Il nome della città di Pietracupa richiama un luogo buio, un paesino di montagna chiuso in una stretta vallata. In realtà, questo borgo in provincia di Campobasso, è esattamente l’opposto: poche case, per la maggior parte bianche o chiare, arroccate ai piedi di un piccolo monte, sovrastato da una roccia.
Nei giorni sereni, un panorama mozzafiato permette di arrivare con lo sguardo sino alla città di Campobasso tanto aperta è questa zona, un vero balcone sul Molise.
Solo 300 anime e un folletto - che la leggenda vuole servisse a intimorire i ragazzini e a farli rientrare a casa prima che facesse buio - restano ora a dare vita a questo suggestivo e particolare agglomerato di case, intervallate da strette viuzze, scalinate che si inerpicano tra una stradina e l’altra e una chiesa che, dall’alto, controlla il paese e la sua vita.
Risalente al 1600, sembra uscire direttamente dalla roccia che si intravede alle spalle della sua facciata. E da dietro la roccia, il campanile. Il tutto sembra un unico complesso, una chiesa dall’architettura atipica, strappata alla montagna o che questa sta cercando di ingurgitare e nascondere.
Qui tutto si muove ed esiste da e per lei: la roccia, la montagna, la Morgia, Pietracupa.
Ecco l’origine del nome di questo particolare posto: “cupa” non indica infatti una zona buia, ma deriva dal latino “botte”, luogo concavo, vuoto, come una grotta. Ed è infatti questa la parte più suggestiva e originale del paese.
Poi c’è la Morgia: una montagna fatta di grotte e anfratti che da sempre vede e vive gli eventi di questa località. Un tempo questi antri erano utilizzati dalla popolazione locale per sfuggire agli assalti dei bulgari e dei saraceni. Poi furono sede del locale tribunale dell’Inquisizione, ancora nascondiglio per i briganti a fine Settecento e poi, probabilmente, riparo per i partigiani.
Oggi in una delle sale più grandi, scavate dal tempo e dall’uomo, c’è la Cripta Rupestre: un suggestivo luogo di preghiera che, con le sue mura nude, di pietra, proteggono dal mondo esterno e conservano l’atmosfera antica, tipica delle prime comunità religiose che qui si riunivano. Le panche sono disposte in modo circolare e l’altare tondo è stato ricavato da una vecchia macina da mulino.
Qui il silenzio avvicina a Dio e l’eco rende più intensa la preghiera; a vegliare su tutto un crocifisso in legno, senza braccia, sospeso sull’altare con delle catene in ferro, quasi a ricordare il momento della crocifissione in sé. Risale al 1500 e fu recuperato tra i rifiuti pronti per essere buttati via.
Momento suggestivo per visitare il paese è nella notte della vigilia di Natale, quando vengono accese fiaccole alte fino a tre metri: servono a riscaldare Gesù che nasce e a scacciare, per un attimo, con la luce il suo nome oscuro.
(Foto gentilmente concesse dal comune di Pietracupa)
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