26 Giugno 2008

Murazzano, indietro nel tempo

di Lorenzo Rulfo (Blog Murazzano. Racconti di Viaggio)

MurazzanoAnno 1962, Murazzano. Passano poche macchine da qui, qualche camion, qualche corriera comunque troppo cara per le famiglie di contadini, allevatori e viticultori. Il più del progresso, qui, lo si vede attraverso la televisione a gettoni, che giace nei bar e in qualche rara casa. Un gettone per qualche minuto di felicità. Maria ha quindici anni, ma sa già distinguere un buon affare da un affare cattivo. Perché è nata qui, in queste terre, in questi anni, fra questa gente. E molte coetanee ora sono su piste da ballo sparse per il paese o, perché no, in spiagge dolci al chiaro di luna, sussurranti frasi d’amore, scatenate a scoprire la vita.

Maria questo mondo non lo conosce, discende da una famiglia che fa formaggio, e che formaggio. In una terra di nocciole, di allevamenti, nella terra popolata da pecore delle Langhe, lei conosce la Robiola. Si, il mondo sa cos’è, quella fetta di gente che è costretta e felice di incontrare quando, il giorno di mercato, scende a piedi fino ad Alba, chilometri macinati sotto i piedi per vendere le “robiole più buone del mondo”. Chilometri di terra, chilometri di strada, chilometri, a volte, di luna.

Riuscite a vederla, voi? Ogni passo sognare di essere altrove, ogni sguardo di donna incontrato dietro il banco del mercato, in gonne così diverse dalla sua, in atteggiamenti fieri, privi di vergogna.

Maria non sa che il mondo cresce, avanza, supera barriere di progresso per tuffarsi nel nuovo, nel domani. Nemmeno oggi, che anni da quei giorni ne sono passati, lei riesce a capire il mondo. Perché è felice così, ora, fra la sua gente, fra sorrisi ripetuti ogni giorno per tutta la vita, sempre gli stessi, sempre sinceri. E continua a fare formaggio, il “migliore del mondo” continua a dire lei. Il formaggio di Murazzano.

E conosce a memoria ogni strada, ogni passo, ogni sguardo, ogni storia. Conosce la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, dove ogni mattina da sempre si reca a pregare Dio, conosce il Santuario della Madonna di Hal, ha camminato mille e mille volte davanti a Palazzo Tovegni, conosce Mario che vende la carne, Gino l’oste, le suore che all’alba camminano dal Santuario al Convento. E poi il sindaco, la vice sindaco e la sua farmacia. Il mercato di ceramica che tutti gli anni, da qualche tempo, espone sculture incantevoli segno, per lei, dell’avvicinarsi del mondo esterno.

Perché chi nasce in paese vede il mondo lontano, poi vive e chissà come, chissà perché si sente invasa da tutto ciò che è nuovo. Quando l’ho incontrata io Maria mi ha sorriso ed ha raccontato, come così bene sanno fare le genti di paese. Quando mi ha sorriso la seconda volta ho estratto una macchina fotografica per immortalarla, lei si è fatta seria ed ha coperto l’obiettivo. “Quella mi ruba l’immagine, io non sono fatta per quella cosa lì.” Ha smesso di sorridere ed è rientrata in casa.

Oggi, al suo funerale, c’è tutto il paese che ha amato, ci sono anche i giovani, quelli di fuori, che forse hanno sentito parlare dell’ultima donna che faceva Alba-Murazzano a piedi.

(Foto gentile concessione di Claudio Galliano)

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