28 Dicembre 2009

Il respiro di un’isola incantata

di Ornella d Anna (Blog Lampedusa e Linosa. Racconti di Viaggio)

Ore nove di un sabato di agosto. Siamo tutti qui, all’aeroporto di Fiumicino, aspettando di imbarcarci. Destinazione Lampedusa. L’attesa è tanta, sono le prime vacanze dopo un anno di intenso lavoro, per qualcuno questo è il viaggio di laurea, e la voglia di arrivare supera ogni altro pensiero.
Giusto un’ora di volo ed eccola, la “nostra” isoletta: undici km appena in lunghezza e circa tre in larghezza, per la più estesa dell’arcipelago delle Pelagie, che con la vicina Linosa costituisce un unico comune in provincia di Agrigento. All’arrivo siamo vittime del caos bagagli: solo una valigia su otto è arrivata a destinazione. Lo sconforto è tanto, ma una rapida occhiata al mare che è alle nostre spalle, ci fa dimenticare tutto il resto: il paesaggio è spettacolare!

Cala Creta

Cala Creta

La cosa bella di Lampedusa è che, date le piccole dimensioni, è possibile visitarla tutta in poco tempo: basta un motorino per muoversi (tra strade a volte asfaltate a volte no) e in pochi attimi il blu intenso del Mediterraneo ci avvolge completamente. A nord, a sud, ovunque attorno a noi, c’è acqua e nient’altro.

La maggior parte delle baie della costa sud-orientale, che va dal faro di Capo Grecale fino a Cala Maluk, ha poca spiaggia. Le oltrepassiamo tutte, ma scegliamo di fermarci a Cala Creta, nota, ci hanno detto, perché qui è possibile fare veri e propri impacchi di bellezza con l’argilla. Ci si arriva dopo un giro abbastanza tortuoso tra i dammusi, le tipiche abitazioni in pietra dell’isola; due o tre volte ci perdiamo tra le strade che ci sembrano tutte uguali, ma alla fine, ciò che si presenta ai nostri occhi è difficile da spiegare: una distesa di roccia affacciata sul golfo, un’oasi di pace immersa in un silenzio quasi irreale (interrotto solo dal nostro vociare). Da nessun’altra parte ho mai visto qualcosa di così bello.

Nei giorni successivi, esploriamo la parte occidentale, che si caratterizza per l’acqua meno profonda e per la sabbia bianchissima. Quella più frequentata è la Guitgia, adatta a famiglie e bambini. A differenza di ciò che accade sull’altro versante, volendo, da questo lato, si può giocare in spiaggia e perfino fittare pedalò e moto d’acqua.

Sempre ad Ovest, oltrepassando la costa più alta, ovvero la Baia della Tabaccara, si arriva alla famosa Isola dei Conigli. In realtà, scendere materialmente fino al mare è un’impresa riservata a pochi, visti i 25 minuti di cammino a piedi necessari, in mezzo ad una distesa di polvere e sassi. Il nostro sforzo, però, è ampiamente premiato: al termine della “passeggiata” (il termometro segna 37 gradi), in questo lembo di terra, a pochi passi dall’Africa, ammiriamo lo spettacolo naturalistico più importante di Lampedusa: la riproduzione delle tartarughe della specie “Caretta Caretta”, quasi in via di estinzione. L’insenatura è sotto la tutela di Legambiente, che provvede a ripulire la spiaggia e a mantenere l’ordine ed il rispetto per la fauna locale: oltre alle tartarughe, infatti, questo è il regno di cernie, murene, pesci spada e tonni.

Isola dei Conigli

Isola dei Conigli

Mentre il giorno è dedicato al mare (come potrebbe essere altrimenti in questo paradiso!), la sera è d’obbligo la passeggiata a via Roma, centro del paese. Tra le bancarelle e i negozietti di souvenir è facile trovare oggetti con la scritta “O’Scià”.

Incuriosita, mi informo sul significato della parola e scopro che vuol dire “Mio respiro”: una dolcissima espressione del dialetto siciliano, per indicare la persona che ci sta a cuore. Il modo di dire è così usato da queste parti, che dal 2003, ogni anno, si tiene a Lampedusa un concerto omonimo, organizzato da Claudio Baglioni, con numerosi ospiti italiani e stranieri, per sensibilizzare la gente sul problema dell’immigrazione clandestina.

Il paese, comunque, si presta anche ad una piccola “movida” grazie alle uniche due discoteche, La Isla Bonita e il Cala Croce Club, per la verità poco frequentate.
Chi può, di notte preferisce fare un’escursione per mare. Così facciamo anche noi. Con il buio la magnificenza di questi luoghi raddoppia e dal porto partono tantissime barche. A bordo, pescatori gentilissimi ci mostrano come tirare una lenza senza far scappare i pesci e ci spiegano quali sono le differenze tra una specie e l’altra.

Alla fine del giro, poi, si cena tutti assieme. Ed è proprio tra un bicchiere di vino e un piatto di spaghetti (conditi ovviamente con sugo di cernia) che impariamo una lezione importante: basta poco per vivere a contatto con la natura, basta poco per rispettarla e per amarla.

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