20 Febbraio 2009

Porto con me la parte migliore dell’Italia

di Sara Radicia (Blog Bereguardo. Interviste Giornalisti)

Paolo Attivissimo

Paolo Attivissimo

Ha lavorato in radio, ha curato la rubrica settimanale di informatica sulla Gazzetta dello sport e collabora con diverse riviste sia online che cartacee -The Register, Apogeonline, Zeus News PC Magazine, Linux Magazine, Computer idea - ma l’attività per la quale è più conosciuto sono i suoi servizi antibufala su attivissimo.net, dove ha smascherato teorie fantasiose, false e antiscientifiche.
Paolo Attivissimo, giornalista, traduttore, divulgatore informatico e scrittore intervistato su Bereguardo per Comuni-Italiani.it

Paolo lei ha scelto di stabilirsi a Lugano. Questo quanto ha che fare con l’Italia?
Moltissimo. La scelta del Canton Ticino è maturata proprio per poter restare vicino all’Italia, dove ho buona parte degli affetti e del lavoro, ma dove ho dovuto smettere di abitare perché i mestieri che faccio (traduttore tecnico nel settore dei brevetti e giornalista informatico, come libero professionista) non mi consentivano di mantenere una famiglia senza scendere a compromessi morali (soggezione agli inserzionisti) e fiscali (evasione) inaccettabili. Compromessi che avrei dovuto subire in cambio di servizi fatiscenti o inesistenti, di una burocrazia punitiva e arrogante e di un clima sociale degradato. Lo so che non è un bel quadro, ma è la realtà che ho vissuto nei primi anni della mia carriera ed è stata quella che mi ha portato ad emigrare, non per scelta, ma per necessità e per offrire ai miei figli un luogo sicuro e sereno in cui crescere. E lo stesso hanno dovuto fare e stanno facendo molti amici e colleghi. Ma i legami con l’Italia e ciò che offre di positivo restano. Ho scelto il Canton Ticino appunto perché è una piccola isola del meglio dell’italianità; è quello che l’Italia potrebbe essere se solo si rimboccasse le maniche senza perdersi in battibecchi.

Perché dei comuni dove ha vissuto ha scelto di parlarci di Bereguardo in Provincia di Pavia? In cosa è legato ad esso?
E’ lì che ho vissuto più a lungo e vi ho passato gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza: quelli che lasciano i ricordi più intensi. I primi grandi amici, i primi grandi amori, la scuola.

Provi a descrivere la cittadina in poche frasi.
Quando vi abitavo, Bereguardo era un paesino nebbioso della Pianura Padana collegato alla città più vicina (Pavia) da una sola strada statale e da un occasionale servizio di trasporti pubblici su corriera al quale mancavano solo le gabbiette con le galline. Nonostante disti solo una quindicina di chilometri, la città era un concetto remoto, specialmente per un adolescente, almeno fino all’età del motorino, per cui ci si arrangiava con quel poco che c’era in loco. Qualche negozietto, la classica merceria, la piazza del Paese, la chiesa e il castello dove erano state ricavate le scuole e il Municipio. Un posto tranquillo, dove ci si conosceva tutti e potevo andare a scuola a piedi da solo, senza pericoli, e con tanto verde intorno (e tante zanzare!), ma tagliato fuori dalle occasioni di lavoro e di cultura.

In cosa vorrebbe che Bereguardo fosse diversa da quando l’ha lasciata? Pensa di tornarci?
Lì ho lasciato la bella casa dove sono cresciuto e vederla usata da qualcun altro darebbe una patina amara a ricordi che non voglio perdere. L’ultima volta che ho visitato Bereguardo, ho visto la cittadina cresciuta incoerentemente, modernizzata esteriormente e trasformata in un satellite di Pavia e Milano con l’arrivo del raccordo autostradale e della tangenziale. Vorrei che fossero sfruttate meglio le sue bellezze e la sua collocazione geografica (vicina al Ticino) per farne un piccolo tesoro di storia e cultura lombarda, ma temo manchino la lungimiranza di investire in cultura e il desiderio di ricordare le proprie radici umili con orgoglio.

