Interviste Sindaci

Un parto sofferto e lungo due anni ha portato alla luce Stornarella, ma i due secoli di vita successivi non sono stati uno scherzo. Chi la vive oggi, Sindaco in testa, cerca in ogni aspetto della sua esistenza, di rendersi degno di questo cammino, sposando una visone spartana delle cose. Ciò non impedisce di far fiorire un’innocente “primavera”, il miglior viatico per non trovarsi solo durante gli inverni del futuro.

A Ivano-Francena nessuno può dire di avere tutto, ma come ci tiene a sottolineare il Sindaco in questo pezzo di Valsugana ci si difende bene in ogni aspetto dell’esistenza. Tra roccaforti d’arte e trincee ricche di storia ivanati e frazenati vivono una realtà florida, consegnata loro da mani povere ma generose che hanno saputo vincere la “magrezza” di certi periodi. Oggi ci sono mani più contenute ma sinergiche nel rafforzare il significato di un’esistenza.

“Sine pecunia non cantantur missae” dicevano i nostri antenati, ma a Spinete pur con limitate risorse si riesce a fare qualche piccolo miracolo. Quello più grande è iniziato anni addietro, ma oggi sta dando i suoi frutti migliori, con tanto di lode. In una comunità che mangia pane e lavoro l’unico otium consentito è quello, di ciceroniana dignità, dello studio certosino. Con quali risultati? Basta tendere l’orecchio agli echi d’oltreoceano.

Quella che duemila e oltre secoli fa era conosciuta come città della fortuna, oggi alla prova dei numeri è residenza elettiva per migliaia di italiani. Fano nelle parole del Sindaco si propone come modello universale di comune sentire rispetto alle cose concrete, una sorta di umanesimo fanese più forte degli steccati del pensiero. Basta compiere le scelte giuste per procedere a vele spiegate verso un orizzonte sterminato.

Oggi come ieri il Sindaco è sinceramente orgogliosa di fare un tuffo nella sua Collegno, il luogo ideale per quei cittadini che non devono chiedere mai. La riconquista della propria storia e l’intensità del vissuto presente sono due binari paralleli che il “sociale sentire”, dolorosa conquista, tiene assieme nella stessa direzione. Le nuove “strade” aperte dal futuro si possono percorrere senza troppi intralci se si mettono a nudo le proprie idee liberandole dalle catene del politichese.

Due volte Noto è caduta a terra, altrettante è rinata senza smarrire la sua nobile veste. Merito dell’indomita tempra della sua gente secondo il Sindaco, se oggi l’umanità intera conserva un luogo di cui poter andare fiero. Cultura non è mettersi in mostra come una bomboniera ma costruire un ponte lì dove non scorre un fiume ma un mare di diversità e di ostacoli. Le maggioranze passano, le opere sopravvivono… con l’orgoglio di tutti.

“…l”importante è finire” recita una famosa canzone italiana, il Sindaco di Cavizzana lo sa meglio di chiunque altro. A chi verrà domani, consegna una famiglia sana e coesa, nella vita e nel gioco. Serbare la memoria di chi ha dovuto dire addio ai propri affetti, porta a comprendere quanto è importante avere in dono una finestra sul futuro. Il pensiero di Cristo qui è un sole che non conosce inverni e dà frutti anche a chi è dall’altra parte del pianeta.

Essere sindaco di una piccola comunità di anime è spesso un compito ingrato. Non per il primo cittadino di Massimeno, chiamato diuturnamente, da un decennio a questa parte, a dare evidenza al senso dell’esistenza del proprio comune. Un “oceano” di ragioni spingono i suoi concittadini a scegliere la via più tortuosa, affilando le unghie per rimanere attaccati al domani come i padri affilavano il ferro.

Trovarsi nel posto giusto al momento giusto è una componente preziosa per qualsiasi comune, se quel comune è Prè-Saint-Didier è addirittura esistenziale. Il Sindaco parla della sua terra, un tempo porta d’ingresso alpina per conquistatori e portatori di pace, oggi crocevia degli spostamenti da e verso lo Stivale, con in testa un primato che vale una regione. L’alfa e l’omega da queste parti hanno, come per Talete, le qualità e il fragore dell’acqua.

Da 500 a 1.600 metri un unico scrigno di verde e di sole, la Saint-Denis descritta dal Sindaco è questo e altro ancora. Una, nessuna e venticinque le voci della sua storia e della sua quotidianità che diventano un solo cuore che palpita d’amore per la propria terra. Sotto il vischio si vive tra indolenza e sacrificio, però se c’è coraggio sul domani può aprirsi uno spiraglio di luce, anzi di “sole”.

