22 Novembre 2008

Il paese dove sono cresciuta, tra chiese e guerre

di Sofia Riccaboni (Blog Agnadello. Alla Scoperta della nostra Italia)

Stampa raffigurante la Battaglia di Agnadello

Stampa raffigurante la Battaglia di Agnadello

Passeggiare in una sera d’inverno per questo paese era una cosa che non facevo da tanto tempo. Ad Agnadello ci sono cresciuta.

In questo piccolo paesino, sperso nella piena pianura padana, all’estremo confine della provincia di Cremona, vicinissimo alla provincia di Milano e abbastanza vicina alla provincia di Bergamo per permetterci di vedere le montagne. Ma solo nelle belle giornate limpide e solo in inverno. In estate sono rare le giornate cosi. Afa e calura non rendono il cielo sufficientemente pulito.

Non c’è mai stato molto da fare in questo paese. Pochi abitanti, nessun cinema. Un oratorio, dove ogni tanto organizzano qualcosa, qualche manifestazione teatrale, qualche gioco.

Un paese dove le case sono tutte ordinate, costruite con il loro giardino, alcune vie in tipico stile anni cinquanta. Case fatte per ospitare genitori e figli, un appartamento sotto e uno sopra. E le vie nuove, i nuovi quartieri, fatti di palazzi e villette a schiera. Dove non ci sono negozi.

Di sera, in inverno, non trovi molta gente in giro. L’aria fredda non fa venire voglia di trovarsi per la via a chiacchierare.

Ma questo paese conserva anche qualcosa di molto bello, al di là delle vie tutte uguali e dei lampioni che lanciano una luce stranamente arancione.

C’è un centro, in una delle due piazze, una bellissima chiesa. La chiesolina la chiamano. È una costruzione in pieno stile romantico. Senza tante decorazioni esterne. Mattoni a vista, sagrato con sassi che danno fastidio ai tanti tacchi che ogni tanto affollano la navata, soprattutto in occasione di matrimoni.

All’interno, affreschi vecchissimi. Alcuni ancora molto ben conservati, riportati al quasi originale splendore dal recente restauro, ma sempre in pericolo, per via della forte umidità che si trova in questo luogo. Una chiesina veramente suggestiva, specialmente se avete l’onore di poterla vedere quasi vuota, con solo la voce delle cantanti del coro Discanto, che qui fanno le prove. L’acustica infatti è perfetta e le voci sembrano davvero rendere gloria ad una architettura studiata nei minimi dettagli.

Anche la chiesa parrocchiale è meritevole di una visita. Il recente restauro ha fatto ritrovare antiche cripte, nascoste per anni dalla vecchia pavimentazione. Adesso rese visibili grazie a delle lastre di vetro nel pavimento della navata centrale. A differenza della piccola chiesolina, questa è riccamente decorata, in uno stile molto più simile al barocco. Quadri e tele che ripercorrono la vita di Cristo e di Santi. Una semi volta che sovrasta l’altare centrale con un affresco del giudizio universale.

Ma Agnadello è conosciuto anche in tutto il mondo e non per le sue chiese. Ma per la sua battaglia. Quella che il 14 maggio 1509 vide contrapporsi i veneziani e i francesi. Una battaglia che ha lasciato in paese molte leggende. Partendo dal cannone pieno d’oro che si dice qui sia stato sepolto per essere salvato dai banditi. Alla leggenda della dama bianca, che alcuni giurano di aver visto in alcune notti di nebbia o pioggia, vagare per i campi.

Un classico paese di campagna, quindi, con nulla di speciale, se non che è il paese dove sono cresciuta.

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