22 Marzo 2009

Fatta Erice, ora bisogna fare gli ericini

di Maria Salerno (Blog Erice. Alla Scoperta della nostra Italia)

Erice

Stradina di Erice

Il viaggio verso Erice inizia da Trapani perché se volessimo fare una proporzione matematica potremmo tranquillamente affermare che Trapani sta a Erice, come la valle sta al monte.

Per raggiungere il piccolo borgo ericino, infatti, dobbiamo necessariamente percorrere la statale che collega il capoluogo dell’omonima provincia con il monte Erix, da cui Erice ha preso il nome. In alternativa potremmo prendere la funivia e iniziare a gustare a piccoli sorsi la vista di un panorama mozzafiato, che una volta giunti sin sulla vetta ci accompagnerà per tutta la durata del nostro viaggio.

Fino ad una settantina di anni fa, Erice non aveva nemmeno questo nome, essendo ancora conosciuta con il toponimo  di Monte San Giuliano, così come l’avevano chiamata gli antichi conquistatori normanni.

Perfino adesso che vivono in un comune autonomo, almeno da un punto di vista amministrativo, gli ericini fanno fatica a sentirsi cosa altra rispetto agli abitanti della Valle, vale a dire i trapanesi. Perché?
Presto detto! A Erice c’è l’ospedale, ma non c’è il cimitero; la città di Trapani ha una squadra di calcio che gioca le proprie partite a Erice; nel suo programma di governo il sindaco del piccolo borgo ha presentato la questione dei confini come un punto cruciale della vita cittadina, tant’è che un tempo l’idea di fondere i due comuni era balenata nella testa di qualcuno, per poi concludersi però in un sostanziale nulla di fatto.

Ci sono cose però che Erice può vantare come sue proprie e che internazionalmente le sono riconosciute.
A cominciare dalla fama di “Città della scienza” che la cittadina si è guadagnata grazie alla creazione di un polo scientifico di eccellenza, ovvero il Centro internazionale di Cultura Scientifica Ettore Majorana.
Qui, in diversi periodi dell’anno, studiosi di tutto il mondo si trovano a dibattere, proprio sulla sommità ericina, di medicina, diritto, filosofia e tanto altro.

In primavera, invece, sono gli appassionati di automobilismo di tutto il mondo ad affollare le stradine rivestite d’acciottolato del piccolo borgo medievale per assistere alla storica Cronoscalata Monte Erice: una gara che coinvolge auto d’epoca, storiche, prototipi e macchine di produzione che partendo dalla vicina Valderice si inerpicano su per infiniti tornanti fino alla cima del monte regalando autentici brividi.

Ma allora esiste un sentimento di appartenenza ericino o davvero agli abitanti del vecchio borgo in pietra non sta a cuore la propria identità? Passeggiando dentro le mura di cinta, per le sue stradine tortuose e silenziose, la sensazione imbattendoci nelle tracce di un passato antico quanto glorioso (fatto di romani, fenici, arabi e normanni) è quella che un paese con così evidenti segni della sua storia non può non essere foriero di un sentimento identitario forte.

A dominare su tutto c’è il Castello di Venere circondato dai giardini del Balio, il Duomo trecentesco con la torre campanaria in stile medievale, i suggestivi cortili e le numerose piccole e grandi botteghe artigiane che sono l’emblema più autentico della storia di questo piccolo centro. Sono proprio le botteghe che incarnano infatti le tradizioni e la cultura del luogo: dalle ceramiche dipinte a mano ai tappeti finemente lavorati, senza tralasciare nemmeno per un momento le specialità enogastronomiche, che spaziano dai rosoli alle paste di mandorla e canditi.

Dopo avere fatto esperienza di tutto questo, si riparte con la certezza che Erice è davvero unica al mondo!

(Foto di Pelodìa in licenza Creative Commons)

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