è il completamento della rete di grande viabilità urbana e distrettuale che chiama il bisogno di potenziamento della rete stradale nazionale adriatica e il collegamento trasversale della Fano-Grosseto.
C’è la realizzazione del nuovo Stadio a completamento di una straordinaria area sportiva attorno all’Adriatic Arena, perché anche nel calcio Pesaro vuole avere un posto di primario livello.
C’è il progetto di ridare a Pesaro il suo fiume (il fiume Foglia) nel senso di renderlo una infrastruttura fruibile, con il risanamento delle sue sponde e un percorso ciclabile attrezzato lungo tutto il tratto comunale “dai confini al mare in bicicletta”, innestandosi sulla pista ciclabile lungo il mare, fino alla città di Fano. Fra non molto saranno venti chilometri in bicicletta, lungo il fiume e lungo il mare!
C’é il traguardo ambizioso di dare a Pesaro (e a tutta la provincia) una struttura ospedaliera nuova, moderna ed efficiente.
C’è anche l’ambizione di forti ammodernamenti nella qualità architettonica e ambientale di alcune aziende leader di Pesaro.
C’è la volontà di fare di Pesaro una “città dei motori”, per unire una storia glorioso di produzione (Benelli), di passioni e di vittorie sportive. La nuova Benelli che torni in pista, il Museo delle moto, una scuola per meccanici delle corse, ecc.
E c’é infine l’ambizione di fare di Pesaro una “città europea della cultura”.

Una domanda che vorrebbe sentirsi rivolgere sulla sua città e la risposta che darebbe.
Se mi chiedessero: Pesaro è una città in crisi di fronte ai nuovi orizzonti della globalizzazione? Risponderei “no!”.
Certo, c’è una fase di crescita e trasformazione necessaria che ha bisogno di essere supportata, accompagnata, da attente politiche locali e nazionali.
Però Pesaro, essendo una media città, trae proprio da questa dimensione la forza per affrontare il nuovo. Media dimensione della città, ma anche delle imprese e delle istituzioni, vuol dire radicamento nel territorio; trarre dalla sua storia, la sua forza, le sue risorse, per costruire un futuro aperto alle sfide globali.
Senza scomporsi, “facendo il passo secondo la gamba” e mettendo a frutto risorse competitive insite nella qualità culturale e nell’equilibrio sociale del territorio. Significa far conto su una creatività che ha radici da un lato nella storia e nella cultura vissute come patrimonio attuale e dall’altro nella capacità di adattamento dei contadini del passato (pazienza, respiro lungo per affrontare la salita, trarre molto dal poco, etc). E conta il rapporto molto positivo fra le istituzioni pubbliche, le forze sociali e l’iniziativa privata.

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1 commento a “Un “respiro lungo” per volare verso orizzonti europei”

  1. valentino46 scrive:

    Caro Luca, mi permetto di darti del “tu”, ci siamo visti qualche anno fa’ alla lavanderia a gettone di Villa Fastiggi, io, li’ nella zona commerciale ho svolto x 6 anni la mia attivita’. Ho letto la tua intervista ma preferisco non commentare, sai, cambia di molto l’angolo di visione tra un sindaco che intervistato parla della sua citta’ e una persona qualunque che ci vive e ci lavorava. La bella vivibile Pesaro che ho conosciuto 15 anni fa’ non è piu’ la stessa, direi che è molto peggiorata. Non sono pesarese, ma ho amato Pesaro, Pesaro mi ha ridato fiducia serenita’ e lavoro, professionalmente mi ha deluso moltissimo. Ho conosciuto e sono stato in contatto diretto con il Giancarlo Selci, persona che ha dato molto a questa citta’, come lui anche altri imprenditori locali stimabili umanamente ma professionalmente ancorati alla loro mentalita’ artigiana, poi, e con l’intervento di personaggi “da fuori” si sono trasformati calandosi in panni troppo stretti x loro, anche se vestivano da Ratti. Sono stato accolto a volte con diffidenza, essendo anch’io uno che veniva dal nord, dalla grande citta’, dalla grande industria, per essere subito aprezzato x la diversita’ dalla malleabilita’ dalla professionalita’, ma ormai i “fondatori” delle fortune pesaresi erano messi in minoranza anche dentro la loro testa, oltre che dai nuovi pericolosi quadri dirigenti, in alcuni casi si trattava dei loro stessi figliuoli, presuntuasi laureati senza cultura del lavoro. MA, veniamo a noi, la tua bella citta’ ora non è altro che una brutta copia di quanto prometteva diventare, non solo nelle strutture ma anche nelle persone. Queste si sono adeguate alla vita facile del dipendente a stipendio fisso, dimenticando la loro origine perdendo contatto con la proporia terra Marchigiana. Pesaro ha subito l’influenza Romagnola, purtroppo solo quella del godersi la vita facile. A Pesaro è diventato proibitivo andare in trattoria per due motivi, il costo e la qualita’, escluse due e tre eccezzioni. Pesaro, come tutte le citta’ di provincia è cresciuta a sproposito, con il vento in poppa i suddetti industriali hanno gonfiato i loro capannoni moltiplicandoli, facendosi la guerra tra loro, producendo tutti gli stessi “oggetti”. Sono arrivati da tutta Italia operai tecnici ecc. poi sono arrivati anche gli extracomunitari, adesso non c’è piu’ miele x nessuno, che fare? Attivita’ storiche hanno svenduto il marchio, operai nati e cresciuti nella bella citta’ devono andare oltre! Che fine miserabile! Nessuno praticamente puo’ far nulla, nemmeno tu! Sai Luca, io sono di formazione tecnica, posso rischiare entro una tolleranza stretta, non capisco quando ci si sollazza senza pensare al peggio. Lo sappiamo bene, anche se di finanza non è il caso di esserci dentro, che non si puo’ solo pensare di battere la concorrenza del momento (anche in politica dovrebbe essere cosi’), si deve sempre vedere “oltre” come dite qui’ a Pesaro, o sbaglio e sto’ soltanto dicendo fregnacce??? Avrei ora delle cose concrete da dire riguardo “al domani comune x amore della ridente cittadina sull’Adriatico” ma penso che a leggere fino qui’ non ci sei arrivato, percio’ ti saluto e da pensionato innamorato di Pesaro e dei Pesaresi veri ti faccio i piu’ sinceri Auguri di un riflessivo 2010.
    valentino capato ( cpvale@simail.it )

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