25 Maggio 2009

La “cultura operaia” dalle alpi alle risaie

di Marcello Di Sarno (Blog Provincia di Biella. Interviste Province)

Il Presidente della Provincia di Biella Sergio Scaramal intervistato per Comuni-Italiani.it

Tra storia e natura, cos’è che rende il fascino di questa terra?
Il Biellese è una terra ancora poco nota alla massa ma molto ricca di luoghi suggestivi e dalla storia affascinante. Penso a Oropa (il più importante santuario mariano delle Alpi, ndr) e in generale al sistema dei nostri santuari, che l’Unesco ha censito nel patrimonio mondiale dell’umanità. Oppure all’archeologia industriale, probabilmente unica nel suo genere con i complessi degli antichi opifici allineati lungo i torrenti.
C’è poi un paesaggio dalle forti e variegate valenze ambientali: in pochi chilometri il Biellese passa dalla piattezza delle risaie ai vertici delle Alpi. E in mezzo le colline: la morena della Serra e le valli incastonate nella pietra, come quella del Cervo. Alcuni tratti della Valle Elvo danno l’impressione di essere sulla luna: meta, sin dall’epoca dei romani, di cercatori d’oro, di cui quest’anno ospiteremo il campionato mondiale. O ancora la Baraggia, l’unica zona europea che, per caratteristiche morfologiche e pedoclimatiche, è assimilabile alla savana.
L’intero territorio è disseminato di vestigia architettoniche che vanno dal romanico al neoclassico ma la vera grande forza del Biellese è appunto la sua varietà paesistica, cui corrispondono vocazioni culturali e tradizioni diverse, sia nell’arte del manufatto sia nella produzione enogastronomica.

Sergio Scaramal

I punti di forza su cui avete puntato come Amministrazione?
Le potenzialità forti del Biellese sulle quali abbiamo puntato per rilanciare il turismo sono sostanzialmente tre: l’outdoor (fuori porta), gli affari, il settore devozionale e culturale. Uniti dal filo rosso dell’enogastronomia. Ciascuno di questi ambiti è stato al centro di una serie di progetti contenuti in una campagna che abbiamo chiamato“Innamorati del Biellese“, fatta di formazione alla cultura dell’accoglienza e di coinvolgimento della popolazione, che deve essere il primo testimonial di un territorio.
Abbiamo una rete escursionistica di oltre 2000 chilometri che è possibile percorrere a piedi, in bici o a cavallo, con sentieri mappati in gps e frazionati in tappe, punteggiati da luoghi suggestivi e ricchi di storia. Tra questi, ad esempio, il tratto locale della Via Francigena o la Grande traversata biellese. Strettamente integrato a questo aspetto è lo sport: il turista trova qui strutture molto importanti, ad esempio per il golf – il campo di Magnano è tra i più belli d’Europa – per la bicicletta (il Giro d’Italia 2007 ha avuto qui una delle sue tappe più emozionanti) e in generale gli sport all’aria aperta.
La presenza delle grandi aziende tessili biellesi, note in tutto il mondo - tanto per capirci Zegna, Cerruti ed altre ancora - chiamano qui molti visitatori che prima vengono per lavoro, poi tornano magari negli outlet delle stesse aziende oppure per visitare luoghi che li hanno colpiti e hanno visto per pochi minuti.
Grazie a un ampio coinvolgimento di tutte le forze del territorio abbiamo recuperato anche un sorprendente patrimonio enogastronomico: il Biellese ha 5 vini Doc, ha due presidi Slow Food, ha un riso Dop e molte bontà di nicchia di fronte alle quali noi stessi, durante il lavoro di riscoperta fatto in questi 5 anni, siamo rimasti stupiti e che i turisti apprezzano. Un esempio si trova a Eataly, la struttura torinese dell’alimentare di qualità che ha al suo interno un corner dedicato ai nostri prodotti.

C’è un evento, nel passato recente, che è rimasto nella memoria collettiva?
Un avvenimento mi ha particolarmente colpito, caduto lo scorso giugno: gli “Special olympics”, un grande appuntamento nazionale di sport riservato a giovani con disabilità intellettiva che si è svolto a Biella. Ho assistito ad una vera e propria gara da parte delle associazioni locali per organizzare al meglio la manifestazione.
Vivere questo tipo di situazione e nello stesso tempo essere atleti significa avere una personalità più forte di qualsiasi altro cittadino. Un altro motivo di soddisfazione è stato quindi sapere che sono numerose le persone che accettano invece queste sfide pur avendo delle situazioni di svantaggio. Popolari le discipline che qui a Biella si sono disputate: bocce, tennis, pallacanestro, equitazione, nuoto, sport diversi tra loro ma accomunati dalla passione e dall’impegno che questi atleti molto speciali hanno saputo profondere durante le gare.

