7 Novembre 2008

Semproniano, vegliata da un tribuno della plebe

di Sara Radicia (Blog Semproniano. Racconti di Viaggio)

Il centro di Semproniano è stato costruito su uno sperone di travertino prima dell’anno Mille. La rocca del paese e alcuni edifici sono stati innalzati precedentemente a questo periodo, e anche se le testimonianze che giungono dall’epoca romana ci attestano appena il nome del centro, che era in principio Casale Simpronianum, c’è una leggenda molto bella che si tramanda da molto tempo sull’origine del nome del paese, che è altrettanto suggestiva dei rinvenimenti storici.

Il paese ha vissuto alterne vicende essendo coinvolta negli scontri dei signori che regnavano nel territorio circostante, gli Aldobrandeschi, gli Orsini, e fu semidistrutta durante una di queste guerre. Tra le bellezze del paese che conserva molti edifici medievali, tanta parte è frammentata a causa della messa a fuoco della città, come ad esempio la Rocca degli Aldobrandeschi, di cui rimane poco più che una parete intatta. Superò anche un epidemia di tifo nel duecento ed il crocifisso che veniva portato in processione durante l’epidemia è ancora conservato nella Chiesa principale del paese, la Chiesa di Santa Croce. Sembra che il crocifisso in questione avesse la particolarità di sparire dopo essere stata riportata in Chiesa.

Stavo facendo mente locale dopo aver camminato fra le stradette del centro storico, non essendomi persa solo grazie all’aiuto del mio compagno, che riconosce il punto dove ti trovi anche se la pianta della città è perfettamente regolare, quando mi fermai a comperare una bottiglia d’acqua in un bar.

Era pomeriggio inoltrato e molte persone stavano sedute a tavolino chiacchierando. Dopo aver chiesto qualche indicazione su quello che assolutamente non ci dovevamo perdere ed avere spiegato che forse quello che mi avrebbero detto sarebbe stato pubblicato, mi venne in mente di chiedere se il paese avesse qualche storia particolare da raccontare. La gente dopo quella spiegazione abbandonò la diffidenza iniziale: “Si, Si” rispose più di una persona, “…c’è la testa di Tiberio Sempronio!”

La famiglia del tribuno della plebe Tiberio Sempronio Gracco fu costretta a scappare da Roma dopo l’assassinio di questo e la rivolta che si stava consumando a causa della congiura contro Muzio Scevola che Tiberio aveva combattuto. La figura di questo Gracco si staglia sulla scena della storia romana per la sua grande umanità, tanto che durante la sua vita il popolo lo acclamò come eroe della patria. I liberti e la famiglia del tribuno portarono con loro durante la fuga delle lastre, sulle quali erano scolpite le immagini di Tiberio e della madre Cornelia. Quando il gruppo si fermò sull’altura fertile dove sorse Semproniano decise di chiamare il luogo col nome del patriarca morto.

Secondo quello che si diceva il paese iniziò a prosperare grazie alla protezione di Tiberio che aveva voluto portare la sua gente sana e salva in un luogo sicuro e che adesso le donava serenità e prosperità. Questa storia si tramandò di generazione in generazione e sembrava essere divenuta così lontana che ormai la gente di Semproniano la raccontava senza credere che avesse un fondamento di verità. Ma qualche decennio fa accadde una cosa curiosa e straordinaria.

Il comune aveva bisogno di un nuovo municipio ed erano stati intrapresi da poco gli scavi per le fondamenta, quando dalla terra emerse una lastra con sopra l’effigie di un uomo: era la testa del tribuno della famiglia dei Gracchi. La notizia fece subito il giro dell’abitato e si decise di porre nel municipio il ritrovamento, augurandosi di avere un periodo prospero, quando quello che Tiberio Sempronio seppe dare ai suoi familiari appena giunti da Roma. “Non ci crede signorina? guardi che è ancora là…”

(Foto di Matteo Vinattieri in Pubblico Dominio)

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