29 Maggio 2009

Il nido della cultura grecanica

di Andrea Bonfiglio (Blog Bova. Racconti di Viaggio)

Ho sentito spesso parlare in termini entusiastici di una cittadina ellenistica arroccata su d’un alto colle dell’Aspromonte, in territorio reggino, dalla quale si possono ammirare in tutta la loro bellezza le meravigliose acque dello Jonio. Di recente ne ho visto alcune immagini in TV ed ho così avvertito un irresistibile richiamo: zainetto d’ordinanza in spalla parto alla volta di Bova.

Il sito www.comunedibova.it

Il sito del Comune

La strada che porta a questo antico borgo si snoda in salito fino a superare gli 800 metri sul livello del mare; nella vegetazione locale spiccano le sfumature cromatiche tipiche della macchia mediterranea.

Le statistiche parlano di poco meno di cinquecento residenti e data la quiete che si respira nelle vie, ciò non risulta difficile da credere. Condivido con un passante questa mia impressione e quasi a volermi consolare sottolinea che in estate – quando gli emigranti tornano a trascorrere qualche giorno di ferie dai parenti – c’è molta più gente. Quel che non manca, tuttavia, è l’espressione lussureggiante di una natura quasi incontaminata. Le querce, i lecci, le roverelle, le brughiere e – oltre i 900 metri – le conifere adornano con garbo un paesaggio impreziosito dalle acque dolci dei torrenti Muto e Piscopi e dalla fiumara San Pasquale. Abbondano persino le sorgenti, forse le risorse più apprezzate dalla popolazione del comprensorio, come testimoniato dal continuo afflusso di assetati viandanti presso le fontane Verrei, Travi e Pietrafilippo.

Non appena nel perimetro urbano, mi dedico ad una salutare passeggiata. E’ l’occasione giusta per osservare da vicino gli angusti vicoli che compongono il mosaico pedonale cittadino. Molti sono in ombra, giacché la presenza assai ravvicinata delle case non consente l’accesso alla benevola luce del sole; altri, invece, sono esposti al tiepido calore primaverile. Molte abitazioni non appaiono in perfetto stato, come si evince dalle condizioni non perfette delle mura esterne: nulla di nuovo in base alla mia esperienza in Calabria. Il perfetto aspetto delle calle, tuttavia, sopperisce senza troppo affanno alle mancanze delle dimore. Le tinte chiare, quasi rilassanti, della pavimentazione in pietra che ricopre elegantemente il suolo – in alcuni tratti con parvenza di ampi gradoni –  costituiscono uno spettacolo tanto piacevole quanto raro.

Mi fermo di seguito in un bar per una meritata pausa caffè. L’italico rito, per qualche ignoto motivo consumato con maggiore soddisfazione nella parte bassa dello stivale tricolore, mi porta a conoscere un anziano falegname che si improvvisa maestro e tiene, in mio favore, una lezione di economia locale. Scopro così che l’artigianato – assieme all’immancabile agricoltura – è per tradizione il motore di Bova e vede gli uomini impegnati a lavorare legno e ferro, mentre le donne si dedicano al tessuto. Il fiore all’occhiello della produzione lignea è rappresentato da oggetti di uso comune – idem per il ferro – come cucchiai, forchettoni, bastoni, flauti, murcari (timbri per dolci), musulupàre (timbri per i formaggi) e ciaramelle. Analogo discorso anche per quanto sfornato dai telai: lenzuola, federe e tovaglie da tavola, con particolare attenzione anche ad artistiche coperte e tappeti dalle vivaci sfumature di chiari richiami bizantini. Il tutto realizzato in lino, canapa, seta, oppure lana. “Niente male!” - mi viene spontaneo esclamare.

Uno straordinario mix di attrazioni che rende, legittimamente, questo “nido di falchi” il più importante centro regionale della cultura grecanica.

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