24 Febbraio 2009

L’orgoglio uno e trino tra la neve e i trabocchi

di Marcello Di Sarno (Blog Frisa. Interviste Sindaci)

Il Sindaco di Frisa Rocco Di Battista intervistato per Comuni-Italiani.it

Cos’è che contraddistingue Frisa rispetto al contesto generale della provincia teatina?
L’invidiabile posizione geografica, le bellezze paesaggistiche e un clima gradevole e arieggiato, essendo i nostri tre paesi adagiati su un’amena zona collinare, ad un passo dalla bellissima “costa dei trabocchi” (il versante teatino del litorale adriatico, caratterizzato da antiche macchine da pesca, dette appunto trabocchi, N.d.A.) e con alle spalle la maestosa e quasi sempre innevata Maiella.
Poi, la bontà dei suoi prodotti tipici, cioè un eccellente olio d’oliva e un genuino Montepulciano d’Abruzzo, e il senso di ospitalità dei suoi abitanti, una caratteristica comune a tutti gli abruzzesi dei piccoli centri.

Rocco Di Battista

Ha parlato di “nostri tre paesi”. Che significa?
Il comune di Frisa è formato da tre paesi - Frisa, Guastameroli, e Badia - molto spesso in competizione tra di loro. In particolare esiste un accentuato spirito campanilistico che divide Frisa, che è il centro con più storia dove risiedono le famiglie originarie e molto legate alla tradizione, e Guastameroli, che è invece un paese di più recente insediamento, con popolazione meno eterogenea, ma sicuramente centro più giovane, intraprendente e attivo economicamente e socialmente.

Un campanilismo che l’appartiene?
Io sono guastamerolese e anche se non sono assolutamente campanilista, non riesco a considerarmi “frisano doc”. Sento di riconoscermi più nell’intraprendenza, nell’apertura e nello spirito innovativo dei guastamerolesi, che non nel senso di appartenenza e di rispetto delle tradizione dei frisani, qualità che apprezzo ma che sono sicuramente più lontane dal mio modo di essere e di pensare.

Con questa mentalità ha assunto la guida del Comune. Che sfida l’aspetta?
Oggi Frisa è un paese che sconta ancora una situazione d’immobilismo e d’isolamento. La sfida che ho accettato candidandomi a sindaco, e che rappresenta dal mio punto di vista la priorità assoluta, è quella di fare in modo che Frisa si apra, esca dal suo arroccamento e diventi appieno partecipe della vita sociale, culturale ed economica del nostro comprensorio, interagendo con le comunità vicine.

Quali sono i primi passi compiuti in tal senso?
Penso che il nostro comune abbia già cominciato a cambiare nel corso di questo primo anno della nostra amministrazione.
Per prima cosa, abbiamo ringiovanito notevolmente la compagine amministrativa e instaurato rapporti meno formali, più aperti e liberi con i cittadini. In questa direzione, abbiamo cominciato ad usare i moderni strumenti per la comunicazione istituzionale, creando un sito internet, aggiornato quotidianamente, che oltre a fornire tutte le informazioni e la modulistica necessaria, è diventato una piazza virtuale, attraverso cui comunicare e dibattere.
Grande impegno anche sul versante dei servizi, cercando di ampliare l’attuale rete con un nuovo centro di aggregazione e una biblioteca.
Sul piano culturale, la priorità è dare un ruolo da protagonista a Frisa, grazie alla moltiplicazione di eventi, convegni e incontri, che ci stanno facendo apprezzare da tutti per vivacità d intraprendenza.

Dal punto di vista culturale forse mancano i grandi eventi.
Il nostro è un paese che ha dato i natali a tanti artisti riconosciuti e apprezzati soprattutto nel campo delle arti figurative - da Antonio di Tommaso ad Amedeo Lanci - ma colpevolmente non è riuscito a far tesoro di questa sua caratteristica.
Nella sua storia non solo non è stata capace di creare eventi adeguati che ne esaltassero questa sua peculiarità, ma ha addirittura operato in maniera scellerata, distruggendo monumenti importanti - com’è accaduto per la chiesa di Santa Lucia, risalente al XIII secolo, abbattuta per costruire il nuovo municipio - e non riuscendo ad avviare un’azione di recupero, restauro e valorizzazione del suo patrimonio storico-architettonico.
Restano come luoghi di richiamo storico, un “castro” medioevale, con parte della fortificazione originale, e un palazzo signorile restaurato in modo non appropriatamente rigoroso.

Frisa e l’economia. Qual è la vocazione storica del territorio?
Frisa è un comune con una vocazione prettamente agricola, basata soprattutto sulla produzione vitivinicola e olearia ed è sede di importanti cantine tra le quali una cantina sociale, tra le più grandi d’Abruzzo, e numerosi frantoi. La sua vocazione nel settore agroalimentare viene rafforzata da importanti aziende commerciali che operano nel settore alimentare.
L’attività di due rinomate aziende, tra le più importanti a livello nazionale, la rendono una capitale riconosciuta di un’arte particolare, quella pirotecnica.

Guardando al passato, questa è stata una terra “militarmente” strategica.
Infatti, un evento che ha segnato la storia dei frisani è stato senza dubbio il passaggio sul nostro territorio degli eserciti, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale Frisa è stata per un periodo lungo sulla linea del fronte: prima quello del Sangro e poi quello del Moro, culminato con la famosa battaglia di Ortona.
In questo modo la gente ha subito direttamente sulla propria pelle privazioni e tragedie, che ne hanno forgiato il carattere.

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