20 Marzo 2009

Pedalando nella città dal “gusto forte”

di Marcello Di Sarno (Blog Lecce. Interviste Giornalisti)

Dai grattacieli americani alle masserie del Salento, con la grande passione di raccontare le terre baciate dal sole e svelare i segreti più ancestrali della “buona tavola”. Lecce per Silvestro Silvestori è il laboratorio ideale dove divulgare l’arte culinaria.
Una città che fa rivivere attraverso le sue proverbiali pedalate tra colori e sapori, raccontate sul quotidiano di viaggi awaitingtable.com e nelle lezioni in lingua inglese alla sua scuola di cucina The Awaiting Table Cookery School, fondata nel 2003 e rivolta esclusivamente a turisti stranieri.
Il perché Lecce è la città più rispondente al suo stile di vita lo racconta nell’intervista rilasciata per Comuni-Italiani.it

Silvestro Silvestori

Una penna tra i fornelli. Come nasce la passione per il giornalismo?
E’ qualcosa che mi ha accompagnato fin da piccolo e successivamente si è legato alla sfera culinaria. Sono cresciuto in campagna e le riviste e giornali stranieri mi hanno sempre affascinato, perché volevo viaggiare ma non ho potuto. Da questa passione per i viaggi è nata l’attività giornalistica che porto avanti in sintonia con quella della scuola di cucina.

Un italoamericano che apre una scuola di cucina a Lecce, perché?
Il mio amore per Lecce è sbocciato durante i trascorsi universitari. E’ stato allora che ho scoperto il fascino immortale del barocco leccese e le fragranze arcane della cucina locale.
Per me Lecce è la città meridionale più adatta. E’ piccola. Posso andare dappertutto senza usare nessun mezzo: cammino molto! Infatti ho vissuto qui per anni senza macchina e solo tre mesi fa ho comprato la prima automobile della vita mia: una Fiat 500. Quella degli Anni Settanta.

Per un maestro di cucina come lei, quali profumi e sapori consegnano l’identità di Lecce?
La ricotta forte mi fa sentire a Lecce. La rapa. Il profumo del Primitivo e del Negroamaro. Il grano. E il profumo di carta bruciata. Ogni mattina quando mi sveglio rimango a letto per un po’ prima di alzarmi a sentire il profumo della carta bruciata dai ferri dei cartapestai. E’ un profumo che non si dimentica!

Lecce e il vino. Quant’è importante oggi questo legame?
Tanti giornalisti mi chiedono quali sono i grandi cambiamenti del vino nel Salento negli ultimi anni, ma secondo me dobbiamo parlare più di una nascita. La qualità del vino ora tocca, a volte, dei livelli altissimi. Per fortuna per me, i prezzi sono ancora bassi, considerato il rapporto qualità-prezzo, e visto che compro tanto vino per la scuola, sono felice.
E poi, essendo straniero, e avendo vissuto in tanti altri posti dove si producono vini anche molto buoni, il fatto stesso che io continui a bere principalmente vini pugliesi, o comunque meridionali, la dice tutta.

In cosa si sente veramente leccese?
L’ospitalità a tavola mi fa sentire leccese fino in fondo. C’è un cenone a casa mia quasi ogni sera, dodici, quindici persone. Il vino corre come un fiume. Le orecchiette di grano e orzo si dosano non in etti ma in quintali.

Durante le sue innumerevoli pedalate avrà visto luci e ombre della città. Cosa cambierebbe?
Cambierei due cose: convincerei i giovani punkabbestia a smettere di dipingere la nostra bella città. E, forse più importante, eliminerei la passività dei cittadini contro il vandalismo. In inglese si dice, “Ogni cittadino ha la città che merita”.
Quando vedo i nostri bei palazzi di pietra leccese “dipinti” con scritte volgari, spero che il detto sia sbagliato.

Da esperto delle infinite possibilità della Rete, come vede il futuro della professione giornalistica guardando in particolare al rapporto con internet e alle nuove forme di giornalismo partecipativo?
Non è sbagliato quando dicono che internet ha cambiato tutto. Vivo in una piccola città provinciale nel Mezzogiorno, ma lavoro con tutto il mondo. E non ho nemmeno una vetrina. Sto per fare 5 settimane in bici e pubblicherò un blog dalla strada, mentre viaggio.
Ogni mattina 3000 persone in giro per il mondo leggono della mia cena o di un olio che ho appena provato, di un vino antico che amo, etc. Oggi come oggi, se il Mezzogiorno del mondo sente di essere rimasto fuori è perché i meridionali non vogliano esserci. Io, invece, per niente.

Questo suo esserci come lo riassumerebbe il Silvestori leccese?
“La carne è debole ma la ricotta è forte”.

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