22 Aprile 2009

La goliardia che incontra il web

di Sara Radicia (Blog Modena. Interviste Giornalisti)

Pier Paolo Preti

Pier Paolo Preti

Pier Paolo Preti è nato a Modena, ma vive e lavora a Milano, dove si è laureato in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università Bocconi. Giornalista e scrittore, copywriter, critico iconografico, consulente di immagine e comunicazione aziendale, ha collaborato con decine di testate quotidiane e periodiche, italiane ed estere, per poi sviluppare l’attività di communication manager.

Attualmente è direttore responsabile dell’edizione italiana di BMW Magazine e di MINIInternational, collabora a diversi periodici, crea e sviluppa progetti di comunicazione. L’attività di scriba, come lui ama definirla, è sfociata tra l’altro nei volumi: “Modena, una città”, “Terra da leggere”, “Franco Fontana”, “Il disegno italiano”, “Manuale TCI di fotografia turistica”.
Nell’intervista per Comuni-Italiani.it parla dell’aspetto più giocoso della cultura modenese, ricca di tradizione e goliardia.

Come è nata in lei l’idea di avviarsi all’attività di giornalista?
È nata da un concetto idealistico della comunicazione, perseguendo il quale sono diventato linguista, poi critico d’immagine, communication manager, direttore editoriale, consulente, pubblicitario, persino paroliere e altro ancora. Esperienze tutte con la necessità intrinseca di farsi ponte verso gli altri ed ecco il giornalismo e i libri. Ma più che giornalista oggi mi piace definirmi scriba e lo dico con grande orgoglio.

Qual è il suo rapporto con Modena?
Ancora un ideale, quello del valore essenziale ed esistenziale delle proprie radici. Io, nato a  Modena da famiglia storicamente modenese, sono impastato con quella terra e amo riconoscermi nel suo Dna. Per altro sorridendo, con complicità.

Si dice che i modenesi residenti altrove solitamente si tengono in contatto. E’ vero?
A Milano, giusto cinquanta anni fa, è stato fondato il sodalizio Ducato di Modena – Feudo Cisalpino. Come si arguisce dal nome, c’è un po’ di goliardia e di gioco, il che serve a tenerci uniti col famoso sorriso per attività cultural-gastronomiche, cioè con iniziative spesso di notevole spessore intellettuale che poi, secondo tradizione, si concludono con i piedi sotto al tavolo. Abbiamo un Duca, un Consiglio dei Capitani, e persino un discreto sito web.

Interagite con la vita culturale della città d’origine?
Sì, certo! Il nostro maggior punto di riferimento a Modena è l’ultracentenaria Società del Sandrone, che si occupa di beneficenza e di tradizioni in nome della maschera cittadina. La Famiglia Pavironica – Sandrone, Pulonia, Sgorghiguelo – nasce dal settecentesco teatro dei burattini, del quale spesso sfugge l’enorme importanza civile: era ai tempi l’unica possibile voce di critica al potere dei signori, vera satira rivoluzionaria travestita da farsa e tradotta nel dialetto di un popolino per lo più analfabeta, ma non certo ottuso. Una grande storia.

Oggi però ne resta solo il folclore?
Non proprio. Per esempio, Sandrone il giovedì grasso arriva in città con un tipico corteo carnevalesco, però poi dal balcone del municipio tiene un discorso, detto sproloquio, che riprende in satira i temi di maggiore attualità e mette alla berlina i signori di oggi, politici e non. Credo sia l’unica maschera in Italia a fare una cosa del genere e Piazza Grande è sempre gremita.

Oltre a questa società, Modena ha altre tipicità culturali?
Tantissime e nei più vari settori. Vorrei solo citare la letteratura dialettale - specie la poesia - tenuta viva da concorsi, pubblicazioni e persino interventi nelle scuole, nonché il culto delle nostre famose specialità culinarie o, di contro, il Festival della Filosofia.
L’importante però non è fare un elenco di eventi, quanto ricordare lo spirito della città.

Proprio in merito allo spirito, può dirci qualcosa in più?
Modena è da sempre contadina, il che significa che da un lato segue la legge delle stagioni, dall’altro il sano relativismo della natura, cioè il ritmo vitale della terra. Da questo nasce una saggezza positiva apertissima al nuovo, non fanatica e nemmeno acritica, e solidi valori di fondo distillati dal tempo.
Ferrari e Pavarotti, tortellini e balsamico, internet e tecnologia d’avanguardia, certo, ma senza inutili angosce, per favore!

Come sta cambiando la città?
Si avverte la globalizzazione, nel bene e nel male, anche se bene e male restano relativi. D’altro canto, come chiedere una previsione a chi, nato forse etrusco, poi è diventato latino, celta, gallo, franco, estense, italiano e tutte le variazioni sul tema? Io, quando sono a Modena, ascolto i giovani di tutte le pelli che parlano tra loro col nostro largo accento geminiano e spero nel futuro.

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