Quali altri aspetti connotano il retroterra culturale dei Biellesi?
Pur non essendo un biellese doc, in quanto di origine veneta, ritengo che l’età dell’oro di questo territorio sia coincisa con lo sviluppo e poi l’affermazione internazionale della nostra industria tessile. Abbiamo avuto, nel passato, una cultura dell’imprenditoria illuminata. E abbiamo una radicata cultura operaia che, oggi, è chiamata, se mi passa il termine, ad aggiornarsi, mantenendo viva la creatività e la voglia di fare che da sempre contraddistingue la nostra gente e applicando queste doti a un contesto locale e mondiale in fase di profondo cambiamento.

In effetti qui passa la “via della lana”. Che ruolo dà al Biellese, nel quadro regionale, questa consolidata tradizione del comparto tessile?
Nel panorama regionale il Biellese ha avuto un ruolo importante. Fin dagli esordi della nuova giunta regionale presieduta da Mercedes Bresso, il nostro territorio è stato seguito con particolare attenzione e vicinanza nell’affrontare i temi con intese programmatiche comuni.
Anche recentemente ci si è preoccupati, a livello regionale, della crisi del settore tessile con un’importante incontro a Biella del distretto regionale tessile. La Regione ha stanziato quindi forti somme per aiutare le aziende nel settore creditizio e nell’ottenimento della Cassa integrazione in deroga.
Sul piano nazionale non vi è ancora la consapevolezza che la crisi del settore tessile nel Biellese significa una crisi del settore manifatturiero italiano nel suo complesso.

Con quali sfide per il territorio ha affrontato questi cinque anni di governo?
Lavoro, istruzione e cultura, infrastrutture: queste erano tre fra le priorità del mio progetto intitolato “Una Provincia capace di futuro”.
Per quanto riguarda il lavoro, nonostante la crisi economica che da noi (almeno per quanto riguarda il settore tessile) è iniziata da parecchi anni, abbiamo intensificato corsi di riqualificazione per occupati e disoccupati. Con l’aiuto della Regione è stato creato un polo dell’innovazione tessile, composto da una sessantina di aziende che si preoccupano di elaborare nuove idee per il tessile tecnologico e di qualità. Un altro progetto è “Biella, laboratorio tessile” e riguarda la valorizzazione non solo del settore in senso stretto, ma di tutto quanto fa parte integrante (paesaggio, storia, cultura) del nostro territorio e della nostra produzione industriale.
Per quanto riguarda istruzione e cultura abbiamo posto le basi per collocare in Provincia la sede di un distretto culturale, che consideri le questioni economiche fortemente connesse alla vita del territorio e della sua comunità. Attraverso Città Studi (sede della nostra Università Biellese) abbiamo contribuito a finanziare corsi di alto livello e unici in Italia (come quello di ingegneria tessile in lingua inglese).
Sulle infrastrutture abbiamo lavorato per concretizzare i collegamenti autostradali della Pedemontana piemontese con quella veneta e lombarda oltre a migliorare i collegamenti interni. Vi sono anche infrastrutture virtuali come internet: in questi anni abbiamo dotato di collegamenti veloci a internet quasi tutti i comuni biellesi (compresi quelli montani).

Cosa può scrivere il futuro prossimo di questa provincia?
Il futuro della provincia passa attraverso la concretizzazione del vero federalismo fiscale, che dovrebbe permettere di avere più risorse finanziarie disponibili per svolgere l’attività che le è propria (programmazione territoriale, valorizzazione del paesaggio, coordinamento tra Regione e comuni).
In questi ultimi tempi abbiamo molto sofferto per non poter avere fondi sufficienti a realizzare tutto quanto avevamo in programma. Per quel che mi riguarda, non mi ricandiderò alla presidenza della provincia, anche se desidero continuare a svolgere vita politica attiva.

Tra sostenitori e detrattori del ruolo istituzionale della Provincia, rispetto alle Regioni e ai Comuni, come vede il futuro di questo ente?
Pur essendo naturalmente favorevole al mantenimento delle province, come enti di programmazione di area vasta, con ruolo di coordinamento tra Regione e Comuni, sono invece d’accordo sull’ipotesi di accorpamenti fra province. E sono anche d’accordo sull’eliminazione di numerosi enti che si sovrappongono alle funzioni della Provincia.
Bisogna in sostanza definire e riaggiornare i compiti delle province e le loro dimensioni sia per risparmiare denaro, sia per distribuire meglio le risorse finanziarie di cui, lo ripeto, siamo stati carenti.

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