26 Febbraio 2010

La terra di Manfredi fra mito e realtà

di Maria Salerno (Blog Mussomeli. Alla Scoperta della nostra Italia)

Piazza Umberto I

Piazza Umberto I

Mussomeli, altrimenti nota come la terra di Manfredi, sorge su un altipiano ad oltre 750 metri sul livello del mare nel cuore della Sicilia e fa da spartiacque fra la provincia di Caltanissetta, cui amministrativamente appartiene, e quella di Agrigento.

Fu fondata nel XIV secolo da quel Manfredi Chiaramonte che le diede il nome - Manfreda - e che fece erigere un castello soprelevato di maestosa bellezza che di Mussomeli fece la storia e fa tutt’oggi la sua fortuna. Chi al di là dello stretto conosce questo piccolo comune dell’entroterra siculo, infatti, deve la sua conoscenza proprio al Castello Chiaramontano che proprio di recente è stato set di uno sceneggiato Rai di grande successo: “La Baronessa di Carini” con la bella Vittoria Puccini.

Il castello domina il territorio di Mussomeli da una rocca calcarea a 80 metri d’altezza e la leggenda vuole che Manfredi ne avesse decretato la costruzione proprio in quel punto perchè era rimasto letteralmente folgorato dalla bellezza mozzafiato del paesaggio sottostante. Trattandosi di un cavaliere e di un grande stratega politico, è più facile supporre che di quella posizione arroccata avesse intuito gli indubbi vantaggi difensivi che ne sarebbero derivati, ma i più romantici possono tenere per buona la prima versione.

Dalla sommità rocciosa il paese appare un dedalo di viuzze strette e lastricate, circondate da massicce mura perimetrali e immerse in una natura fresca e rigogliosa. Raccontare un paese in poche righe è sempre impresa difficile, ma Mussomeli si racconta da sè al visitatore. Lo invita a inerpicarsi lentamente per quella rupe isolata, a respirare a pieni polmoni l’aria della montagna, a farsi accarezzare dal vento tiepido, a seguire con lo sguardo le parabole degli uccellini nel cielo, a sentire  il profumo dei vitigni e delle ginestre. Ed ecco, se chiude gli occhi, sentirà storie di principi e di dame, di intrighi e tradimenti echeggiare tutt’intorno…

Le storie più suggestive sono indubbiamente quelle legate al maniero. A raccontarcele è la cammara di li tri donni, cioè la “stanza delle tre donne” in cui il principe Federico in partenza per la guerra fece murare le sue tre sorelle per garantirne la sicurezza. Le tre fanciulle verranno però rinvenute morte nell’atto di divorare le proprie scarpe dallo stesso principe tornato dopo molti anni.
E come in ogni castello medievale che si rispetti anche in quello Chiaramontano si aggira un fantasma maledetto. Si tratta dello spirito di don Guiscardo de la Portes separato a forza dalla sua amata Esmeralda, che pronunciando una bestemmia in punto di morte venne condannato alla dannazione eterna. Il custode del castello asserisce di essere stato depositario delle confidenze del fantasma, ma a quanto si racconta in giro non pare essere stato l’unico a godere di tale privilegio…

Altrettanto numerose sono le vicende che sopravvivono nelle strade del centro storico medievale, uno dei più antichi dell’Isola.  Sopravvivono nei palazzi nobiliari: quello del Barone Mistretta in piazza Umberto I, quello dei principi di Trabia, sito nell’omonima via, che per più di trecento anni dal 1600 ospitò i signori del Paese; la Torre dell’Orologio annessa a palazzo Moncada, fatta costruire da Cesare Lanza, padre della sfortunata baronessa di Carini che morì per sua stessa mano; palazzo Langela e palazzo Minneci splendidi esempi di barocco.

Di pregio anche alcune importanti chiese: la Chiesa di Santa Margherita, risalente al ‘300, una delle più antiche del paese, la monumentale Chiesa Madre dedicata a San Ludovico, iniziata sotto il dominio dei Lanza e ultimata solo nel ‘800, la Chiesa di San Domenico, la più importante della città, che accoglie al suo interno la Madonna dei miracoli, patrona dei devotissimi Mussomelesi che l’8 settembre le dedicano grandiosi festeggiamenti.

Infine, spingendo lo sguardo un po’ più lontano, dall’altura è possibile scorgere anche alcune grotte e loculi scavati nella pietra e alcuni ciottoli di ceramica. Si tratta rispettivamente della necropoli di Cangioli e di alcuni frammenti riconducibili al sito archeologico di Polizzello che come il vicino Monte Raffe rappresentò il luogo di uno dei primi insediamenti umani nel territorio.

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