La strada che da Rosarno conduce a Gioia Tauro si estende quasi interamente lungo uno spazioso rettilineo che nel suo tratto centrale attraversa una splendida distesa di imponenti piante d’olivo secolari, capaci di isolare mediante le floride chiome la vampa che minaccia il resto del percorso. Osservando un simile, spettacolare squarcio di natura non viene da meravigliarsi più di tanto quando si scopre che Gioia Tauro è considerata il principale centro oleario della Calabria.
Ciò di cui invece ci si sorprende sono le continue contraddizioni che la caratterizzano, al pari di altri comuni della piana. Le abitazioni edificate a metà, gli edifici rifiniti a chiazze, il manto stradale talvolta perfetto e talvolta accidentato si alternano – verrebbe quasi da dire “scientificamente” – ad incantevoli capolavori di madre natura, dimostratasi particolarmente generosa in queste zone del meridione.
Marina di Gioia Tauro è una delle aree cittadine maggiormente affascinanti, dove l’opera dell’uomo, tradotta in un rinnovato ed abbastanza curato lungomare, fatto di palme verdeggianti e nivee panchine, si fonde in un equilibrato connubio con il paesaggio naturalistico circostante: mare, spiagge e promontori all’orizzonte. Ciò che un po’ stona nel gradevole contesto è la pulizia delle acque che a sentire i bagnanti più assidui non sempre merita un giudizio positivo. “La colpa è del porto” ripetono quasi all’unisono i cittadini cui viene chiesto un parere. Già, il porto: esibizione del potere umano sulla natura. Le maestose gru dipinte di bianco e di rosso in un susseguirsi di striature concentriche, si affacciano sul mare con le loro lunghe leve deturpando o abbellendo – a seconda delle opposte opinioni – questo tratto del litorale tirrenico. Primo terminal dell’intero mediterraneo come movimentazione di merci e primo anche come traffico di materiali illeciti: un’altra delle contraddizioni con cui l’ospitale gente del posto è costretta a fare i conti.
Capita sovente, inoltre, di leggere notizie della città fra le pagine di cronaca nera, ma ciò continua a non renderle giustizia. Quel che dovrebbe trovare risalto, tra gli altri, è soprattutto la produzione agricola che fornisce prodotti di elevato tasso qualitativo all’enogastronomia. Ne sono esempi lampanti le deliziose conserve, i vini, gli oli, i liquori e gli agrumi che sono in grado di sedurre il palato dei degustatori più esigenti. Per farne un assaggio è sufficiente fermarsi in una delle tante botteghe alimentari o davanti a qualche bancarella dei numerosi ambulanti che gremiscono le vie cittadine in occasione del mercato rionale.
Fra queste strade, dove non è raro imbattersi in simpatici contadini che – a bordo delle loro rumorosissime api – cercano di vendere frutta e ortaggi di giornata, sorge una suggestiva piazza alberata che ospita il moderno Duomo intitolato a Sant’Ippolito: un’opera che acuisce ulteriormente le distanze tra la magnificenza architettonica e l’ordinaria precarietà, esibita in maniera contrastante dalla maggior parte delle abitazioni cittadine.
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