Interviste Sindaci

Soltanto in una città che forgia i propri cittadini nelle vicende “straordinarie”, come i fabbri forgiavano le spade nella fucina, si può passare, con slancio, dal “timone” di un giornale a quello della macchina comunale. E’ la storia del Sindaco di Brindisi Domenico Mennitti, chiamato a un’ardua opera di ricostruzione dopo il grave “terremoto” politico. La sua città si offre senza fronzoli all’altro, trasudando, in ogni suo aspetto, quel temperamento adamantino della “gente di mare”.

Conservarsi in tutta la propria naturalezza e insieme accrescere il proprio fascino non è roba da poco di questi tempi. A Cirigliano ci provano e fin qui con ottimi risultati, con grande orgoglio del sindaco Marco De Lorenzo. Per lui la tranquillità non può portare alla noia, ma è l’ingrediente fondamentale per vivere in un’oasi felice. Un appuntamento festoso ogni anno racconta dei sacrifici dei padri di questa terra… la stessa terra che un giorno lontano, ma sempre vivo nella memoria di tutti, si rivoltò contro i suoi abitanti.

“..non so perché, perché continuano a costruire, le case e non lasciano l’erba..”. Chissà quante volte, alla stregua del Molleggiato, il sindaco di Cassinetta di Lugagnano Domenico Finiguerra si sarà posto quest’interrogativo, mentre coglieva al volo la sua “grande opportunità” di “costruire un futuro migliore per le prossime generazioni”. Soltanto chi si pone sempre di fronte a un unico interlocutore, i figli, può dare inizio alla cura di un piccolo lembo di quella “terra d’Italia” che annega sotto le ondate oceaniche di cemento. Nella cornice nobiliare del Naviglio Grande, all’ombra di San Carlo, ci si riappropria della tranquillità, della bellezza, della gioia.

Un faro per l’area che si estende a Nord del capoluogo. E’ l’ambizione della Casoria raccontata dal Sindaco Stefano Ferrara, che dopo una lunga separazione è ritornato nella città che ama.
Perché gli altri, e soprattutto i giovani, se ne innamorino occorre unire le forze e valorizzare la fede, la stessa che ha illuminato la vita di Padre Ludovico e di altre anime beate. Anni di silenzio e mediocrità gravano sulle spalle della “piccola Milano”, che ha bisogno di tanto lavoro per riscoprirsi un’unica grande città, di nome e di fatto.

Nessuna scenografia, nessun effetto speciale. Arezzo è bella così com’è e, come promette il Sindaco Giuseppe Fanfani, deve continuare a offrire la migliore immagine di sé. Un centro storico da oscar, una giostra d’altri tempi attorno alla quale girano le quattro anime della città.
L’amore per la musica e per l’arte è come l’oro, splende oltre tutte le stagioni. Il momento è delicato ma la storia insegna che in qualsiasi momento si possono inventare soluzioni e strade nuove.

Strenua difesa del meglio di sé e porta spalancata sui cambiamenti della modernità. Due aspetti che trovano una felice sintesi a Novara, in quella città un po’ piemontese e un po’ lombarda di cui il Sindaco Massimo Giordano ben conosce il radicato senso di civiltà. Sotto l’imponente egida della Cupola antonelliana, si dipana una rete di piccole e grandi piazze, riecheggianti ora storie di sacrifici patriottici, ora sonorità liriche e flessuose. Quando si ha una “marcia in più”, non resta che aspettare il “corridoio” giusto per andare lontano.

C’è un angolo di Appennino Emiliano, punto di confluenza di suggestive vallate, dove i bambini di tutto il mondo trovano la loro seconda casa. E’ Piacenza, quella raccontata dal Sindaco Roberto Reggi e la stessa che scala le classifiche dell’accoglienza e dell’integrazione. Una storia bimillenaria di cultura che un tempo si esprimeva in punta di pennello, oggi viaggia sulle sonorità notturne di Miles Davis e dei suoi epigoni. Qui dove l’acqua, liscia o gassata, è dei cittadini, si fa strada un progetto che vede spazi verdi in luogo di bigi deserti industriali.

Un’emozione comune e senza tempo è quella che provano coloro che vivono quotidianamente, a piedi o su due ruote, quella che il Sindaco vorrebbe veder annoverata tra le Capitali della cultura del Vecchio Continente. Dalle testimonianze bizantine alle “vie dell’amicizia”, la sua Ravenna tiene fede all’immagine di “generosa dimora” di uomini e lettere che ha il suo totem incontrastato nella tomba del Sommo Poeta. Una buona logica di marketing può scrivere un futuro diverso.

Dinamismo economico, effervescenza culturale, determinazione nel tirarsi fuori dalle secche e puntare alla meta. Nella carta d’identità di Vittoria il Sindaco trova scritti questi connotati, i segni particolari? Riluttante ad ogni forma di barbarie e sopraffazione. In questa città dell’estremo sud, dalle sonorità raffinate, il cinema d’autore gode di piena cittadinanza. Per proiettarsi al futuro, occorre conservare e nel contempo diversificare… così si sconfiggono i parassiti!

