27 Dicembre 2008

Montemarano, con due amici a spasso tra i ricordi

di mauro sommella (Blog Montemarano. Racconti di Viaggio)

Montemarano in provincia di Avellino, per chi è abituato al caos metropolitano di Napoli, rappresenta la possibilità di compiere un vero e proprio viaggio nel tempo. Con tali argomentazioni ero stato attirato, in un pomeriggio di fine estate, in questo piccolo paesino di 3000 abitanti in cima al Massiccio del Tuoro, a circa 1400 metri di altitudine.

In effetti, appena arrivato a destinazione, la sensazione che provavo era proprio quella di stare facendo un tuffo nel passato, visto anche che ero in compagnia di due vecchi compagni di università che, negli ultimi tempi, riuscivo ad incontrare solo alle lauree di chi se l’è presa un po’ più comoda di noi.
“Ce l’avete fatta!” ci aveva accolto Paolo, in “ritiro” di studio a Montemarano da più di un mese, ormai quasi rassegnato alle chiamate disperate di forestieri come noi alle prese con tutte queste stradine buie e disabitate.
Dopo aver temuto più volte di passare tutta la serata in macchina, io e Luciano eravamo finalmente arrivati a destinazione, il tempo di parcheggiare la macchina (un minuto… incredibile!), ed eravamo già all’aperitivo.
Il bar dove ci sediamo è il punto di ritrovo dei giovani di montemaranesi e - curiosamente - si trova proprio di fianco all’altro bar del paese, nella strada principale. Quattro chiacchiere, due negroni e - prima di andare a cenare - decidiamo di fare due passi.

Ci inerpichiamo, quindi, a passo rilassato, per le stradine del borgo in pietra lucida e la prima cosa che mi viene in mente, da buon napoletano, sono i presepi delle botteghe di San Gregorio Armeno. Tutto sembra essere rimasto fermo a qualche secolo fa, anche se Paolo mi svela che in realtà molte abitazioni sono state interamente ricostruite dopo il terribile terremoto del 1980.
Mentre commentiamo le nostre disavventure vacanziere e ci informiamo sulle vite degli amici in comune, passiamo davanti alla massiccia torre campanaria di Santa Maria Assunta che svetta su tutti gli altri edifici del paese. Pochi passi ancora e spuntiamo in un’inaspettata piazzetta che somiglia più ad una vera e propria terrazzina con tanto di panchine rivolte verso i boschi e le colline che circondano il paese. La vista, però, non è più quella ottimale visto che il sole è già tramontato da un pezzo e poi, oltre allo stomaco che borbotta, inizia a farsi sentire anche una certa umidità.

Ci mettiamo quindi in macchina e raggiungiamo in cinque minuti una trattoria che Paolo ci raccomanda caldamente, dove assaggio per la prima volta un delizioso piatto locale, la “maccheronata”. Si tratta di un tipo di pasta fatta in casa, molto callosa e condita con un semplice sugo di pomodorini che noi accompagniamo con una bottiglia di vino rosso della zona.

La serata scorre velocissima e - come spesso accade in questi casi - si finisce per ripescare vecchie storie di esami provati più volte, professori “esauriti” e corsi che si trasformano in lunghe chiacchierate in piazza.
Di parlare del futuro non c’è molta voglia, anzi, in certi momenti mi sembra quasi che evitiamo appositamente di affrontare certi discorsi.

Forse per non risvegliare tutte le incertezze che, da neolaureati meridionali, gioco forza ci portiamo dietro. O forse perché in questa cornice così tranquilla, dove lo scorrere del tempo sembra non sortire alcun effetto, godersi i ricordi delle “vecchie” amicizie ha davvero tutto un altro sapore.

(Foto di Fiore S. Barbato in licenza Creative Commons)

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