A Castiglione di Sicilia scopriremo cube che non sono cubiche… e che non c’entrano con la geometria! Sorprese ed ironia… non c’è dedica più felice di quella che Carmelita, del ristorante la Dispensa dell’Etna, fa con il suo pesto a Giovanni Verga. Il pesto Malavoglia! Una leccornia unica. A dispetto della “fame contadina” che regnava nel capolavoro verista, dove il povero Jeli era costretto a mangiarsi pani verdi per la muffa, oggi la valle dell’Alcantara e il territorio Etneo sono una golosa terra di Bengodi. Scopritelo con noi.
In Sardegna c’è un’isola abitata da tunisini, dove si parla genovese, si mangia tutto - ma proprio tutto - del tonno e resistono viti “piede franco”. Un isola che ha sparso la propria cultura da Gibiliterra al Sud America. Una felice enclave di Enotria dove la fillossera mai mise “piede”… ed il vino è ancora quello dei Fenici e di Plinio. Secondo, del ristorante “Il Tonno di Corsa” di Carloforte, ci svela la magia della cultura tabarchina.
Cosa c’è che lega Roma ed il Colosseo a Vado Ligure? Ce lo svela Alessia della Fornace di Barbablù che, fra una chiacchierata su Charles Perrault ed un’altra sul viola di Oneglia, ci coinvolge in un’avventura gastronomica degna di Indiana Jones! Da Sabatia a Sant’Ermete, alla caccia del miglior cappon magro.
Sapete qual è il segreto della crema di Cogne? Ogni massaia ha un suo segreto e Gerarda de Lou Tchappè ci svela il suo. Chi ha voglia di avventura ci potrà seguire in questo viaggio, sulle orme del grande e compianto Ambrogio Fogar. Attenti a non confondere petraie con capelli e francese con occitano. Non tutto è ciò che sembra. Ma sulla cucina ci potete giurare. Buona da vedere e da mangiare!
C’è un doppio filo rosso che lega la Puglia alla Francia, passando per la gastronomia e la Bretagna, la storia e Roberto il Guiscardo. Un sentiero storico e gastronomico che fra algide stracciatelle e sapidi lampascioni ci conduce al Pashà di Conversano in compagnia di Antonello Magistà che ci svela il suo segreto in cucina. La cottura senza fuoco.
Ad Arnad c’è un ristorante che sorge in uno dzerby, un vecchio fienile valdostano. E’ posto alla fine di una strana mulattiera… lì c’è uno scivolo di pietra dove giocano i bambini. Si è fatto per l’erosione della roccia a causa dei pastori che da qui transitavano per portare le greggi a svernare. La roccia, qui, è chiamata pietra della fertilità… ed è una pietra magica celtica… ce lo racconta la signora Bonin dello Dzerby!
Il cuoco è un po’ come lo sportivo! Bisogna durar fatica per mantenere alto il proprio livello culinario! Ce lo dice Alfio del Vecchio Ritrovo di Aosta. Qui dove Cordelio (amico di Ercole e discendente di Saturno) fondò la città che i Romani avrebbero ribattezzato Augusta Pretoria, come un tempo s’incontravano i popoli al di qua e al di là delle Alpi, oggi s’incontrano bitto, castagne, fontina, pizzoccheri, Fiore sardo e bottarga. Buon appetito!
Lo sapete che il primo Gatorade è nato in Molise? In questo vero e proprio Far West d’Italia, fra mandriani e transumanza, i pastori avevano la loro versione di integratori dietetici. Un po’ pesanti, certo! Ma per essere ricostituenti, resuscitavano i morti! Il tratturo non ci porta nel Klondike, ma a Duronia, la terra delle lesche prene di Vincenzina e del ristorante Il Giardino dei Gelsi.
Dopo il colle dell’infinito, c’è un altro colle sempre caro al poeta, nei suoi trascorsi vesuviani. E’ qui - a Torre del Greco, città di coralli e cammei - che Leopardi ha scritto La Ginestra. “Qui su l’arida schiena del formidabil monte sterminator Vesevo”, Carmine propone una cucina mediterranea personale ed innovativa. Dipinti in questi piatti son le uniche “magnifiche sorti e progressive” che l’Uomo può cantare! In cucina!
Cosa sono la parnanza, la conca, la manira e la callara? La cucina, a Pineto, è il tempio della cultura locale, ma anche un luogo misterioso per i forestieri! Scopriamo una perla della costa adriatica abruzzese e gustiamo le leccornia che il buon Claudio, del ristorante la Conchiglia d’Oro, ha preparato per gli internauti di Comuni-Italiani.it. Dalla Tessaglia al pecorino: ma questa volta i formaggi non c’entrano…
Lo sapete che Cenerentola è nata a Napoli? Ed in Costiera Amalfitana, a Furore, la celebre cittadina amata da Rossellini e dalla Magnani, si aggira una gatta boccaccesca che ama l’etnomusicologia e la buona cucina “mare e terra”. Scopriamo un paese dipinto da graffiti, sparso sui fianchi della montagna a strapiombo sul mare, incorniciato da vigneti, nel cuore del Mediterraneo.
