10 Dicembre 2010

L’Italia in numeri!

di Massimo Di Bello (Editoriali)

In questi ultimi mesi abbiamo lavorato intensamente per rendere più ampi e completi i dati statistici sui comuni riportati nel sito. Per ogni comune ci sono decine e decine di pagine di dati resi direttamente disponibili. Dai dati sulla popolazione al livello dei redditi Irpef, dalla distribuzione degli abitanti nelle varie fasce d’età al tasso di natalità, dai dati sull’immigrazione a quelli sull’emigrazione. E tanti altri dati, tutti tratti da fonti ufficiali (Istat, Ministero dell’Economia e delle Finanze, etc.).

Secondo un detto “l’informazione è potere”. Conoscere il proprio territorio, con le sue dinamiche, è importante per capire meglio le azioni che si possono intraprendere. E questo vale non solo per chi è chiamato ad amministrare il territorio, ma anche per chi vuole intraprendere un’attività, per chi vuole comprendere come evolve il suo mondo e in generale per tutti i cittadini. Per fare un esempio banale, se c’è un incremento consistente del tasso di natalità, magari bisogna per tempo prevedere più posti a disposizione negli asili nido.

Ma attenzione, le statistiche vanno lette con “consapevolezza”.

Prima di tutto per un problema di accuratezza dei dati, non per colpa dei rilevatori o degli istituti di ricerca, ma per alcuni fattori intrinseci.
Ad esempio non tutti quelli che vanno all’estero o anche solo in un altro comune, effettuano il cambio di residenza, magari perché pensano di ritornare presto, o per una sorta di “affetto”, sono emigranti che sfuggono alle statistiche. Ciò implica che i dati sui residenti di un comune o sul suo tasso migratorio non sono completamente corrispondenti al vero.
E viceversa, il dato sull’immigrazione, sulla presenza di cittadini stranieri presenti in un comune, possono essere sottostimati, a causa della presenza di immigrati “non registrati” (preferisco non usare la parola “clandestini”), immigrati che possono anche essere ben integrati, con un onesto lavoro (in nero), ma che sfuggono alle statistiche.

L’altro problema è che non bisogna fermarsi sul singola dato, ma bisogna guardare al quadro complessivo. Come ci insegna il buon Trilussa, se io mangio un pollo e tu niente, in due abbiamo mangiato mezzo pollo a testa, così dice la media statistica, ma sapere questo di sicuro non allieva la tua fame! Il problema qui è che la media non permette da sola di valutare la situazione, occorre anche analizzare la distribuzione dei valori (vedi su Wikipedia la voce Indice di dispersione). La colpa dell’errata valutazione non è della statistica ma nel modo in cui si utilizzano, come si interpretano, i suoi dati!

Inoltre alcuni dati hanno senso solo se la base numerica è abbastanza ampia, se un comune ha meno di cento abitanti, basta una nascita (magari un parto gemellare!) per far schizzare il tasso di natalità.

Un altro esempio, ci viene dal comune di Ayas che nel 2006 risultava essere il comune con il reddito medio più alto (oltre gli 83.000 euro all’anno!), dato dovuto in realtà al fatto che… lì aveva residenza Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb! Avendo il comune un basso numero di abitanti (circa 1.300), il suo reddito alto aveva un’influenza incisiva sulla media. Qui, anche senza avere questa notizia, bastava scendere ad un livello di dettaglio maggiore, per rendersi conto che non era la popolazione ad avere un reddito alto, ma che c’era un peso decisivo della fascia più alta (vedi Ayas Redditi 2006).

Sul sito c’è ancora molto da fare, aggiungere gli aggiornamenti dei dati già inseriti, aumentare il numero di immagini grafiche che possono rendere i dati più facilmente leggibili, inserire nuove statistiche, etc.
Ma già ora potete trovare molti dati utili e diverse curiosità (come il comune più al nord d’Italia o il comune con la superficie minore).

Se avete suggerimenti sulle tipologie di dati che vorreste vedere nelle nostre pagine o sul modo di presentarli, potete indicarli qui nei commenti!

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