26 Agosto 2009

Un grappolo di case in Aspromonte

di Andrea Bonfiglio (Blog Cardeto. Racconti di Viaggio)

Viaggio a bordo della mia vecchia auto in un remoto angolo di Calabria, uno di quei luoghi che sfugge alle logiche del cosiddetto “turismo di massa”. Difficilmente se ne scorge il nome nelle mappe che promuovono le bellezze della regione, ma ciò non significa che non valga la pena venire fin qui. Supero i borghi di Cataforìo – dove sorgeva la roccaforte di Sant’Agata, distrutta dal terremoto del 1783 – e San Salvatore, notando che la strada aumenta pian piano la propria pendenza ed accorgendomi, quindi, che il grappolo di case avvistate dalla piana si avvicina sempre più. E’ il comune di Cardeto, località reggina arroccata su un fianco dell’Aspromonte, in quell’area che è la sponda destra del torrente Sant’Agata.

Cardeto

Cardeto

Gli abitanti del paese sono poco più di duemila e si dedicano prevalentemente all’allevamento ed all’agricoltura, com’è facile intuire dalle meravigliose campagne che colorano di un verde intenso il paesaggio locale. Avanzando verso il cuore della borgata mi imbatto proprio in un gregge di bianche caprette che brucano l’erba, muovendosi lentamente lungo alcuni splendidi terrazzamenti che si affacciano sulla vallata. Ai margini della carreggiata, intanto, alcune graziose piante d’ulivo e di fico d’India sembrano godere silenti dei benevoli raggi solari che mitigano il clima in questo inizio di giornata.

Mi trovo in una vera e propria cornice di quiete, una di quelle che raramente si ha l’occasione di poter apprezzare con così tanta partecipazione. L’apprezzamento, tuttavia, non si limita all’ambiente ma si spinge anche ai frutti del lavoro cardetese. I prodotti locali, difatti, sono particolarmente apprezzati nel comprensorio di Reggio Calabria in virtù delle tecniche di produzione naturali, basate sulla tradizione contadina. La terra, dunque, dona pregiati esemplari di broccoli, fave, patate e cipolle che si affiancano a straordinari salumi e formaggi.

Proseguendo il mio viaggio mi imbatto nella bottega di un simpatico commerciante intento a predisporre nei suoi locali una sorta di piccolo museo sulla storia della città, con particolare riferimento all’evoluzione dei movimenti politici e con interessanti documenti (antiche tessere di partito, certificati istituzionali, fotografie…) messi a disposizione dalla comunità, anziani in primis. Davvero un apprezzabile tentativo per mantenere alta l’attenzione sul passato ed al contempo un buon modo per attrarre qualche curioso cliente, con la speranza di vendere qualche oggetto d’artigianato cardatese (articoli per uso domestico in legno, paglia e terracotta) in più.

La promozione della cultura locale, tuttavia, non si esaurisce in qualche lodevole iniziativa dei singoli. A Cardeto, infatti, è presente il gruppo “Asprumunti”, una delle maggiori compagnie folcloristiche della regione, impegnata costantemente a divulgare la tradizione musicale del posto che affonda le proprie radici nella remota civiltà greca. L’esempio migliore è quella della tipica “Cardoleta”, suggestiva ballata che viene riproposta durante le manifestazioni cittadine, come ad esempio i festeggiamenti patronali di San Sebastiano (a gennaio).

Un’opportunità insolita che può servire ad un visitatore pigro come spinta per raggiungere il paese ed intraprendere, una volta in loco, un percorso di scoperta che non lo lascerà di certo insoddisfatto, specie se particolarmente sensibile al fascino della cucina casereccia, dove gli insaccati ed i prodotti caseari regnano sovrani.

(Foto di Ovetto, in pubblico dominio)

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2 commenti a “Un grappolo di case in Aspromonte”

  1. Nicola Barreca scrive:

    Desidero approfittare del contributo offerto dal bell’articolo di Andrea Bonfiglio sul Comune di Cardeto per esprimere un mio parere personale sullo stesso.
    Premesso che in tanti anni in Calabria ho sempre sentito parlare di Cardeto ma non ne avevo mai avuto l’opportunità di visitarlo, l’occasione mi si è presentata ieri, 16 aprile 2011, perché invitato da un “Cardolu”, il Consigliere Comunale di Reggio Calabria Totò Putortì, a partecipare alla commemorazione dei 100 anni dalla morte del Cardinale Tripepi, figlio di Calabria e nativo proprio di Cardeto.
    Quello che immediatamente mi ha colpito arrivando alla piazza della chiesetta ove si teneva la commemorazione, è stata la grande partecipazione dei cittadini. La chiesa era così gremita che non mi è stato possibile entrare.
    Ho allora sostato all’interno del Mausoleo, edificato a fianco la chiesa, che raccoglie le spoglie mortali dal Cardinale, ammirandone la sobrietà e l’essenzialità proprie di chi ha vissuto in povertà. E nonostante la presenza di tante persone all’interno del Mausoleo, tutti si esprimevano con tono moderato, in segno di profondo rispetto per le spoglie del Prelato.
    Intrattenendomi con la gente, ho letto in tutti un orgoglio di appartenenza che mi ha commosso. Da tutti ho ascoltato, tra le righe e non, la fierezza di un popolo con un carattere ferreo, forse velato dalla nostalgia per chi ha abbandonato il paese per motivi di lavoro o familiari, ma indomito comunque e deciso a non lasciare morire le proprie origini.
    Visitando poi il paese vero e proprio, con le sue stradine ordinate, il panorama riposante dei monti che lo circondano e sentendomi un “Cardolu” per l’affettuosa cordialità con cui sono stato accolto, mi ha lasciato piacevolmente sorpreso constatare che ovunque regnava la pulizia e l’ordine. Non una carta per terra, non una cicca di sigaretta, le vie ben pulite e tutto intorno ben tenuto!
    Ovunque si avvertiva l’intervento appassionato dell’amico Sindaco Pietro Fallanca, innamorato di Cardeto e del suo popolo.
    Tornando a casa, in auto, ho avuto la sensazione di lasciare qualcosa che mi era entrato nell’animo e l’ho fatto con dispiacere, pur ripromettendomi di tornare al più presto per godere della pace che si respira in paese, della sincera e aperta ospitalità che ti avvolge e ti rende partecipe del tutto, fino a confonderti nelle tue origini e a sentirti uno tra tanti, mai a disagio e immediatamente legato dall’affetto indissolubile che solo chi è Calabrese può percepire ed apprezzare.

  2. Massimo Di Bello scrive:

    Ciao Nicola, grazie per la tua testimonianza! :-)

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