28 Agosto 2008

Riti Penitenziali: un appuntamento che si rinnova ogni sette anni

di Maria Scarinzi (Blog Guardia Sanframondi. Alla Scoperta della nostra Italia)

Canti, suoni di campane e campanelli, rumore di catene e lunghe funi: questi sono i rumori che a Guardia Sanframondi preannunciano il passaggio dei “Misteri”. Ogni sette anni, ormai da secoli, in questo paese del beneventano si tengono dei Riti Penitenziali in onore dell’Assunta. Misteri, Flagellanti, Battenti, corone di spine fanno da sfondo ad una festa tanto attesa non solo dai Guardiesi ma anche da tutti coloro che vivono nei paesi vicini e che saranno tra i protagonisti delle processioni.

Dottore della LeggeI quadri viventi, rappresentazioni allegoriche delle Sacre Scritture o della Vita dei Santi, sono costituiti da uomini, donne e bambini, che indossati gli abiti d’epoca, sfileranno in pose statiche ore ed ore per tutto il paese. Gli abiti e le persone, che per una settimana presteranno il proprio volto ad un Santo o ad un personaggio biblico, nonché il lento incedere di queste animano di spiritualità un intero paese. Tutto viene preparato con precisione. Le persone che prenderanno parte a questi quadri vengono scelte come ad un provino per un film e, spesse volte, sono disposte anche a farsi crescere la barba e i capelli per immedesimarsi ancora di più nel personaggio. Per una settimana, o forse già a partire da quando vengono “scritturate”, esse annullano la propria identità per appropriarsi di quella di colui che personificheranno.

A comporre la processione, oltre i quadri, ci sono i flagellanti: uomini, donne e spesse volte anche bambini che, indossati dei sai bianchi, si flagellano la schiena con la “disciplina”, catena di ferro costruita da antichi artigiani di Guardia, in atto penitenziale.

Un atto penitenziale esaltato al massimo quando, l’ultimo giorno della processione, al corteo si aggiungono i “Battenti a Sangue”. Battente a SangueAnche in questo caso essi, indossato un saio bianco e coperto il volto con un cappuccio, a ritmo cadenzato si percuotono il petto con una “spugna”, un pezzo di sughero costruito appositamente per l’occasione e dal quale fuoriescono numerosi spilli, facendo uscire il sangue. Nessuno conosce la loro identità o forse a nessuno interessa sapere chi sono queste persone e svelarne l’identità, sarebbe come violare un rito di penitenza, rivelare un segreto e rompere la misticità dell’evento.

Tuttavia, per le strade del paese, in questo giorno si sente un acre odore di sangue che si mischia a quello del vino bianco o dell’aceto usati dagli “Assistenti”, persone che si muovono tra le file dei battenti, per bagnare le spugne. Un voto, una richiesta di grazia o un ringraziamento per una grazia ricevuta, spingono queste persone a compiere uno dei più grandi sacrifici penitenziali, “mortificando” il proprio corpo nella ricerca di affermazione non della propria Identità in quanto singolo ma in quanto appartenente ad una comunità.

Questa lunga processione, si snoda lungo gli stretti vicoli caratteristici del borgo antico e le asfaltate strade proprie del paese nuovo; tali vie, sfondo vivente di tutto l’evento, fanno di questi Riti una festa che riesce ad unire il passato con il presente proiettando i Guardiesi a vivere nella perpetua voglia di pianificazione del futuro. La divisione in Rioni (Croce, Portella, Fontanella e Piazza) non è pensata per dividere ma è pianificata per gestire al meglio un evento organizzato nel rispetto delle più antiche tradizioni e Confraternite. Il desiderio di primeggiare e la voglia da parte dei Comitati di ogni Rione di fare tutto nel più profondo silenzio non fanno altro che essere alimentati da un sano agonismo dovuto al fatto di voler eccellere davanti alla Madonna e far accresce il proprio sacrificio.

Un sacrificio che si enfatizza quando si pensa ai numerosi chilometri che queste persone percorrono sotto il caldo sole di Agosto, con abiti spesse volte di lana e in pose statiche, ma che, invece, parlando con chi vi prende parte, diventano quasi nulli ed ogni metro percorso scompare quasi come se la Madonna portasse in braccio i suoi figli.

E allora, nel rinnovare l’appuntamento al 2010, non resta da sottolineare come a distanza di secoli, in un futuro che sembra nullificare le differenze, a Guardia si continua a lavorare incessantemente per ESSERE e continuare a vivere grazie alle proprie tradizioni. E se dunque questi Riti ormai da tempo continuano ad attirare curiosi, turisti, devoti e antropologi, perché non prendervi parte e, per un giorno, lasciarsi trasportare dalla bellezza di vedere animarsi dei quadri del rinascimento.

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