11 Aprile 2010

Dai ricordi rugginosi alle limpide acque della foce

di Paola Perna (Blog Sarno. Racconti di Viaggio)

Il piccolo paese di Sarno, in provincia di Salerno, sembra giacere silenzioso ai piedi della montagna, timoroso che questa possa nuovamente ferirlo come ha fatto anni addietro. Ancora vivi sono tra gli abitanti i ricordi delle valanghe di sedimenti, posatisi negli ultimi cinquanta anni sui pendii del monte, che si staccarono e travolsero il comune disseminando sgomento e morte. Le ferite sono ancora aperte nel cuore della gente, ma in realtà sono ancora evidenti anche sulla montagna che incute timore proprio per gli squarci ancora visibili lungo le sue scarpate spoglie.

Torno qui dopo tanti anni, quasi a cercare tra quelle case e quella gente i ricordi delle mie radici.
Sarno è infatti il paese della mia infanzia, città natale di mia madre e nella quale ho trascorso la maggior parte dei miei pomeriggi da bambina. I miei nonni abitavano in uno di quei tanti vicoli che danno sulla strada principale del paese, tutti uguali, come in un gioco di incroci tra strade e stradine. Gli archi padroneggiano sulle porte delle abitazioni che spesso sono formate da qualche stanza scarna, dalle pareti ammuffite e vecchie, piene di ritratti d’epoca e di chincaglierie senza valore.

Distolgo la mente dai ricordi che riaffiorano continui nella mia mente e cerco di guardare la strada, quella che mi sta portando lì, sotto la montagna impetuosa che ha cancellato anche alcuni luoghi della mia fanciullezza. Arrivo al sottopasso appena fuori la città, costruito di recente per evitare i passaggi a livello e, poco dopo, mi ritrovo in centro.
I giardini che da piccola mi sembravano immensi, ora mi appaiono piccoli e insignificanti e le nuove costruzioni (tra cui un imponente cinema? un teatro? un luogo di convegni? Bha, non saprei dire e nemmeno vedo nessuno interessato a sciogliere i miei dubbi) sembra mal si addicano a quel centro antico distante pochi passi e che avidamente cerco di raggiungere.

Piazza Municipio

Piazza Municipio

Lascio l’auto in una stradina secondaria di fronte alla stazione e inizio a incamminarmi verso i luoghi dei miei ricordi. Sento la gente parlare con un accento a me familiare e sorrido all’ascolto di termini usati da mia madre che scatenano ogni volta la mia ilarità. Alcune case che ricordavo cadenti ora sembrano tirate a lucido e tanti negozietti animano la strada principale. Alzo lo sguardo e davanti ai miei occhi, si apre la vista della parte più antica della città, quella che sembra essere incastonata nella roccia e che ancora si raggiunge perlopiù a piedi. Lì il tempo sembra essersi fermato e le case sembrano essere quelle di un presepe naturale difficile da dimenticare.

Continuo il cammino e mi meraviglio di come alcune cose siano cambiate e molte altre siano rimaste identiche a come le ricordavo. Case, strade, fontane e piccoli giardini scorrono davanti al mio sguardo e… corro alla macchina, i ricordi riaffiorano troppo velocemente e prepotentemente!

Prendo la direzione di Episcopio, verso la sua chiesa principale. Durante il tragitto alcune mura e certe case sventrate ancora portano i segni del passaggio delle valanghe di fango che hanno inghiottito interi quartieri e seminato disperazione e rabbia.
Arrivo a destinazione poche decine di minuti dopo: la foce del fiume Sarno da cui la città prende il nome.
Lì l’acqua è tersa e gli argini del fiume sono percorribili a piedi o in bici grazie a un percorso naturalistico costruito ad hoc.

Lascio velocemente la macchina lì vicino, in un parcheggio improvvisato in un praticello mal curato e raggiungo gli argini; tolgo le scarpe, immergo i piedi in quell’acqua gelida e la mente ritorna ai ricordi di bambina. Proprio lì il mio papà mi portava a vedere i girini che si formavano nelle pozzanghere e a scovare le rane tra le foglie.
Il profumo sembra lo stesso di un tempo, come anche il rumore del ruscello che scorre e le fronde degli alberi che bisbigliano al vento.

Dopo una breve sosta per fermare quelle sensazioni, riprendo la strada del ritorno, felice del tuffo nel passato che ha rinverdito i ricordi miei di bambina.

(Foto di Rosy76NA)

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