14 Ottobre 2008

La voglia di raccontare su due “ruote”

di Marcello Di Sarno (Blog Faenza. Interviste Giornalisti)

Fabrizio Rappini

Fabrizio Rappini

Il giornalista di Faenza Fabrizio Rappini* intervistato per Comuni-Italiani.it

Chi o cosa ha fatto scattare in lei la scintilla del giornalista?
La voglia di raccontare agli altri fatti, avvenimenti. Ho iniziato a 18 anni quando, eravamo nel 1969, c’era la voglia di fare qualcosa di alternativo, di fare informazione vera.

Che rapporto ha con la sua Faenza?
Il mio rapporto con Faenza è buono. Ovviamente a volte capita di raccontare cose che non si vorrebbe si sapessero e quindi qualche attrito può nascere, ma quando le cose si fanno con correttezza, tutto poi si sistema.

Attualità. Come vive la “città delle ceramiche” l’emergenza sicurezza che attraversa l’intero Paese?
La città delle ceramiche vive l’emergenza sicurezza senza isterismi. Ci sono forze politiche che spingono in questo senso, ma l’insieme dell’opinione pubblica vive sapendo di essere in una città dove non ci sono frequenti episodi di cronaca.

Da appassionato di ciclismo, che legame vede tra il territorio faentino e lo sport delle “due ruote”?
Un legame molto grande. Faenza, come tutta la Romagna, è terra di ciclisti. Inoltre, il suo territorio offre itinerari per ogni tipo di capacità, dalla pianura, alla collina.

Quell’articolo su Faenza che ricorda con maggiore orgoglio o partecipazione emotiva.
Quando ho scritto di immigrati che venivano sfruttati da un fornaio. Da  quell’articolo, dal titolo “Lavoravamo 15 ore al giorno” è nata una inchiesta e ora il titolare del panificio è finito sotto processo.

Un titolo e trenta righe per raccontare cosa va e cosa non va della sua città.
“FAENZA FRA LUCI E OMBRE”
Un titolo che, come diceva un mio maestro di giornalismo, non significa nulla, ma che è lo specchio attuale di Faenza.
Cosa va? Va la capacità dei faentini di vivere con tranquillità, senza grandi contrapposizioni. In questo senso, è da elogiare la capacità della città di camminare verso l’integrazione degli immigrati. E’ una delle poche città dove si è potuta costruire una moschea senza grandi manifestazioni contro. Inoltre è una città che sa dare una risposta ai giovani e alle categorie più deboli come gli anziani. E’ in grado di dare risposte alle esigenze della prima infanzia, così come è vitale in ambito culturale e sportivo. Anche per quanto riguarda il mondo del lavoro le cose non vanno male.
Cosa non va? Il crescente razzismo che arriva da alcune parti della società. Inoltre, un appunto, lo si può muovere alle istituzioni pubbliche che, in qualche occasione, si dimostrano arroganti nei confronti dei cittadini. Per quanto mi riguarda, se dovessi dare un consiglio a chi governa la città, gli direi di non ragionare sempre solamente in termini di voti.

Come vede il domani della professione giornalistica tra nuove tecnologie e giornalismo partecipativo (blog etc)?
La professione giornalistica non la vedo bene. Ma non per quanto riguarda la tecnologia digitale e il giornalismo partecipativo. Non la vedo perché il potere costituito sta facendo di tutto per mettere il bavaglio ai giornalisti e screditare la nostra professione.

*Al momento lavora per il quotidiano “Corriere di Romagna”. In passato ha collaborato per la “Gazzetta di Forlì”, del gruppo Longarini, dal cui fallimento successivamente è nata la cooperativa che ha dato vita al Corriere Romagna.

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