Immagini di doverci indicare i luoghi più suggestivi di Bereguardo, quali sono secondo lei?
Nei miei ricordi di adolescente, sicuramente il castello visconteo, con il suo fossato convertito in parco che radunava tutti i giovani del paese, e la piazza principale, con la sua chiesa. Ma i luoghi più suggestivi sono quelli della natura circostante, del Parco del Ticino, fiume che si raggiunge percorrendo una splendida strada nel verde, oggi probabilmente troppo trafficata per affrontarla in bicicletta come si faceva all’epoca, e che si attraversa su un pittoresco ponte di chiatte.

Ci racconti un episodio della sua vita legato a Bereguardo.
Ne ho tanti vivi nel cuore, ma sono legati ai sentimenti e non sarei capace di renderli a parole come meritano. Però c’è un episodio che, riflettendoci oggi, mi fa pensare che la mia passione per il giornalismo è una vocazione di lunga data.
Venne in paese la troupe di un film con Adriano Celentano, credo fosse “Mani di Velluto”. Non era una novità: il cinema italiano girava spesso scene da queste parti (la scena del “Bisbetico domato” dove lui trascina Ornella Muti in piazza direttamente sul letto fu ripresa qui, e da Bereguardo passarono Sofia Loren per “I Girasoli” e Alberto Sordi per “Il Maestro di Vigevano”). Io, ragazzino con la passione della fotografia alimentata da una reflex regalatami da mio padre, mi acquattai sul ponte di chiatte dove si girava una scena e scattai tante foto a Eleonora Giorgi e a Celentano. Non sapevo fosse vietatissimo, e ricordo ancora con divertimento l’espressione furibonda del fotografo di scena ufficiale, che sentiva il “clic” tipico delle reflex professionali ma non capiva da dove provenisse: non si aspettava un ragazzetto con la fotocamera nascosta nello zainetto. Fu il mio primo piccolo reportage fotografico.

Provi a immaginarsi un oggetto che possa simboleggiare la città di Bereguardo, quale sceglierebbe?
Non un oggetto, ma sicuramente un animale: l’asino! Non certo per offendere i miei ex compaesani, ma perché ogni anno si tiene una celebre corsa degli asinelli durante la festa del paese, che era il momento di ritrovo di tutta la comunità.

Cos’è che le piace di più di Bereguardo?
Un certo cortile, dove abitava una certa ragazza di cui ero perdutamente innamorato. E quella vista delle Alpi nelle giornate limpide che godevo da casa mia.

Secondo lei il web come cambierà il futuro del giornalismo?
Ha già cambiato il presente, ma molti miei colleghi non se ne sono accorti o fanno finta di niente. Oggi ognuno di noi, ogni privato cittadino, può pubblicare i propri pensieri, le proprie idee ed esperienze su Internet, senza intermediari. Questa è una rivoluzione, con aspetti positivi e negativi, ma indiscutibilmente cambia completamente le regole del delicato gioco di come acquisiamo informazioni sul mondo che ci circonda e di come decidiamo del nostro presente e del nostro futuro. Per i giornalisti si tratta di adattarsi, padroneggiando i nuovi, potentissimi strumenti offerti dalle nuove tecnologie, o cadere nell’irrilevanza. Non so quanti siano disposti ad accettare la sfida.

Come pensa sarà in futuro il comune di Bereguardo?
Se non stiamo attenti, perderà la sua anima, come la stanno perdendo tutti i piccoli paesi man mano che la gente che li abita smette di frequentarli, attratta dalla comodità dei centri commerciali, e man mano che la popolazione cessa di essere locale e stanziale. Oggi tendiamo a cambiare dimora con molta più facilità che in passato (io stesso ho vissuto in quattro nazioni differenti) e quindi la rete di amicizie, comprese quelle preziose e formative dell’infanzia e di scuola che ci danno un senso di appartenenza, si indebolisce e spesso scompare.
Senza un grande impegno da parte delle amministrazioni locali a far conoscere la cultura locale e ad amalgamare gli abitanti, esaltandone le diversità come un elemento di ricchezza invece di ghettizzarla, c’è il rischio di trovarsi a non avere nulla in comune con il proprio vicino di casa; neanche la lingua. E questo non è solo un rigurgito di nostalgia per un’inesistente epoca di quando i mulini erano bianchi, ma un problema sociale: molti dei disagi odierni scaturiscono dalla mancata formazione di una vera comunità.
Comunque sia, la mia Bereguardo è al sicuro nei miei ricordi.

(Foto di Laurentius concessa in licenza GFDL)

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