Quando la furbizia dei cividalesi beffò anche il diavolo! Parliamo di Giulio Cesare, Longobardi e della passione friulana di trasformare il formaggio vecchio in una nuova leccornia! Grazie al frico e al formadi frant. Incontriamo Roberto della Taverna Longobarda di Cividale del Friuli e scopriamo tante curiosità come il piatto dell’amicizia, una singolare paella furlan!
Siamo in una città stellata. Ma questa volta non parliamo di stellette Michelin. Ezia, del ristorante Al Convento di Palmanova, ci racconta di quando la beat generation preferì i cialsons alle droghe sintetiche. Scopriamo il Refosco, chiacchieriamo di Led Zeppelin, di architettura militare e della battaglia di Lepanto. E capiremo come le utopie rinascimentali diventino realtà gastronomiche.
“…Proseguendo si arriva a Zibello… le ville che si vedono laggiù - scrive Guareschi - sono cose serie”. Miriam della Trattoria La Buca è un libro di storia vivente. La sua famiglia ha servito i marchesi Pallavicino, Don Camillo e Peppone. Nobili, proletari, preti e comunisti uniti nel nome del famoso culatello. Fra le nebbie della bassa, mentre il Po scorre uggioso e silente, raccontiamo una storia di donne, femminismo, passione civile, emigrazione e gastronomia.
Per tirar su el giaso dalla giasara bisogna dropar el rampin! Le giasare sono delle antiche ghiacciaie diffuse nel veronese e qui, a San Zeno di Montagna, ce n’è una bellissima, trasformata a cantina e scavata nella viva roccia del monte Baldo. Enospeleologi di tutti il mondo unitevi e accorrete a gustar il famoso marrone di San Zeno! E’ Giancarlo della Taverna Kus che ci svelerà i segreti del suo territorio.
Ci troviamo dove è nata la “dieta mediterranea”. Rinaldo in campo, del Ristorante Angiolina di Pisciotta è qui per difendere questa memoria. Saremo sballottolati in una chanson de geste gastronomica in cui convivono treni a vapore, emigranti, gli anni 50 e le alici di menaica. “Pisciotta si svolge in tre fasce su una parete: la più alta è il vecchio paese, di case gravi e brune e a grandi arcate; in mezzo, sono ulivi sparsi come pecore a frotte; la terza, a livello dell’acqua, la formano case nuove e leggere, i cui muri sembrano torniti dall’aria in peristili” (Giuseppe Ungaretti)
Che viaggio! Dal Circolo Polare Artico al Mediterraneo, passiamo dalle saghe odiniche alle feste irlandesi, dal Veneto a Londra, per ascoltare Beatles e Mick Jagger e gustare un Petit Livarot con Gerard Depardieu. Per saperne di più leggete l’intervista ad Ivana dell’Enoteca St. Patrick di Terracina. E scoprirete come una cisterna romana possa riempirsi magicamente di vino. Cesanese del Piglio batte Guiness 1 a 0!
Convention letterarie o gastronomiche? Uno stradivari commestibile può essere più allettante di un premio letterario! Scopriamo la città della benemerita mostarda di frutta, del pistun e dei marubini. Incontriamo Luca Bardini del ristorante Il Violino di Cremona e gustiamo un unisono prelibato. Capiremo che cosa lega il vero cotechino alla campana del duomo.
Cosa c’entrano le commedie venete del Cinquecento, con simpatici e sbruffoni guasconi e belle cortigiane, con il talento del grande Massimo Alberini? Leggete qui per scoprirlo. Con Daniele del Ristorante La Bulesca di Rubano avremo il piacere di confrontarci con un finissimo e filolologico interprete della cucina del padovano. Ci imbatteremo in una sinfonia di “orto” e “cortile” e scopriremo che nel Cinquecento, qui, la gallina era come il barboncino!
Prima dell’invenzione del catering per i convegni di marketing, c’era da Bussè. Prima del dottor Zivago, c’era da Bussè. Prima che Hemingway vincesse il Pulitzer ed il Nobel, c’era… indovinate un po’? Indovinato. Da Bussè. Ma che c’entrano ’sti nomi e fatti con la celebre trattoria pontremolese? C’entrano, c’entrano… e l’incontro con Antonietta ci svelerà perché.
