26 Settembre 2008

Vino e Cibo: binomio inscindibile nella nuova Capitale del Gusto

di Maria Scarinzi (Blog Torrecuso. Alla Scoperta della nostra Italia)

Veduta di TorrecusoRiscoperta e valorizzazione dei prodotti tipici, tutela della diversità e promozione del “mangiar bene”: questo è quanto si nasconde dietro la nascita a Torrecuso della “Scuola del Gusto”.

Fondata agli inizi del mese di settembre per il volere di quelle Autorità che, in quanto figlie di un territorio ricco di prodotti tipici e genuini, hanno sentito il bisogno di creare  un grande “laboratorio dei saperi”, la Scuola del gusto si è posta da subito come una città dell’immaginario che, mischiandosi con la fantasia popolare, andrà a creare un luogo dove il mondo reale potrà di volta in volta trovare forma in piatti tipici e calici di vino.

Qui, infatti, la tradizione potrà prendere forma grazie a corsi ideati e pensati per tutte le fasce di età e tutti i livelli. Il gusto verrà esaltato anche grazie al vino e alla sua capacità di risvegliare il piacere e riattivare la voglia di vivere. La tradizione, il culto del passato e l’importanza data alle origini sembrano essere ulteriormente sottolineate dal luogo eletto come sede.

La Scuola, infatti, nasce nell’antico palazzo settecentesco Caracciolo-Cito, ex Castello Feudale, che domina il centro storico, e più precisamente a Torrecuso un paese che, affacciato sulla Valle del Calore, sembra sovrastare e proteggere tutti i paesi siti ai suoi piedi. Divenuto uno dei comuni più importanti della Doc Aglianico del Taburno, il suo paesaggio, dominato dai filari di vite, si trasforma al calar del sole in una spettacolare cartolina.

La raccolta dell’uva, la trasformazione di questa in vino si tramuta in una festa privata e pubblica al tempo stesso. Proprio a questo paese sembra essersi ispirato Carducci quando scrive “… ma per le vie del borgo dal ribbollir de’ tini, va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar…”. Tutto ciò sembra quasi dimostrare che l’alimentazione non serve solo a soddisfare la fame o l’appetito, ma va a recuperare lacune affettive, economiche e sociali provocando una sorta di identificazione con il prodotto, quel prodotto che diventa così parte dell’anima di chi lo produce. Aglianico DOC

Produrre o “creare” il cibo equivale a dare vita generando solidarietà tra chi dà e chi riceve, istaurando quei legami affettivi che sembrano essere ancora così vivi a Torrecuso, una terra, un luogo, un paese dove lo scambio e la voglia di stare insieme si materializzano nella semplicità di un banchetto.

Il vino, l’Aglianico doc, diventa il protagonista indiscusso di una storia umana inscindibile dalla vita. Le cure di cui questo vitigno ha bisogno, l’assistenza e l’attenzione durante la fermentazione, nonché l’assistenza durante l’imbottigliamento, mettono in evidenza come, a dirla con Vito Teti, “… nel Mediterraneo ogni cibo è necessario e Sacro, va creato, protetto, conservato con parsimonia e religiosità”. Un religiosità che si manifesta nell’esaltazione di quella bevanda che è allo stesso tempo espressione di gioia ma anche simbolo di dolore e sacrificio.

Quest’ultimo, identificandosi in comunità fortemente religiose con il sangue di Cristo, tende a sottolineare le ansie e le paure di quei viticoltori che vivono ancora oggi, in una società fortemente tecnologizzata, in balìa delle forze della natura. Una natura che può essere madre amorevole capace di donare un prodotto perfetto e idilliaco come l’Aglianico, ma anche matrigna crudele in grado di distruggere con un tempo ostile. Il contadino, il viticoltore, il Torrecusano, sembrano vivere sempre con gli occhi rivolti verso il cielo, raccolti in una costante preghiera verso quelle forze della natura difficilmente controllabili. Qui si continua a fare affidamento alle fasi lunari, al “cielo a pecorelle” o alle rose lungo i filari di viti; in questo paese la tradizione continua a manifestarsi e a plasmarsi prendendo la forma di splendidi grappoli d’uva e continuando a risiedere all’interno di quell’impianto medievale caratterizzato da strade tortuose e strette, case in pietra e pittoreschi angoli ancora intatti.

È grazie a ciò che Torrecuso è stato eletto quale “capitale del gusto” ponendosi così come il precursore di quel turismo enogastronomico che sembra muovere oggi molte più persone del turismo culturale.

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