16 Marzo 2009

Alla scoperta della “perla dell’Etna”

di Maria Salerno (Blog Zafferana Etnea. Alla Scoperta della nostra Italia)

Zafferana Etnea

Zafferana Etnea

Forse  è per via delle numerosissime ginestre che crescono nei boschi, colorando tutto di giallo il paesaggio circostante, o forse è per via della coltivazione di zafferano  - un tempo diffusissima – che questa ridente località alle pendici orientali dell’Etna ha assunto il nome di Zafferana Etnea.

La “perla dell’Etna”, così come la chiamano in tanti, sorge a circa seicento metri sul livello del mare da cui domina la provincia di Catania.

La maggior parte dei visitatori vi si reca, senza dubbio, per assistere ad uno degli eventi più spettacolari che la natura è in grado di offrire: l’eruzione del vulcano.
Un trionfo di lapilli scintillanti che fuoriescono dal cratere del vulcano, come fantasmagorici fuochi d’artificio.

Per la sua posizione invidiabilissima - che rappresenta  uno dei principali accessi al vulcano - Zafferana Etnea è meta privilegiata non solo da parte degli amanti degli effetti pirotecnici, ma anche di numerosi escursionisti, amanti del trekking, arrampicatori che in qualsiasi periodo dell’anno scelgono questa amena destinazione per godere della sua aria salubre e del suo clima temperato.

Nelle giornate di sole, assai rare in realtà (non è infatti un caso che gli indigeni abbiano da largo tempo adottato il divertente modo di dire “A Zafarana si non chiovi è anneulatu” cioè “A Zafferana se non piove, comunque è nuvoloso”), è possibile ammirare uno splendido panorama che spazia dalla valle del Bove al golfo di Siracusa, arrivando ad abbracciare persino le coste della Calabria.
Chiunque abbia avuto modo di affacciarsi da quella terrazza “ideale” almeno una volta nella vita non troverà un caso che uno dei più grandi registi di ogni tempo, cioè Franco Zeffirelli, abbia scelto proprio quelle valli e i suoi dolci declivi per girarci “Storia di una Capinera”, tratto dal romanzo di Verga.

Al di là degli aspetti naturalistici, una passeggiata per il centro storico di Zafferana Etnea però è altrettanto in grado di offrire ai suoi visitatori non poche sorprese, a cominciare dalla Chiesa madre di Santa Maria della Provvidenza che -  miracolosamente sopravvissuta ai numerosi terremoti che si sono succeduti negli anni – si erge candida e maestosa in piazza Umberto I.

Ma se parliamo di irriducibili di fronte ai cataclismi, il primato assoluto spetta all’adiacente Capitello della Madonna della Provvidenza che contiene al suo interno il settecentesco simulacro della Vergine, per intercessione della quale nel 1792 si arrestò la potenza distruttrice della colata lavica che avanzava inesorabile verso il centro abitato. Il miracoloso arresto del fiume incandescente avvenne nell’esatto punto in cui il suo simulacro venne condotto in processione. Ecco perché oggi, così come noi lo vediamo, l’altare è sormontato dalla scritta “Tu salus nostra”.
Sulla medesima piazza possiamo ammirare il Palazzo Comunale, in stile liberty, per raggiungere il quale percorreremo una pregiata scalinata in marmo bianco.

Se alla fine di questo tour dovessimo cominciare a risentire di un po’ di stanchezza, troveremo facilmente ristoro in uno dei numerosi bar della zona. Basterà un’occhiata distratta al banco per sentirci immediatamente assaliti dall’imbarazzo della scelta fra le numerose e golose specialità zafferanesi: dai biscotti secchi ricoperti di cioccolato, meglio noti come sciaturi (sciatori), alle fogghi (foglie), deliziose sfoglie di mandorla, nocciole o pistacchio.

Se oltre ad un giro panoramico, poi, ci siamo lanciati in avventure più ardite, come per esempio la scalata della cosiddetta Montagnola - un cono che si è formato durante le eruzioni del 1763 che per raggiungerne l’ultimo tratto, non di rado, si ha bisogno di picca e ramponi - potremmo consolarci a fine giornata con un delizioso arancino al pistacchio, senza per altro sentirci minimamente in colpa!

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