18 Giugno 2009

‘C’era una svolta’, il museo che riporta negli anni ‘60

di Monia Melis (Blog Lunamatrona. Interviste Musei)

Lunamatrona è un piccolo comune sardo del Medio Campidano che ha vissuto negli anni ‘50, come molti altri centri dell’isola, un brusco passaggio alla modernità. Un museo originale racconta i cambiamenti di quegli anni attraverso le storie dei suoi abitanti. Maria Iosé Meloni, antropologa e curatrice del museo C’era una svolta intervistata per Comuni-Italiani.it.

Dischi e immagini anni '60

Dischi e immagini anni '60

Da quanto è attivo il museo? Come è nato?
Il museo ospitato nei locali del vecchio Municipio di Lunamatrona nasce da un’indagine sul campo commissionata dal Comune nel 2004 sui lavori artigianali tradizionali. Durante la ricerca è emerso un interesse particolare da parte degli informatori a raccontare il periodo del cambiamento degli anni ’50 e ’60. Gran parte degli artigiani attivi hanno infatti tra i 60 – 70 anni e quindi hanno vissuto proprio nel mezzo della rivoluzione economica e culturale. Intrigata da questa nuova piega che prendeva l’indagine ne ho parlato col sindaco, Alessandro Merici, che ha accolto con entusiasmo l’idea e mi ha proposto di attendere i finanziamenti 2006 per fare un museo. Così è stato. Io mi sono occupata della ricerca, per l’allestimento e per l’organizzazione sono stata supportata da un architetto scenografo teatrale, Bruno Meloni, e da un esperto in comunicazione, Bruno Piras. L’idea è stata apprezzata perché nuova: non si tratta infatti del solito museo contadino ma propone una parte di tradizione che un po’ appartiene anche a noi. Così il museo è stato inaugurato nel dicembre del 2006.

Gli abitanti del paese sono affezionati al museo, lo visitano? Chi è il visitatore tipo?
Il museo viene visitato con molta curiosità dai locali ma arrivano anche visitatori esterni. I paesani si divertono soprattutto a guardare i filmati degli anni Sessanta dove spesso ci sono familiari e comunque si riconoscono tutti. Sono filmati da me recuperati dagli eredi di un parroco di Lunamatrona che con la sua telecamera filmava le sfilate di carnevale, le gite al mare e in montagna, o manifestazioni particolari come il primo sciopero dell’acqua. Il museo piace ma è visitabile su appuntamento o durante le feste solo grazie alla passione di Monica Setzu, una ragazza laureata in Lettere. Anche lei ha partecipato insieme a me alla raccolta degli oggetti quindi sente il museo, giustamente, anche un po’ ‘suo’.

Avete ricostruito alcuni ambienti, un’operazione resa possibile anche grazie alla  collaborazione degli abitanti?
Gli oggetti del museo sono stati quasi tutti prestati per un anno dagli abitanti di Lunamatrona con la clausola che se non fossero stati richiesti indietro sarebbero stati considerati ‘donati’ al museo. Infatti qualcuno è scomparso dalle pedane e siamo in attesa di risistemarli.
Non sono oggetti di valore sono soprattutto oggetti dell’affezione, della memoria come vecchi giornali, le scarpe chiodate o la prima chitarra rosso fuoco della prima band del paese, I Caimani. Il percorso inizia con tutta l’attrezzatura di un ciabattino che mi è stata donata e così si racconta il cambiamento attraverso la sua storia e della crisi dell’attività che aveva svolto per tutta la vita negli anni in cui compaiono zatteroni e scarpe che si rompono subito.

Qual è il rapporto tra museo e territorio?
Il museo racconta la storia del territorio e del paese. In particolare il passaggio dal mondo tradizionale alla modernità che si compie in Sardegna nell’arco di un cinquantennio e determina un cambiamento profondo e definitivo nella vita dei nostri paesi, trasformandone in modo radicale l’economia, e sconvolgendo modi e rapporti di produzione rimasti pressoché immutati per secoli.
Gli anziani che hanno vissuto la propria giovinezza nei centri agricoli nella prima metà del secolo scorso, possono dire a buon diritto di aver assistito, nel corso di una vita, al passaggio rapidissimo da un Medioevo che ora pare improvvisamente lontanissimo (e che fu invece ancora quello dei nostri padri), all’epoca attuale, che diciamo della globalizzazione.

Un cambiamento economico ed antropologico che ha stravolto molti altri paesi come Lunamatrona…
In particolare è nell’ultimo decennio che diviene generale la consapevolezza del cambiamento, e la transizione dal passato arcaico dell’isola alla modernità viene accettato.
Di fatto, poi, tutti, giovani e vecchi, in questo periodo della storia si faranno prendere dall’ansia di liberarsi di un passato ingombrante, fatto di fatiche e tormenti, e del quale si teme di rimanere prigionieri. E le cose in pochi anni cambieranno davvero: cambieranno le abitudini alimentari e le abitudini igieniche; cambierà il ritmo quotidiano del lavoro e il suo calendario, cambieranno i ruoli sociali. L’intento del museo “C’era una svolta” non è quello di mitizzare un passato perduto mostrandone la presunta genuinità rispetto a una modernità che deluderà molti, è piuttosto quello di documentare gli ultimi istanti di vita di un mondo che nel volgere di pochi anni sarebbe scomparso per sempre. Per questo il museo concentra l’attenzione sui luoghi che più di altri hanno avvertito il cambiamento, e racconta le storie attraverso gli oggetti scovati nelle soffitte, spesso ‘poveri’, di uso quotidiano, e le immagini familiari di quegli anni, trovate nei cassetti della gente del paese.

Come è organizzata l’esposizione?
Per l’esposizione sono state fatte delle scelte dettate anche dagli spazi piuttosto ridotti e con tante finestre. Si è deciso di tappare le finestre, altissime peraltro, con pannelli contenenti foto e testi e poi sono stati esposti gli oggetti su pedane o nel caso dell’abbigliamento su semplici appendiabiti. Si devono solo leggere i testi e le storie delle persone intervistate che alla fine sono l’emozione più importante che lascia il museo.

Quali sono i cimeli più curiosi? E quelli più significativi?
Gli oggetti che colpiscono sono le giacche e i pantaloni del primo gruppo rock del paese, i dischi. Tra quelli più significativi ci sono la prima televisione, il contratto di lavoro alla Fiat del primo emigrato a Torino, in ‘continente’ in cerca di fortuna. O le fotografie dell’epoca che ritraggono Vincenzo Usai, un abitante del paese che nel 1971 partecipò al Rischiatutto di Mike Bongiorno rendendo famoso il paese.

Avete una raccolta di interviste ai nonnini del paese: una sorta di racconto orale collettivo?
Io ho tutte le interviste integrali e ho cercato, attraverso i testi e alcuni stralci di queste conversazioni, di restituire al paese le loro storie.

E in futuro?
Il museo è in attesa di essere ampliato, sono necessari spazi in cui fare un laboratorio perché il museo non offra solo una visita. Bisognerebbe rinnovare gli oggetti e creare momenti di socialità all’interno del museo che coinvolgano abitanti e visitatori esterni.

Riferimenti:
Museo C’era una svolta
Ex Municipio, Piazza Regina Elena - Lunamatrona
Telefono: 070-9341009, 070-939999
Indirizzo email: museodealuna©gmail.com

(Foto di Oliver Barbagallo, per gentile concessione del Museo Territoriale Sa Corona Arrubia)

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