23 Febbraio 2009

Pavia, la città di confine

di Sofia Riccaboni (Blog Pavia. Interviste Scrittori)

Angelo Ricci è uno scrittore e in questa sua terra di confine, Pavia, ha ambientato il suo ultimo libro “Notte di Nebbia in Pianura“. Ci racconta la sua città, dove ha studiato e dove ha vissuto la su giovinezza. Lomellino da sempre. Gianni Brera scriveva che “la Provincia di Pavia era una provincia a grappolo d’uva.” Ecco, la Lomellina, incastonata tra Piemonte e Lombardia, è rappresentata dalla foglia di quel grappolo

Angelo Ricci

Angelo Ricci

Angelo, ci racconta qual’è l’aspetto più caratteristico della sua città?
Pavia è una città, forse anche suo malgrado, di confine. Di confine tra la metropoli (Milano) e tutta quella parte della pianura padana per fortuna ancora poco antropizzata. Di confine fra le tre aree della sua stessa provincia (Lomellina, Pavese, Oltrepò). Di confine storico fra il Ducato di Milano e il Regno di Sardegna. Di confine tra il Po e il Ticino. Ma è una città di confine anche da punto di vista scientifico, con la sua università, fra le più antiche e importanti. Amo molto i luoghi di confine e per me questo è un valore aggiunto.

Pavia ha sicuramente moltissimi monumento. Quale è il monumento maggiormente simbolico della città?
Sicuramente la Basilica di San Michele. Un vero gioiello dell’arte romanica (Pavia è uno scrigno importantissimo per i tesori dell’architettura romanica). Purtroppo la facciata sembra essere ormai irrimediabilmente compromessa dall’azione del tempo. Ma questa non è che una delle tante metafore della vita che le pietre e i monumenti ci presentano.

Volendo fare un tour della città, quali sono i luoghi che ci mostrerebbe?
Naturalmente ti mostrerei tutti i momumenti romanici: San Michele, San Teodoro, San Pietro in Ciel d’Oro, ecc. Poi ti mostrerei il Borgo Basso con l’acqua del Ticino che incombe sulla strada. Ma soprattutto ti porterei per le stradine nascoste del centro storico medioevale. Con i loro muri, i loro portoni, i loro cortili che si aprono all’improvviso, con le piccole piazzette deserte dove il silenzio dell’afa estiva se ne sta in attesa delle nebbie autunnali.

Pavia ha conservato delle feste popolari particolarmete folkloristiche?
Come già ti dicevo il fatto che Pavia sia una città di confine, e di confine anche fra il suo essere una città di provincia e il suo essere una città universitaria di respiro internazionale, ha fatto si che non ci sia una traccia molto forte lasciata dalle feste popolari o folkloristiche. Ci sono moltissime manifestazioni che hanno come scopo la valorizzazione del suo patrimonio enogastronomico, ma forse l’aspetto più propriamente folkloristico si è perso.

Cosa mi racconterebbe se dovesse descrivere Pavia in un romanzo?
Ti parlerei della luce arancione dell’illuminazione pubblica, che nella serate d’inverno trasforma il bianco della nebbia in un alone rossastro. Ti parlerei della silenziosa afa estiva sulla riva deserta del Ticino. Ti parlerei della musica che esce dalle finestre aperte nelle sere d’estate, per le vie del centro storico. Per me Pavia è una città che si descrive descrivendone i suoni, i colori e le sensazioni. Non a caso Pavia è stata il set di molte opere cinematografiche, che si sono ammantate della sua nebbia. Due fra le tante: “Paura e amore”, di Margarethe Von Trotta, con Valeria Golino, Fanny Ardant e Greta Scacchi e “Fantasma d’amore” di Dino Risi, con Romy Schneider e Marcello Mastroianni, dall’omonimo romanzo dello scrittore pavese Mino Milani.

Crede che si potrebbe migliorare la città? E come?
Assolutamente si, come in tutte le città. Le cose maggiormente fastidiose sono il traffico e la poca pulizia. Quindi ti dirò: meno traffico e più pulizia.

A suo avviso, che cosa è più amato di Pavia da un turista?
Credo che i turisti apprezzino i monumenti più facili da raggiungere, come il Castello, le chiese romaniche delle quali ho già parlato, il Ponte Coperto, il Ticino. Vorrei che si perdessero un po’ di più nel centro storico meno famoso, ma più ricco di atmosfere. Almeno finché ci sarà ancora.

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