12 Settembre 2009

Poesia da ascoltare tra strade e vicoli

di Monia Melis (Blog Seneghe. Interviste Associazioni)

Joumana Haddad, scrittrice libanese a Seneghe

Joumana Haddad, scrittrice libanese

La poesia tradizionale sarda, cantata e non, le parole di autori sardi come Sergio Atzeni che rivivono insieme a quelli di scrittori e cantanti siciliani, libanesi o semplicemente italiani della penisola. A Seneghe, paese della zona del Montiferru, in provincia di Oristano c’è un festival di in cui i versi, le strofe e le rime sono i veri protagonisti.

Si chiama Settembre dei poeti (Capudanne de sos poetas, in sardo) si svolge all’aperto per le strade e le piazze o nei cortili e ha ospiti come Ascanio Celestini, autore teatrale e drammaturgo, l’attrice Lella Costa, o Joumana Haddad, giornalista e scrittrice libanese oltre agli scrittori sardi Flavio Soriga e Giulio Angioni.

A Seneghe la poesia è di casa anche per la sua posizione geografica tra Campidano e il nord della Sardegna: è infatti il paese più a sud in cui si eserciti il canto a tenore (uno stile sardo a quattro voci) e non lontano dalle gare poetiche del sud.

Da cinque anni il festival è organizzato anche dall’associazione culturale Sa perda sonadora (La pietra musicale, in italiano), una manifestazione che fa ascoltare e vivere la poesia agli ospiti e agli abitanti del paese (appassionati e non). Paola Soriga, membro dell’associazione intervistata per il blog di Comuni.Italiani.it

Settembre in poesia è un festival locale che coniuga la poesia sarda e quella del resto del mondo?
L’idea da cui è nato il festival è proprio questa. Sapere che la nostra tradizione poetica è forte ma per continuare ad esser viva deve confrontarsi con altri poeti e con altre lingue. A partire dagli autori italiani (ossia quelli della penisola) e stranieri o anche di alcune parti d’Italia in cui si parlano ancora altri dialetti. Per questo invitiamo e ospitiamo ogni anno poeti che arrivano anche da lontano (come la scrittrice libanese Joumana Haddad) oppure poeti musicisti siciliani come Alfio Antico, suonatore di tammorra del Siracusano.

Quali sono i luoghi del festival?
Sono quelli più vissuti dalla piccola comunità di Seneghe, all’aperto. Il luogo principale è la piazza centrale del paese, quella che da tradizione è deputata alla festa popolare, ai balli e dove cantano i gruppi a tenore. Poi ce ne sono altri carichi di significati come il cortile della casa patronale in cui era collocato il vecchio frantoio, e ancora tanti scorci del paese che noi consideriamo particolarmente belli: viuzze, strade… Questo perché pensiamo sia fondamentale portare la poesia fuori dai luoghi canonici in cui di solito è rinchiusa. È una nostra iniziativa: leggere la poesia che arriva anche da molto lontano in mezzo alle case. Così la gente che di solito non è interessata si avvicina e ascolta, per esempio le signore che di solito prendono il fresco sull’uscio si avvicinano e fanno parte del nostro variegato pubblico.

Qual è il rapporto tra il festival, l’associazione e gli abitanti?
È un legame che si rafforza di anno in anno, il paese si affeziona sempre più a questo appuntamento di fine estate. Quest’anno, il quinto consecutivo, abbiamo avuto un finanziamento da parte del Ministero dell’Istruzione per realizzare attività mirate ai ragazzi tra i 17 e i 23 anni. Una fascia d’età di solito restia a interessarsi ad attività culturali, figurarsi poi la poesia… Abbiamo organizzato dei laboratori di ceramica, fumetto, musica e di teatro con una rappresentazione finale dell’Odissea rivisitata in una lingua tra l’italiano e il sardo. Ebbene, tutti i ragazzi hanno lavorato con passione, hanno fatto anche i volontari e in questo modo gli abitanti, a partire dai giovani, hanno iniziato a vivere il festival con più partecipazione attiva.

Da quando è nata l’associazione e di cosa si è occupata finora?
Sa perda sonadora esiste da una decina d’anni. Sulla base delle precedenti esperienze è nato poi un gruppo di lavoro che si occupa esclusivamente del festival che è nato insomma in modo casuale, da un gruppo di amici con interessi e passioni comuni.

Ascanio Celestini a Seneghe

Ascanio Celestini a Seneghe

Sul sito ho letto che i poeti e parte del pubblico sono stati ospitati nelle case di Seneghe…
Sì, ospitiamo di norma nelle nostre case tutti quelli che possiamo. Il paese è molto piccolo e non ci sono strutture alberghiere, solo due bed&breakfast, così le nostre abitazioni si trasformano e il festival cambia la vita quotidiana di Seneghe e i nostri ospiti sono a contatto con la comunità. È una cosa bella sia per il pubblico sia per il paese che si confronta con altre realtà, ad esempio Lella Costa o Ascanio Celestini hanno dormito a casa di zia Maria (signora Maria, in italiano) o zia Peppinedda. È un altro elemento umano che contribuisce a creare l’atmosfera particolare del festival.

Qual è stato il momento più bello per lei dell’ultima edizione?
Ce ne sono stati tanti nei cinque giorni di festival, di sicuro per me uno dei momenti più emozionanti è stato l’incontro con Lella Costa che ha letto e interpretato, accompagnata dalla musica di Paolo Fresu, le poesie dello scomparso Sergio Atzeni. Un altro incontro interessante è stato quello con Gabriella Caramore, Franco Loi e Andrea Portas, un prete operaio che diceva cose poco ecclesiastiche. Ed è stato strano, ma bello, che gli spettatori, tra cui molti giovani, si intrattenessero ad ascoltare in silenzio, con il fiato sospeso, in un sabato sera qualsiasi, parole di Spiritualità e poesia.

E infine… per quanto riguarda i finanziamenti quest’anno c’è stato un taglio notevole da parte della Regione Sardegna… Come mai?
La Regione quest’anno ci ha finanziato solo una quota della cifra normalmente devoluta, ossia 10mila euro invece dei consueti 25mila. Un taglio non motivato che speriamo venga ridimensionato per la prossima edizione.

Riferimenti:
Associazione Perda Sonadora
Via Pippia, 59 - 09070 Seneghe (OR)
Telefono: 0783-54676

(Foto di Alice Mastinu, per gentile concessione)

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