11 Marzo 2009

Il paese della nebbia sulle rive del Flumendosa

di Monia Melis (Blog Ballao. Alla Scoperta della nostra Italia)

Interno del pozzo sacro, Funtana Coberta

Interno de Funtana Coberta

Per via del fiume Flumendosa che scorre nella vallata vicina, Ballao è noto nel circondario come il paese della nebbia.

Il centro si trova all’interno della Sardegna, in una conca circondata dai monti, tra la provincia di Cagliari e quella di Nuoro.
Il suo nome deriverebbe dallo spagnolo balay, che significa cesta o conca, e si riferisce alla collocazione geografica del paese tra le montagne e la vallata.

Tutto il paesaggio è modellato dal Flumendosa, il corso d’acqua più importante delle Sardegna che parte dal massiccio del Gennargentu e arriva fino alla costa orientale dell’isola, attraversando vari centri tra cui Ballao.

Lungo il fiume nidificano germani, fagiani e aironi cinerini, ma se ci si allontana dagli argini la vegetazione fluviale lascia il posto ai boschi di lecci e alle sugherete nelle colline. Il grande fiume, come è conosciuto da queste parti, non è l’unico corso d’acqua della zona: tra i numerosi affluenti e torrenti ci sono il rio Murdega e lo Stalese.

L’acqua è dunque un elemento fondamentale del territorio cittadino di Ballao, abitato fin dal periodo nuragico, tra il 1500 a.C. e il II secolo d.C., come testimonia anche il tempio a pozzo di Funtana Coberta (che in sardo significa pozzo coperto). Si tratta di una delle tipiche costruzioni nuragiche poste vicino a fonti naturali dove si praticava il culto dell’acqua.
In tutta la Sardegna ne sono stati scoperti circa trenta: gli elementi architettonici sono simili a quelli dei nuraghe, sorta di torri costituite da grossi massi senza l’apporto di alcun cemento.

Poco distante dal centro cittadino - a circa tre chilometri - Funtana Coberta è uno dei pozzi sacri più conosciuti e antichi dell’isola. La costruzione risale infatti al 1200 a.C. ed è una fonte interrata che raccoglie al suo interno l’acqua che arriva da una vena sotterranea.
Sono ancora ben conservati i dodici gradini di arenaria che discendono al vano sotterraneo lastricato in pietre disposte a raggiera; al centro del pavimento si apre il pozzo, scavato nella roccia e profondo circa cinque metri dove c’è una sorgente tuttora fluente. Dodici architravi posti sulle pareti verticali reggono tutta la copertura e seguono l’andamento dei gradini che portano al fondo del pozzo.
All’esterno vi è l’atrio, formato da due ali di diversa grandezza e, poco distanti, i resti di un villaggio nuragico.

Sempre nelle campagne di Ballao sono da visitare le chiesette campestri costruite nel VII secolo d.C. dai Monaci bizantini: la chiesa di Santa Croce, San Rocco e San Pietro e Santa Maria Cleofe.
Qui si tiene una festa religiosa la mattina del lunedì di Pasqua dedicata a Santa Maria Nuraxi, durante la quale tutti gli abitanti preparano un pranzo comunitario in campagna, accompagnato da canti e balli tradizionali.

Nel Novecento la città è diventata un centro minerario come tanti altri nell’isola: nella miniera di Corti Rosas, attiva fino agli anni ‘60 si estraeva l’antimonio, elemento che serve anche per realizzare la polvere da sparo. Da visitare nella miniera la laveria e i palazzi della foresteria, frutto di un recente restauro,  che fanno parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1997.
Una curiosità: all’ingresso dei cantieri della miniera si può leggere ancora la scritta “autarchia” di epoca fascista.

(Foto di Simone Utzeri per gentile concessione)

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