9 Ottobre 2008

Il gioco un po’ retro delle “due Torri”

di Marcello Di Sarno (Blog Bologna. Interviste Giornalisti)

La giornalista di Bologna Gea Scancarello intervistata per Comuni-Italiani.it

Chi o cosa ha fatto scattare in lei la scintilla del giornalista?
Fin da bambina ho amato giocare con le parole, cercare storie e raccontarle. Non c’è stato un effettivo momento in cui mi è scattata “la scintilla”, diciamo che l’ho sempre avuta, e indirizzare prima il mio percorso di studi e poi la mia vita professionale verso il giornalismo è stato semplicemente un istinto naturale.

Che ruolo ha avuto Bologna nel suo percorso professionale?
A Bologna mi sono laureata, ho incontrato professori eccellenti e ho iniziato ad addentrarmi in alcune logiche della Gea Scancarelloprofessione che avrei compiutamente maturato solo tempo dopo. Oltre al fatto che la città di Bologna, con la sua vivacità culturale e la presenza di una realtà sociale ricca e composita con cui confrontarsi, è stato un ottimo svezzamento dalla provincia in cui ero cresciuta.

Attualità. Come vive il capoluogo emiliano l’emergenza sicurezza che attraversa l’intero Paese?
Due precisazioni sono utili a inquadrare la questione. La prima è che non credo che il Paese attraversi un’emergenza sicurezza: credo piuttosto che ci sia un bombardamento mediatico su alcuni temi – probabilmente per incapacità di affrontarli diversamente – che abbia acuito enormemente la sensazione di paura dei cittadini, più di quanto essa sia realmente motivata.
Chiarito questo, è bene dire anche che da tempo non vivo più a Bologna. L’impressione che ho, tuttavia, per come ho conosciuto la città e per come la trovo ogni volta che vi capito in visita, è che a Bologna stiano venendo allo scoperto una serie di questioni sempre esistite, ma che gli amministratori non avevano mai affrontato per mantenere l’aurea di libertà di cui la città si è sempre fregiata.

Lei che scrive anche di lifestyle, ci fa un excursus degli stili di vita in voga tra i bolognesi?
Credo che siano gli stessi del resto d’Italia: aperitivi, ristoranti esotici e discoteche. Con un problema di contenimento di consumo di alcoolici all’aperto, stando alle ultime direttive comunali, che spinge sempre più i giovani all’interno dei locali.

Lo scoop o l’articolo legato a Bologna che ricorda con maggiore orgoglio o partecipazione emotiva.
Non avendo mai lavorato a Bologna, non ho mai scritto sulla città. Ricordo comunque con enorme piacere gli articoli che Michele Serra e Stefano Benni, per motivi diversi entrambi legati a Bologna, hanno scritto sulle vicende bolognesi durante la mia permanenza in città.
Rimane celebre inoltre il servizio che Giorgio Bocca scrisse sul quartiere della Bolognina negli anni ’80, per l’Espresso.

Se le chiedo un suo personale percorso della memoria nella “città delle due Torri”…
Credo che la mia esperienza di Bologna non sia dissimile da quella di centinaia di altri studenti che come me se ne sono innamorati da giovanissimi. Le lunghe serate al Pratello, tra antiche osterie e gli aperitivi da Osvaldo – il bar meno probabile che possiate immaginare, eppure il più affollato del quartiere – gli incontri nelle piazze antiche, da Santo Stefano a San Domenico a San Francesco, le passeggiate lungo i portici che attraversano la città.
Il tutto condito da quell’atmosfera un po’ d’essai data dai ristorantini palestinesi – prima che diventassero un must – e del Ghetto ebraico, sullo sfondo delle proiezioni sotto le stelle di vecchie pellicole restaurate nella cornice incantevole di Piazza Maggiore, o sui sedili sdruciti del vecchio Cinema Lumiere.
Temo che Bologna abbia perso nel tempo un po’ di questo suo fascino retrò e controcorrente; c’è di bello però che monumenti, piazze e scorci (imperdibile la finestrella sui canali di via Piella) restano sempre al loro posto e meritano sempre una visita.

Da attenta osservatrice del web e delle nuove tecnologie, come vede il domani della professione giornalistica?
Non sono d’accordo con chi crede che i giornali e la carta siano destinati a sparire nel tempo. Certamente il web e i nuovi dispositivi elettronici (palmari, librofonini e mini-notebook) continueranno a modificare le modalità di fruizione istantanea delle notizie, ma sono altrettanto fiduciosa sul fatto che l’approfondimento su carta (o negli appositi spazi televisivi) resterà vivo e importante, anche se destinato probabilmente a un pubblico (parzialmente) diverso rispetto a quello che si informa su web.
In questo quadro, al giornalista spetta il compito non facile di essere più essere versatile e in grado di adattarsi al passaggio da un mezzo all’altro.

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