24 Marzo 2009

I lidi, la collina e la cucina afrodisiaca della città del Kursaal

di Monia Melis (Blog Giulianova. Alla Scoperta della nostra Italia)

Il lungomare monumentale di Giulianova

Il lungomare monumentale

L’orizzonte blu, le palme, la spiaggia… Passeggiare sul lungomare di Giulianova con l’Adriatico davanti è un piacere non solo estivo.

Anche se è diventata una località balneare nota in tutta la Penisola, la città non è solo il Lido, con le sue case basse e gli alberghi, ma si arrampica su un’altura, dove c’è il quartiere Colleranesco.

Dalle colline lo sguardo vaga alle spiagge e, nelle giornate serene, fino al Gran Sasso, il massiccio montuoso dell’Abruzzo. Ma per godere di una vista sul mare mozzafiato basta andare al Belvedere, sull’altura…

Per congiungere le due parti principali della città, quella del centro storico in collina e quella sul mare del Lido si è reso necessario un intervento urbanistico importante: la Salita Montegrappa. Con essa si sono valorizzati i vecchi percorsi pedonali e le fontanelle di acqua antiche usate anche per lavare il bucato.

Il lungomare monumentale - così è chiamato dagli abitanti il litorale - è stato rivisitato dall’architetto Giovanni Vaccarini nel 2007. Durante i lavori sono stati ritrovati i vecchi attracchi delle barche (oggi visibili sotto la pavimentazione attuale), dal momento che il fronte del porto un tempo era più interno.
Sul lungomare c’è il Kursaal: un edificio storico costruito ai primi del Novecento utilizzato per convegni ed eventi.

Giulianova ha una storia antica in cui il mare, la pesca e il commercio hanno avuto un ruolo importante. Di porti la città, attorno al 1400, ne aveva addirittura tre; il principale era quello di San Flaiano. Ancora oggi sul tratto di Adriatico davanti all’abitato ci sono i trabucchi, macchine da pesca di legno utilizzate nel medio Adriatico, variante di quelli pugliesi ancorati alla roccia.

Trabucchi

Trabucchi

Il nome attuale della cittadina è l’ultimo in ordine di tempo e deriva dal fondatore e feudatario Giulio Antonio Acquaviva, Duca di Atri e Conte di Conversano, che nel 1470 costruì una rocca a nord sulla collina per sfuggire alla malaria che infestava i terreni acquitrinosi vicino al mare.
La città, a forma di quadrilatero, era circondata da mura con torri, ancora in piedi nel 1860; tre le porte di accesso al centro fortificato, Porta da Piedi o Marina a sud, Porta Napoli o degli antichi Cappuccini e Porta da Capo a nord.

Il primo insediamento nella zona risale al 290 a.C.; una colonia romana, Castrum Novus, si stabilì sulla costa in prossimità del mare e sulla riva sinistra del fiume Batinus (Tordino). Qui si sviluppò un importante porto-canale mercantile e militare. La città era potente, fortificata e nota tanto da essere citata negli scritti di Plinio, Strabone, Vellejo e Tolomeo. Il centro di Castrum Novus era strategico perché posizionato sulla via Salaria, che giungeva  fino a Roma, e perché posizionata sulla linea delle città costiere adriatiche, a metà strada tra Ascoli Piceno e Brindisi. Nel Medioevo Castrum divenne Castel San Flaiano per il nome di un santo la cui identità resta misteriosa, le cui reliquie furono ritrovate in spiaggia (per alcuni sarebbe il Patriarca di Costantinopoli per altri un vescovo locale).

Da visitare il santuario de La Madonna dello Splendore, che fino al 1800 fu affidato ai padri Celestini che vissero nel monastero vicino. Secondo la leggenda, all’umile contadino Bertolino apparve la Vergine in una collinetta fuori le mura della città. A lui la Madonna chiese la costruzione di una piccola cappella nel punto in cui sorgeva l’acqua.

Anche la cucina di Giulianova ha un’antica tradizione ed è quasi tutta a base di pesce. Deriva dalle abitudini della potente famiglia Acquaviva, che addirittura aveva nel Quattrocento uno chef. Questa cucina era nota come afrodisiaca e ancora oggi alcune ricette sono conservate presso la Biblioteca “Bindi”.
Tra Vasto e Giulianova poi da sempre c’è la guerra dei brodetti di pesce: le questioni campanilistiche si misurano anche in cucina!

(Foto di Simone Utzeri, per gentile concessione)

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