27 Luglio 2009

La città dei Bronzi

di Andrea Bonfiglio (Blog Riace. Racconti di Viaggio)

Dici Riace e pensi subito ai Bronzi. Un’associazione di idee praticamente immediata che spinge la mente ad identificare questo borgo reggino con l’effige delle due famosissime statue rinvenute negli anni ’70 nelle acque locali. Per il dispiacere degli oltre millesettecento abitanti – il cui orgoglio per la prestigiosa scoperta rimane tuttavia inalterato – la coppia di monumenti trova ospitalità altrove, precisamente nel Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. La loro presenza nel capoluogo ha certamente contribuito ad accrescerne la fama, rendendole così il vero e proprio simbolo dell’intera regione.

Riace

Riace

E’ possibile, dunque, che gli unici elementi cittadini degni di nota siano riconducibili a questi capolavori scultorei? La domanda è legittima, non a caso mi è capitato di sentirla ripetere in più di un’occasione. Per trovare una risposta accettabile e fugare così ogni possibile dubbio ho deciso di andare a visitare il borgo.

Il primo impatto è simile a quello di tante altre città che ho avuto modo di vedere in Calabria: edifici precari, strade in condizioni incerte ed a tratti un certo senso d’abbandono. Nel prosieguo del  viaggio, però, l’iniziale impressione – come consuetudine – lascia spazio ad un giudizio nuovo.

A riassumere il mix di tali sensazioni ci pensa il Santuario dei Santi Cosma e Damiano: una facciata scarna, modesta, dominata da un colore grigiastro, quasi spento. Al centro una grande porta marrone, tendente al rossastro, che si mostra piatta, priva di decorazioni; ai lati altre due porte più piccole dalle medesime caratteristiche. All’interno, invece, una sorprendente esplosione di bellezza: pareti decorate da affreschi di sensazionale pregio, dalle sfumature vivaci; chiare colonne ornate con raffinata grazia ed anche numerose statue di rilievo. Fra quest’ultime spicca indubbiamente una suggestiva Madonna collocata in una nicchia che riproduce con estremo realismo lo scenario naturale di una grotta. Una visione davvero emozionante! Tornando all’esterno scorgo anche il profilo semplice di una grande croce che svetta nello slargo antistante, orlato da un muretto che funge da seduta e s’affaccia su un’area verdeggiante.

Continuo a girovagare per il paese e poco dopo mi imbatto in una seconda piazzetta che ospita un’altra Chiesa ed il suo campanile. Si tratta del complesso intitolato a Santa Maria Assunta, che si mostra nella sua veste dalle tenui sfumature in tinte pastello, dove spiccano il giallo della facciata ed il grigio delle colonne portanti. Superati i gradini che conducono all’ingresso ne scopro l’interno che ancora una volta si rivela indubbiamente pregevole. Non mancano, infatti, decorazioni murarie, statue e mosaici capaci di rendere l’ambiente “caloroso”.

Ritornato in strada mi dirigo verso il luogo ove ho precedentemente fissato un incontro con un riacese doc. Voglio scoprire i segreti dell’enogastronomia locale ed un caro amico mi ha saggiamente suggerito di farmi guidare da un suo conoscente del luogo. In men che non si dica assaporo già il gusto unico di straordinari salumi come il capocollo, la soppressata e la pancetta, nonché “i sarsizzi”, tipiche salsicce di maiale alla brace.

A conti fatti, dunque, il comune di Riace merita di essere apprezzato non solo per le due significative testimonianze scultoree del ciclo ellenico, ma anche per ciò che d’altro ha da offrire.

(Foto di Marcuscalabresus in licenza GFDL)

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