Tra ciò che inquieta paesi vicini e lontani e Guardiaregia c’è un profondo precipizio, parola di Sindaco. Ai piedi del maestoso Mutria la natura fa grande mostra dei suoi luoghi più sublimi, tra antri irraggiungibili e selvaggi canyon, ma anche del suo volto più terrificante e distruttivo. Quando non si sa più qual è l’inizio della strada, proseguire costa grandi sacrifici e privazioni. Il domani è incerto, inutile guardare dietro l’angolo.

Perché Cormons è la capitale del Collio? La risposta la dà il Sindaco riportando qui un viaggio tra verdi colline e vestigia asburgiche. Ai piedi del Quarin si è consumato un pezzo di storia patria, la cui drammaticità rivive in ogni mattone dei suoi edifici prima ancora che nella celebre “pax”. Chiedere di più a sé stessi è più facile quando regna un senso della comunità che tiene insieme voce e pensiero di chi vive al di qua o al di là del Carso.

Non lesina suggestioni pittoriche il Sindaco per ritrarre la sua Mafalda, scelta di qualità e sicurezza per giovani e lavoratori. Le storie che si ascoltano da queste parti narrano di un amore per il prossimo che può nascere soltanto dalla fatica, dalla povertà e dal dolore. Il salto dalla cultura contadina all’avanguardia scientifica potrebbe essere più breve di quel che sembra, se c’è qualcuno che ci crede.

Il Sindaco di Pollein sa di amministrare un regno verde, conservatosi nel tempo a dispetto della mano deformante del progresso. Verde nell’aspetto e nell’età, la piccola comunità che vive all’ombra del gigante Emilus sente scorrere nelle vene un fiume impetuoso… lo stesso che ha scritto nel bene e nel male la sua storia. Esser piccoli spesso è un “tesoro”, specie quando si riesce a esser grandi nelle cose buone della vita.

Una città interessante in ogni suo aspetto è la Brescia vista attraverso gli occhi del Sindaco. Alla cifra mite ed erudita del sentire cittadino, eredità di un “pio” conterraneo, fa da contraltare il piglio deciso e pionieristico della Leonessa d’Italia, che vuol essere protagonista e non un mero satellite. Il bivio è lì a un passo, basta solo proseguire per la via dell’efficienza.

Nascere a Lupara, per il Sindaco, significa aver inscritto nel proprio Dna la parola caparbietà. A essere ostinati si rischia spesso di prendere schiaffi dalla storia. E’ pur vero però che “Chi la dura la vince”, specie se si è in tanti a credere che il meglio del passato può essere recuperato. Più lontano si vive da questi posti, più si finisce calamitati dal suo richiamo di serenità.

Un museo a cielo aperto. Non trova altro modo il Sindaco per definire la sua Aosta, punto di congiunzione tra l’area mediterranea e il centro-nord dell’Europa, ma dal “cuore” per metà calabro. Del falso terrore di cui è preda il resto d’Italia, nemmeno l’eco qui, tra gente abituata a non rifiutare l’estraneo, bensì a fornirgli una risposta di stabilità. Il volto futuro è giovane e comunicativo oltre ogni confine.

Una piccola terrazza sull’Adriatico dal cuore grande come l’”America” è quella cui si affaccia l’Otranto raccontata dal sindaco. Mirabilmente incanalata tra due mari, la sua terra e i suoi edifici stillano il sangue di chi ha tenuto fede usque mortem et ultra, indicando la via del sacrificio e della tolleranza a chi è venuto dopo. Perché l’estate non sia una bolgia di turisti che assediano la città, bisogna correre ai ripari.

Difeso da tre colli un immenso bosco con immaginifici antri, traspiranti mosto selvatico: è Pietragalla. Quella che il Sindaco si “onora” di amministrare è una comunità trasparente e adamantina, come il vetro appunto, nelle sue manifestazioni di cortesia e ospitalità verso i visitatori. Nobile retaggio di quel manipolo di irriducibili che scrisse una pagina significativa della resistenza antiborbonica. Le cose iniziano a cambiare procedendo di vicolo in vicolo.

Architettura, qualità di vita e intelligenza umana non sono virtù ad orologeria, ma un equilibrio 24hours che regola da mezzo millennio e rotti la vita di Montepulciano. Il fruscio della natura ultramoenia, una “nobile” degustazione, un’osservazione pungente fanno l’andatura di una comunità che sa correre e all’occorrenza rallentare. Non c’è spazio per gli “sbracamenti” finchè tiene banco quella tensione sociale che partorisce solo “buone pratiche”.

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