8 Marzo 2009

Un viaggio d’incontro tra Grecia e Sicilia

di Manuela Zummo (Blog Calatafimi Segesta. Racconti di Viaggio)

panorama valle Segesta

Panorama valle Segesta

Il piccolo comune di Calatafimi Segesta, conosciuto da molti con il solo nome di Segesta per la zona del parco archeologico che ospita, è collocato tra morbide e ridenti colline nella provincia di Trapani, dalle quali è possibile scorgere l’azzurro del mare di Castellammare del Golfo.

Il mio viaggio, in effetti, nasce da qui: dalla voglia di trascorrere, in dolce compagnia, un tranquillo week end invernale in agriturismo e visitare il famoso parco archeologico con il suo tempio e il teatro antico. Poi, inaspettatamente, si trasforma in qualcosa di più…

Appena giunta nel comune di Calatafimi capisco subito che quello che ho davanti agli occhi è uno scenario rarissimo, da raccontare! Non è il classico paesaggio siciliano; intorno a me c’è la neve a imbiancare le colline, gli alberi, le infinite distese di vigneti.

Mi rendo conto di assistere a uno spettacolo della natura e, quasi assalita da uno stupore infantile, comincio a guardarmi intorno incantata e allo stesso tempo preoccupata delle sorti del viaggio, vista la poca familiarità con la neve. Per molti può sembrare anche banale, ma non capita tutti i giorni di vedere la neve in Sicilia!

Non appena arrivati presso l’agriturismo nel quale alloggiavamo, il proprietario ci diede subito il benvenuto e ci disse di essere tra i pochissimi fortunati ad avere la possibilità di vedere il parco archeologico innevato. Già dal suo antico baglio (tipica costruzione attorno a un cortile), situato proprio ai piedi del parco, era possibile ammirare il timpano del grande tempio imbiancato.

Intanto la sera era calata e, con lei, anche una dolce nevicata; decidemmo così di fare una passeggiata per le vie del paese. La strada statale che collega la zona archeologica di Segesta all’abitato di Calatafimi è una strada tortuosa costeggiata da enormi alberi che, con i loro rami, la trasformano in una lunga galleria creata da madre natura.

Intanto avvicinandosi verso il paese iniziammo a scorgere un antico castello, risalente al IX secolo, costruito sul Colle Eufemio dal quale deriva il nome della città, Qal’at Fîmî, che vuol dire Rocca di Eufemio. Si tratta di un antico fortino costruito durante la dominazione araba per proteggere la città da eventuali attacchi dal mare.

Per raggiungerlo bisogna percorrere l’intero centro abitato che si sviluppa con un asse viario tortuoso, molto simile a quello dei quartieri spagnoli, per poi imboccare una strada in salita che - ahimè - troviamo impraticabile a causa della neve. Il paese, intanto, diventava sempre più deserto forse per colpa del clima rigido, ma era comunque affascinante attraversare le sue stradine imbiancate.
Calatafimi è un paese semplice abituato forse a passare in secondo piano rispetto a Segesta, che ne rappresenta, invece, la vera attrattiva.

La mattina seguente è il grande giorno, con uno squarcio di sole a farci da complice, decidiamo di visitare il Parco archeologico.
Non appena arrivati, la struttura turistica si rivela accogliente e organizzata: qui è possibile acquistare i biglietti e ricevere tutte le informazioni necessarie alla gita e usufruire di un comodo servizio navetta.

Acquistati i biglietti ci incamminiamo per un’antica e ampia scalinata che, partendo proprio dal posteggio, ci fa scorgere man mano il timpano del tempio in lontananza. Eccolo finalmente!

il tempio dorico

il tempio dorico

Il tempio di Segesta, uno dei monumenti più perfetti a noi giunti dall’antichità, si innalza in maestosa solitudine su un poggio circondato da un profondo vallone incorniciato dal Monte Bernardo e dal Monte Barbaro, sul quale si trova il teatro.
Eretto nel 430 a.C. è un elegante edificio dorico dalle proporzioni di una rara armonia mai portato a termine; inoltre non è mai stato scoperto a quale divinità fosse dedicato.

Guardando attraverso le 36 maestose colonne l’effetto ottico è indiscutibile: la bellissima vallata che lo circonda con la presenza di una piccola pineta gli offre una cornice unica.

Una volta visitato il tempio, in tutto il perimetro, ci incamminiamo nuovamente verso la biglietteria per passare alla visita del teatro antico. Questo si trova a circa 2 km sul monte Barbaro, raggiungibile grazie a un servizio navetta che ci accompagna sino in cima.

Durante il tortuoso percorso è possibile ammirare sia il tempio visto dall’alto, che appare man mano sempre più piccolo, sia i ruderi di un castello normanno non ben identificato.

Una volta giunti in cima ci ritroviamo tra la neve: è davvero suggestivo vedere i resti dell’acropoli tutti imbiancati. Ma il vero spettacolo è dietro una cinta muraria semicircolare: passando da una delle due piccolissime aperture si ci ritrova dentro una cartolina!

Il teatro antico

Il teatro antico

Il teatro antico fu edificato nel III secolo a.C. sotto la dominazione romana, si sviluppa in una conca perfetta che orienta il tutto verso le colline e il mare di Castellammare del Golfo che creano uno scorcio scenografico da togliere il fiato. Ideato per ospitare circa tre mila persone già nell’antichità, oggi continua a riempirsi e ospitare numerose rappresentazioni nell’ambito del Calatafimi Segesta Festival che ogni estate fa rivivere  e valorizzare il teatro antico.

Il tempo, intanto, non consente di trattenersi perché è in arrivo una nuova nevicata… Non ci resta che rientrare soddisfatti da questa breve gita, ritenendoci fortunati per aver assistito all’ennesimo spettacolo artistico della Sicilia, stavolta però, in un insolito scenario climatico.

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