28 Febbraio 2009

Un viaggio tra la nobile storia e le Risorgive

di Alessandro Mascia (Blog Cordenons. Alla Scoperta della nostra Italia)

Il Campanile di Cordenons

Il Campanile di Cordenons

La nobile storia di Cordenons si perde in tarda epoca romana ed è strettamente collegata con quella di Pordenone.

Il suo nome deriva da Cortes Naonis, ossia Corte del Noncello, uno dei due fiumi che passa per il paese. Questo nome non indica però un preciso territorio, quanto un’area più ampia.
Alcune scritture lasciano intendere, infatti, che questi luoghi fossero riservati all’autorità imperiale.

La prima volta che il nome compare è in un diploma del 5 maggio 897 d.C., appartenuto al re Berengario.
Intorno alla prima metà del 1200, il paese inizia a perdere di importanza a favore di Pordenone (Portus Naonis appunto), in quanto il crescente traffico del porto fluviale sposta decisamente gli equilibri.
Con il passare degli anni, la denominazione passa da Cortes Naones a Curia Naonis e, infine, a Villa Naonis.
Il sempre più intenso traffico di ogni genere “emargina” Cordenons, a beneficio della tratta Pordenone – Casarsa e di una prima rinascita del comune si ha traccia solo intorno al 1800.

Cordenons oggi appare come un paese crocevia tra passato, presente e futuro.
Da una parte c’è il passato, rimasto immutato grazie a determinati elementi. In primis per la natura quasi incontaminata e, in secundis, grazie alla lingua - il folpo - tramandata di generazione in generazione, che riesce ad opporsi a omologazione e globalizzazione.
Per far capire meglio l’importanza della lingua locale (argomento tanto caro anche a Pier Paolo Pasolini, cresciuto nella vicina Casarsa della Delizia), basta raccontare alcune curiosità cittadine: alle scuole elementari si è ancora soliti insegnare l’inno di Cordenons in lingua locale (in cui si fa riferimento alla Madonnina d’oro posta in cima al campanile) e, in città, ogni cartello stradale presenta il bilinguismo italiano - folpo.

Il presente e il futuro sono, invece, sempre più pressanti. Cordenons, difatti, è stata testimone di una notevole crescita economica e demografica del territorio, arrivando ad avere circa 20.000 abitanti - davvero molti se si conta che la provincia di riferimento, quella di Pordenone, conta appena il triplo degli abitanti.
Inoltre la città è tra i comuni più all’avanguardia in diversi settori, tra i quali spicca quello del fitness e, in un contesto più ampio, quello del benessere.

La delizia di Cordenons, comunque, resta il paesaggio naturale.
L’incrocio tra diversi fiumi ha permesso a Madre Natura di creare un ambiente davvero speciale, nel quale convivono due diversi ecosistemi. A nord, ai confini con i comuni di Maniago e Montereale, l’incrocio tra i corsi d’acqua Cellina e Meduna crea un paesaggio davvero incredibile: un’area vastissima che si estende fino a Cordenons, 25 chilometri più a sud.
In quest’area il terreno è molto permeabile e la portata d’acqua dei fiumi passa attraverso le pietre dei greti scendendo sotto terra, per riaffiorare molti chilometri più avanti nella zona delle Risorgive.

Come detto, l’acqua scomparsa molto più a nord riaffiora nella pianura pordenonese, nella zona est di Cordenons, in quel pezzo d’Italia che prende il nome di Risorgive del Vinchiaruzzo (un ramo del Noncello). Qui, difatti, l’acqua riaffiora tramite delle piccole bolle e, grazie all’impermeabilità del terreno costituito principalmente da argilla, non riesce a tornare sotto terra, creando delle piccole pozze e rigagnoli d’acqua. Queste, a loro volta, danno vita a piccoli corsi d’acqua, poi a canali che danno forma al fiume di Pordenone, il Noncello.

Per quanto riguarda i Magredi, altro tipico fenomeno del luogo, la parola sta a significare “terra magra”, in quanto molto arida e decisamente povera d’acqua. Il loro elemento caratteristico sono i sassi che, proprio in quanto permeabili, permettono la creazione dell’ambiente.

Tra le curiosità da annoverare, non si può non citare la compagnia teatrale Le Donne del Pasch, un gruppo teatrale formato da arzille donne anziane del paese che, ogni anno, si lanciano in una rappresentazione teatrale parlando solo il folpo.
Dopo qualche anno di assenza dai palcoscenici, è previsto un loro ritorno sulla scena, tornando quindi a regalare ai cordenonesi una delle loro più belle e antiche tradizioni.

(Foto di SuperQuark in licenza GFDL)

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1 commento a “Un viaggio tra la nobile storia e le Risorgive”

  1. sacilotto scrive:

    l’inno di Cordenons in lingua locale (in cui si fa riferimento alla Madonnina d’oro posta in cima al campanile) e, in città, ogni cartello stradale presenta il bilinguismo italiano - folpo.
    non e’ la Madonnina d’oro, ma l’ànzul doràt - l’angelo d’oro
    grazie
    claudio sacilotto
    338 6908051

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