5 Gennaio 2009

L’isola silenziosa, fatta non solo di eccellenti carcerati, ma anche di storie normali

di Sofia Riccaboni (Blog Porto Torres. Interviste Scrittori)

Giampaolo Cassitta sull’isola dell’Asinara (inclusa nel comune di Porto Torres) ha passato gran parte della sua vita. Durante i tanti anni passati qui ha raccolto sensazioni ed emozioni che solamente vivendo a contatto con questa realtà si potevano sentire. E’ riuscito, in due romanzi, a riportare a noi lettori quella vita, quel silenzio, quella storia che altrimenti sarebbe andata persa. Non solo quindi un’isola carcere, dove si incrociavano le vite di tante persone, più o meno famose, ma anche isola da vivere e, soprattutto, isola che vive.

Giampaolo Cassitta

Giampaolo Cassitta

L’isola dell’Asinara è stata la sua casa per 14 anni. Cosa le manca in modo particolare?
Dell’Asinara mi manca soprattutto il suo silenzio contemplativo. Era un’isola solitaria, sfuggente, fatta di molti occhi e di molti pensieri ma di poche parole. Non era dentro il frastuono quotidiano delle cose, era ai margini, come ai margini erano le storie che si portava dentro. Storie difficili e dure, ma storie, tutto sommato, da raccontare.

E’ una delle isole più belle della nostra Italia, la seconda in Sardegna… qual’è l’angolo che le piace di più.
Forse l’angolo più bello dell’Asinara è Tumbarino. Una piccolissima diramazione (ovvero un piccolo carcere) al centro dell’isola. Era davvero l’ultimo degli avamposti, un luogo messicano, da “Puerto Escondido”, un posto che ci dovevi arrivare per forza e, quando c’eri non volevi più abbandonare.

Se dovesse portare qualcuno ora su quest’isola, escludendo l’ex carcere, che cosa gli mostrerebbe?
Gli mostrerei la foresteria nuova, quella a un metro dal mare, dove Falcone e Borsellino hanno scritto il rinvio a giudizio più famoso degli ultimi anni. Dove è possibile ascoltare il mare da dentro la propria camera, dove è possibile stare davanti ad un camino, senza luce, anche per giorni e sentire quel silenzio avvolgente dell’Asinara.

Ha ambientato due libri qui. Che cosa voleva far conoscere ai suoi lettori?
Volevo far conoscere il rumore delle cose. Le parole sospese che c’erano dentro le strade bianche, dentro il mare, nel vento, l’Asinara è un crogiuolo di storie, pensieri, vite sospese, anime che navigano e che si incontrano. L’Asinara è il posto più strano e magico dove ho vissuto: è possibile essere allegri o tristi nello stesso momento, ed è possibile, incredibilmente, mischiare le storie, quelle dei carcerieri e quelle dei carcerati. Ecco, volevo raccontare queste sensazioni e spero di esserci riuscito.

Cala d'Arena - Asinara

Cala d'Arena - Asinara

E’ una delle pochissime isole che il turismo di massa non ha ancora toccato. Lei ritiene che questo stato di cose durerà? O è destinato a cambiare?
Spero di si. Molto dipende dai governi e dalla volontà delle persone. E’ un parco nazionale e deve rimanere il più possibile protetto, ma non deve perdere la memoria delle cose e delle persone che sono state in quell’isola. Se riusciremo in questa impresa potrà durare, altrimenti diventerà un fenomeno da baraccone per turisti, tremendamente inutile.

Come si potrebbe valorizzare di più di quest’isola?
La risposta è legata, essenzialmente alla “memoria”. Non c’è più nessuno, nell’isola in grado di raccontare ciò che quell’isola è stata e ciò che ha rappresentato. Lascerei da parte, invece, l’aspetto folkloristico, quello legato alla cella di Riina o di Vallanzasca. Dentro quella terra ci sono tante altre storie minime da raccontare. Molto più interessanti.

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