8 Agosto 2010

Il fantastico mondo che guarda “quel ramo”

di Marcello Di Sarno (Blog Lecco. Interviste Scrittori)

Letteratura e giornalismo. Sono le due stelle polari che hanno guidato l’attività professionale di Paola Sandionigi nella sua Lecco.
L’anima di scrittrice alla fine ha prevalso, proiettandola nell’affascinante, quanto impegnativo, mondo della letteratura per l’infanzia. In questo genere rientrano le due pubblicazioni FataNeve la cagnolina dalla zampa fatata e FataNeve e gli Sposi promessi, edite da Boopen.
A tutt’altro filone, appartiene l’opera Peccatrici e uomini di malaffare, ricerca storiografica dedicata al periodo dell’Inquisizione nel contesto lombardo, che nel 2003 gli è valsa un riconoscimento Unesco.
Come giornalista, collabora tutt’oggi con il quotidiano locale La Provincia di Lecco. Al suo attivo anche un’esperienza in politica, con l’incarico di assessore alla cultura per il Comune di Abbadia Lariana, ricoperto dal 1999 al 2004.

Lecco e la letteratura procedono a braccetto nell’intervista concessa per Comuni-Italiani.it

“FataNeve” è la sua ultima fatica editoriale, tra magia e romanticismo. Dove nasce l’idea?
FataNeve è un personaggio fantastico, liberamente ispirato alla mia cagnolina Neve. La protagonista della storia è una quattro zampe un po’ paffutella, dalla pelliccia tutta nera che a differenza di quanto si potrebbe credere si chiama Neve. Una notte scopre di avere una zampa fatata, che diventa rosa, e di poter fare incantesimi oltre che risolvere tante situazioni complicate. FataNeve, infatti, è specializzata nel cacciarsi nei guai, nel trasformare la più semplice delle azioni in un disastro.
Il libro è scritto sotto forma di diario e vuole essere lo spunto per invogliare i bambini a leggere, visto che sono sempre più “distratti” da mille messaggi spesso difficili da filtrare, da internet ai video giochi.
FataNeve attraverso le sue strampalate avventure calamita l’attenzione, il libro è corredato da una serie di pagine per interagire direttamente col mini lettore stimolandolo a capire e a mettersi in gioco liberamente senza nessun timore di sbagliare.

Paola Sandionigi

La storia è ambientata a Lecco. Quali luoghi della città salgono alla ribalta nel romanzo?
Le avventure di “FataNeve la cagnolina dalla zampa fata” sono state l’esordio e sono ambientate per lo più in città, con qualche escursione sul lago. Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno, come diceva il Manzoni, e che ha ispirato il secondo volume fresco di stampa dal titolo “FataNeve e gli Sposi promessi”.
Tutto comincia con la piccola quattro zampe costretta a casa dal maltempo, per non annoiarsi si dedica alla lettura e dopo qualche pagina dello storico romanzo, decide di aiutare i due giovani ad incontrarsi velocemente: prima che la vicenda si trasformi in una telenovela infinita, di quelle che quando si avviano verso la fine non ti ricordi più come sono cominciate.
In modo semplice descrive gli angoli caratteristici di Lecco, che deve gran parte della sua notorietà proprio al Manzoni.

In generale, cos’ha di magico la sua città? Che ispirazioni trova per le sue storie?
Lecco è una città dove antico e moderno convivono, nei vicoletti attorno alle vie dello shopping si respira ancora il profumo del passato; non sempre è così facile coglierlo. Il lago offre tante ispirazioni, e senza scomodare artisti illustri, basta fare una passeggiata sul lungoLario allontanando i pensieri e facendosi trascinare dalla magia delle luci e dei colori.

Tra i suoi scritti, c’è un verso, una frase su Lecco che ben rappresenta la città o un suo aspetto peculiare?
“Conservare le radici vivendo il presente e guardando al futuro.”

Lecco e la cultura. Che stimoli offre oggi la patria dei “Promessi sposi”?
Sono convinta che molti lecchesi non abbiano neppure letto i “Promessi sposi” e tutt’al più ne conservano qualche retaggio scolastico. Del resto non è che si faccia granché per stimolarne la conoscenza, e quando lo si fa si rischia di cadere sempre nel dejà vu.
Ci sono iniziative di qualità che rientrano nella rassegna dell’ottobre manzoniano, ma si dovrebbe fare di più coinvolgendo i giovani e i bambini che sono il futuro, e il miglior veicolo informativo.
“FataNeve e gli Sposi promessi” vuole essere un modo semplice per rendere popolare un romanzo definito troppo spesso popolare ma alla fine troppo elitario, in quanto non proprio di facile lettura e comprensione.
Ma il Manzoni non è tutto e non deve essere tutto. Oggi più che mai sarebbe necessario “svecchiare” la città e guardare a progetti ad ampio respiro capaci di fare rete con l’intero territorio che non deve sentirsi in concorrenza con il capoluogo, né tanto meno inferiore, ma che deve sentirsi parte integrante.

In quali appuntamenti si manifesta l’anima storica della comunità lecchese?
Le processioni religiose restano uno spaccato di vissuto, così come le regate con la Lucia, la tradizionale imbarcazione che è l’immagine del lago.

Poche righe di prosa per raccontare la Lecco attuale tra luci e ombre.
La new economy e soprattutto la crisi si son portate via l’anima industriale della città. Il turismo quello vero tarda a decollare, anche perché le strutture d’accoglienza sono poco centrali, e nel contempo ogni fine settimana il territorio viene preso d’assalto da un turismo di massa, che più volte ha creato solo difficoltà.
Qualche ombra che non offusca la voglia di fare e l’impegno che hanno sempre contraddistinto i lecchesi. Certo è che ora il salto di qualità non può più essere rimandato.

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