22 Ottobre 2008

Visitiamo la città del dio Poseidone

di Sofia Riccaboni (Blog Capaccio. Alla Scoperta della nostra Italia)

A pochi chilometri da Salerno, vicino al mare e facilmente raggiungibile anche in treno si trovano gli scavi di Paestum, nel territorio del comune di Capaccio.

Un grande complesso archeologico con tanta architettura e un fantastico museo archeologico naturale dove sono raccolti pezzi di immenso valore artistico. Visitare quest’angolo di storia antica è una vera gioia per tutti quelli che, come me, hanno una passione naturale per l’archeologia e lo studio delle nostre origini.

Le gioie cominciano ancora prima di entrare, quando scopro le origini del nome di questo luogo, Paestum, in origine era Poseidonia. Una dedica aperta al dio del mare, lo stesso dio che poco lontano da qui governava le acque del Mar Tirreno nel lontano VI secolo avanti Cristo, quando venne fondata. E magari ancora oggi è li che ci guarda mentre ci aggiriamo nel suo parco, 120 ettari circondati da 5 chilometri di mura, esempio fantastico di architettura difensiva tipica della Magna Grecia, oggi patrimonio dell’Unesco.

Tempio di Poseidon

Tempio di Nettuno (o Poseidone)

La maestosità di costruzioni tanto antiche non può fare altro che aumentare la mia ammirazione per questa antica civiltà, i romani che ereditarono questo posto lo elessero a luogo prima di svago e poi di commercio.

Sacro e profano insieme e vicino, il primo possente e magnifico, nelle sue colonne, nelle sue strutture immense e altissime, quasi a voler sfidare il cielo o a cercare di unire ancora di più la gente di qua con i suoi dei. Il tempio di Atena, quello di Nettuno e quello di Hera, uno più grande dell’altro, tutti e tre costruiti su un terrapieno, rialzati, per sembrare ancora più possenti.

E poi il profano, le ville dei patrizi, le terme, le piscine, disegnate in uno degli scenari più belli della nostra penisola: la costa del golfo di Salerno. Da una parte il mar Tirreno, via di commercio e di viaggi, dall’altra i monti Alburini, difensivi. In mezzo le ville, che nel corso degli anni si sono poi trasformate in botteghe e laboratori e che hanno dato il natale anche al conosciutissimo profumo di rose di Paestum, reso celebre dalle pagine delle Georgiche di Virgilio. In questo parco la vita non si ferma mai.

Tra i turisti, curiosi di capire come sia stato possibile tanti anni fa aver costruito tale magnificenza, che girano per la maggior parte del tempo con il naso in su, c’è anche tanta gente che sta china dalla mattina alla sera, cercando di trovare qualcosa di nuovo da mostrare poi a noi curiosi. Perché il parco archeologico di Paestum è giovane e ha ancora tantissimo da mostrarci e da raccontarci.

I tre templi, il foro, l’anfiteatro, la piscina sono solo una parte del patrimonio architettonico e storico che questo luogo può ancora regalare all’intera umanità. Sempre che le erbacce non riescano ad arrivare prima di noi e ci rubino tutto, coprendolo e nascondendolo per sempre ai nostri occhi.

(Foto di Bobby_la_mouche in Licenza Free Art)

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