Mortificata dall’assenza di braccia forti che la guidassero come quelle che a mezz’agosto portano nei cuori della gente un simbolo di appartenenza a una fede e a una tradizione. Così è la Messina che il Sindaco ha ereditato, insieme con la comune voglia di ripartire serbando dentro le memorie centenarie dei “non luoghi”. Il futuro è probabile che passi per lo stretto necessario, ancorché sia necessario che passi per lo Stretto…

Pietra su pietra Cursi ha costruito la propria storia e con lo stesso spirito, senza soluzione di continuità è proiettata verso nuovi e più entusiasmanti orizzonti. Il Sindaco sa quanta sofferenza si nasconde in quei luoghi oggi centro di conoscenza e di riflessione. La voce della sua gente è decisamente fuori da certi cori e piuttosto che tirare calci alla diversità, preferisce averla in campo con sé dietro un pallone che segni le vittorie delle future generazioni.

Dove se non a Reggio Emilia si approccia la vita nel miglior modo possibile - chiedere alla stampa mondiale. Il Sindaco ama il valore della sua gente che non ha paura di dire no alle “discariche globali” di Bauman. Da un palcoscenico o da un ponte “griffato” arriva quella rapida spinta alla qualità, così come dalle farmacie e dalle scuole di oltre un secolo giungeva l’ordito embrionale di una bandiera dai valori universali.

L’arte non ha colore, ma a Scontrone, terra di solitudini laboriose e inclementi, mostra il suo volto più gentile, più “roseo”. Per il Sindaco, accogliere con semplicità tutto ciò che è “altro” è una scelta doverosa, come quella di raccogliere le more in autunno. Lo scrocchiare della neve e lo stormire degli uccelli spezza il fiato a chi vorrebbe indicare almeno due strade a chi ha voglia di crescere e migliorarsi. Quando l’uomo fece la sua comparsa questa terra era già un museo.

Nel cuore della Bassa parmense un pensiero dispiega le ali e raggiunge ogni angolo del mondo. Un pensiero nato a Busseto quasi due secoli fa che il Sindaco rinverdisce in tutta la sua immortalità e onerosità. Non solo per questo la sua città “figura” bene agli occhi altrui e si dimostra viva più che mai. In piazza, al bar, a teatro, si gioisce e si piange e si trasforma l’arte in passione e abilità.

Dura e senza tregua l’avventura iniziata dal Sindaco nella sua Sezze, che guarda oltre i “municipalismi” per uscire dal tunnel e afferrare il gancio giusto che porta direttamente verso il mare.
La cultura sale in cattedra, sia che si ricordi una lontana assunzione alle glorie degli altari, sia che si offra al mondo il sapore immortale di un dono della terra cantato anche da Neruda. C’è un buio da profanare, quello silente della verità e della giustizia negate alla memoria.

Un anno è poco per tirare le somme, specialmente se questo è servito per uscire da un tunnel buio e pieno di ostacoli. Catania, come ricorda il Sindaco, è rimasta a lungo ferma ad osservare il baratro, ma ora comincia a vedere la luce e a costruire il suo domani tra cielo, mare e terra. Più si è lontani da casa, più ci si accorge che splende.

Il solo fatto che parlare di Reggio Calabria non produca un’eco cupa e disdicevole ma sia accompagnata da un lungo respiro che varca i confini dello Stivale riempie d’orgoglio il Sindaco. Il mondo trova qui qualcosa di unico che parla di contaminazioni del passato e di nuovi “fronti” che rispecchiano nel mare firme inconfondibili. L’inversione culturale di chi non ha cancellato le “reazioni” dei propri padri restituisce un abbraccio corale e senza età al passaggio della Sacra Effige.

La Porto San Giorgio di cui parla il Sindaco è una terra che sa sorprendere e vuole continuare a farlo anche fuori dai confini regionali. Una ricerca proustiana del “bello” perduto, di quella perla che nel passato irradiava dai Sibillini all’Adriatico. Questo popolo così viveur nella sua quotidianità e geniale nel dare “scacco matto” alla cattiva sorte, non si contenta di accogliere l’arte dall’esterno ma culla in sé il libero talento.

Con la sua storia seppellita in gran parte sotto un passato di scelleratezze, la Frisa raccontata dal Sindaco cerca un ruolo da protagonista, in lotta fra tradizione e intraprendenza. L’aria salina dei trabucchi sulla costa e il respiro glaciale della Maiella s’incontrano in questa terra verso la quale il sentimento della gente si fa in tre. La scintilla dell’arte qui è sempre ardente nei colori e roboante nel suo pirotecnico manifestarsi. I nuovi linguaggi riducono le distanze tra il “palazzo” e la “strada”.

Se c’è un luogo dove la piattezza fa spazio alla verticalità delle idee, quello è Livorno, parola di Sindaco. Una terra che ha in sé gli anticorpi per tenere lontana la barbarie e per non lasciare in attesa le speranze. Lì dove è avvenuto “il sorpasso” della natura sul cemento, si guarda a un futuro che corre fulmineo verso il nord Europa. Da Columbia a Chicago il genio livornese si fa strada tra arte e ricerca, vincendo lontano dal clamore il buio della vita.

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