8 Marzo 2009

La democrazia vera tra il Po e l’Appennino

di Marcello Di Sarno (Blog Provincia di Reggio Emilia. Interviste Province)

La Presidente della Provincia di Reggio Emilia Emilia Sonia Masini intervistata per Comuni-Italiani.it

Gli elementi paesaggistici che rendono la provincia reggiana unica nel panorama italiano.
La nostra provincia è, da un punto di vista naturalistico, un sistema armonioso che ha una vista sul mare Tirreno e sulle Alpi veronesi, parte da cime di 2000 metri e degrada piano verso la Pianura Padana, attraverso colline forse più belle di quelle toscane.
In questa meraviglia di territorio si trova la gente più generosa e laboriosa, aperta e cordiale, con un forte senso della società, dei propri diritti e doveri, concreta e capace di produrre reddito e ridistribuirlo in modo equo.

I luoghi simbolo di questa terra?
Ci sono emergenze che da sempre identificano il nostro territorio. Tra queste: la Pietra di Bismantova, spettacolare sistema roccioso (di tipo arenario) che domina dal territorio di Castelnovo ne’ Monti; il  monte Cusna, la cima più alta dell’Appennino reggiano; il Palazzo dei Principi, a Correggio; il Po ed i castelli matildici - a partire da quello di Canossa - ed ancora i palazzi del rinascimento ed i borghi medievali. Ed ora i ponti e la stazione di Calatrava…

Emilia Sonia Masini

Quali punti fermi hanno accompagnato la sua presidenza in questi cinque anni?
Spingere Reggio Emilia verso l’alto, valorizzando qualità, eccellenze, vocazioni. Far percepire tutti i luoghi di questa bellissima terra nella loro qualità, per la storia e la cultura, il paesaggio ed il cibo, e farli diventare volano di una nuova stagione di sviluppo e crescita qualitativa, accanto al sapere diffuso delle scuole, delle imprese, del sociale.
Nuove consapevolezze e nuove prospettive si sono sviluppate anche grazie al nostro lavoro e noi siamo percepiti, credo, come vicini ai lavoratori ed alle lavoratrici, alle imprese, ai professionisti e agli studenti. Vicini alla gente seria, che studia e lavora, ama la propria terra e vuole vederla sempre migliore. Per elencare ciò che abbiamo realizzato, e soprattutto i nuovi progetti realizzabili, servirebbero dei libri… e questo è già un ottimo risultato!

Una rapida carrellata dei passaggi più significativi.
Molto è stato fatto sul piano dei collegamenti, con opere che ci permetteranno di recuperare un ritardo secolare. Dalla realizzazione della rete di nuove infrastrutture, a interventi come la realizzazione di un nuovo casello autostradale a Campegine. E poi l’alta velocità, gli interventi in Val d’Enza, sulla pedemontana, sulla SS 63 e nella zona di Correggio; le nuove varianti alla Via Emilia, l’asse Bagnolo – Novellara, la tangenziale di Rubiera e il collegamento con la nuova Campogalliano-Sassuolo.
Sul versante della formazione, abbiamo destinato circa 30 milioni di euro nell’Università, per interventi che vanno dal Campus del San Lazzaro alla progettazione di un tecnopolo per la ricerca, all’impegno a favore di imprese, formazione professionale, famiglie, per superare i riflessi della crisi economica mondiale sul nostro territorio.
La mostra su Matilde di Canossa e le due Biennali del Paesaggio segnano fortemente un’inversione di tendenza nella percezione delle istituzioni e dei cittadini verso il valore del proprio luogo – territorio identitario.

Il Reggiano rappresenta un motore determinante dell’economia regionale e non solo. Quali aspetti le attribuiscono questo ruolo?
Il nostro ruolo è conosciuto e riconosciuto. Innanzitutto, le scuole per l’infanzia, volute come esercizio primario dei diritti e divenute un faro nel sistema educativo mondiale, poi la piccola impresa diffusa, l’intraprendenza e la partecipazione. Una democrazia vera che ha messo al centro le persone, con i propri diritti, l’impresa e la buona amministrazione.
Oggi questa realtà può giocare un ruolo importante nel paese insieme alle realtà vicine omogenee, in un’area vasta tra l’Emilia Romagna, la Lombardia, la Toscana e il Veneto. Una “MEGA” di livello europeo, di qualche milione di abitanti, che può attrarre saperi, economie, investimenti, intelligenze. E’ una fase nuova quella che, con rinnovato entusiasmo, ci apprestiamo ad affrontare.

Rispetto a questa “fase nuova”, come dice lei, come può cambiare il futuro del comprensorio reggiano?
Può migliorare, nonostante i timori di oggi, i pericoli e le difficoltà delle sfide. Ma possiamo contare innanzi tutto sulla nostra grande determinazione e capacità di lavoro, sulla flessibilità del sistema e sulla diversificazione delle proposte. Servono nuove alleanze, aperture ed il superamento di ogni provincialismo, campanilismo, protezionismo.
Occorre diversificare gli investimenti sulle diverse infrastrutture (strade, ferrovie, ma anche fiere e sistema commerciale) e renderle complementari nell’area vasta di giuste dimensioni, superando il modello emulativo che nel passato si è realizzato sulla Via Emilia. Oggi si deve lavorare insieme e competere a scala più vasta.

Nel suo curriculum politico l’impegno nel sociale occupa una parte centrale. Come risponde il territorio verso questo tipo di problematiche?
Ancora molto bene, malgrado le paure generalizzate e le insicurezze spingono tutti a cercare di difendersi individualmente, talvolta fino alla chiusura e alla diffidenza. Resistono tuttavia le reti sociali, il volontariato, l’attenzione verso i più deboli e l’inclusione sociale, le famiglie. I servizi sono ancora al primo posto tra le spese di Regione ed enti locali.
Occorre tuttavia incrementare percorsi di autonomia personale, intraprendenza, acquisizione di sicurezza. Sicurezza individuale e collettiva attraverso il lavoro, la prevenzione del disagio e dell’emarginazione, ma, quando serve e in modo fermo, con la repressione del crimine.

Tra sostenitori e detrattori del ruolo istituzionale della Provincia, rispetto alle Regioni e ai Comuni, come vede il futuro di questo ente?
Non mi preoccupa il futuro dei singoli enti, quanto il pressappochismo che fa da sfondo al dibattito insulso di questi anni. Volendo giustamente denunciare gli sprechi ed i comportamenti scorretti, si finisce col colpire indiscriminatamente, confondendo gli enti che funzionano e quelli parassitari, le persone oneste con i mascalzoni.
Noi lavoriamo tanto, realizziamo strade, scuole, servizi; cerchiamo di pianificare e di programmare, per spendere meglio e produrre maggiore giustizia. Abbiamo tagliato spese correnti e spinto molto sugli investimenti. Vorremmo essere valutati nel merito, non per “categorie”.
Non credo sia finito il tempo delle province quanto quello dei doppioni, delle sovrapposizioni, della troppa ed inutile burocrazia, delle dimensioni inadeguate. E questa cura dovrebbe riguardare tutti: province, comuni, regioni, prefetture, ANAS, bonifiche, enti utili ed inutili. Allora sì che il Paese ne riceverebbe effetti benefici, il resto è confusione e demagogia. Ed è proprio ciò che non serve né agli stati né alle persone.

Riferimenti:
www.soniamasini.it
www.provincia.re.it

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